Tir, lo scontro si accende: il Pd sfida Meloni sulle accise
A Napoli la protesta degli autotrasportatori mette sotto pressione il governo, tra rischio precettazione, carenze di carburante e accuse politiche sul caro-energia.
Il Pd riporta al centro le vecchie promesse sul prezzo dei carburanti mentre la protesta dei camionisti resta aperta. Marco Sarracino, responsabile Mezzogiorno dei Democratici, accusa Giorgia Meloni e Matteo Salvini di aver cambiato posizione una volta arrivati al governo: «Che fine ha fatto Giorgia Meloni, quella che prometteva di cancellare le accise sui carburanti? E Matteo Salvini, che indossava il gilet giallo e invitava alla rivolta contro il caro benzina?».
Secondo il deputato, le manifestazioni potrebbero proseguire, anche se saranno gli autotrasportatori a stabilirne durata e modalità. Il Pd, aggiunge, continuerà a seguire le richieste della categoria e contesta l’idea che la risposta dell’esecutivo possa limitarsi a misure temporanee.
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Il Pd boccia i fondi del governo
Lo stanziamento da 105 milioni destinato agli autotrasportatori viene giudicato da Sarracino una soluzione provvisoria e incapace di affrontare la radice del problema. A suo avviso, il caro-carburante potrebbe tornare a pesare già nelle prossime settimane, dopo mesi di aumenti.
Il partito propone di fissare per legge un limite massimo al costo dei carburanti, ma il deputato sostiene di non aver ricevuto risposte dall’esecutivo. Nella sua ricostruzione, il malcontento non riguarda soltanto i camionisti e attraversa diverse aree del Mezzogiorno, dove anche parte della popolazione continua a mostrare vicinanza ai manifestanti nonostante i disagi.
Scontro sulle presunte infiltrazioni
Le autorità hanno segnalato episodi di minacce, pressioni e comportamenti violenti contro chi non intende aderire ai blocchi. Da qui è nato il timore che gruppi criminali possano essersi inseriti nella mobilitazione nata contro il costo del gasolio.
Sarracino respinge però una lettura generalizzata della protesta e definisce le accuse un «tentativo di costruire un nemico immaginario quando non si è capaci di risolvere un problema reale». Il parlamentare riconosce che gli episodi contestati vanno condannati, ma sostiene che riguardino una parte molto limitata dei partecipanti e che in Campania, Puglia e Calabria siano scese in strada persone appartenenti a categorie diverse.
Napoli resta il nodo della crisi
La situazione più delicata si concentra in Campania, mentre in Sicilia e Calabria le mobilitazioni risultano in attenuazione. I fermi presso i depositi di carburante stanno riducendo le consegne ai distributori e, di conseguenza, rendono più difficile mantenere regolari i trasporti.
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A Napoli iniziano inoltre a emergere difficoltà nella disponibilità di alcuni beni. Il blocco rischia di colpire non solo i rifornimenti destinati alla città, ma anche l’uscita verso il Nord di una quota significativa delle produzioni agricole e lattiero-casearie del Mezzogiorno, normalmente dirette alla grande distribuzione.
Crescono i rischi per i servizi essenziali
La Commissione di garanzia ha evidenziato che i rallentamenti e le interruzioni della circolazione stanno producendo conseguenze sull’intero sistema economico, limitando gli spostamenti delle persone e l’accesso ai luoghi di lavoro. Le segnalazioni raccolte riguardano anche la movimentazione dei rifiuti: senza trasporto, i siti di stoccaggio rischiano di riempirsi e la raccolta può subire ulteriori ostacoli.
Un’altra criticità riguarda i mezzi di soccorso. La scarsità di carburante, secondo le valutazioni tecniche, potrebbe compromettere la normale operatività dei servizi sanitari di emergenza, che dipendono dal rifornimento delle ambulanze e degli altri veicoli utilizzati negli interventi.
Il governo valuta la precettazione
La Commissione ha chiesto all’esecutivo di intervenire con la precettazione. Se i blocchi nell’area napoletana non termineranno entro 36 ore, la decisione potrebbe essere assunta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, insieme alla Presidenza del Consiglio.
Il governo ha già autorizzato l’impiego di scorte di polizia e ritiene necessario garantire il ripristino della circolazione. Giorgia Meloni ha sostenuto che «va ripristinata la legalità», dopo il provvedimento approvato per offrire un primo sostegno agli autotrasportatori.
L’obiettivo indicato dall’esecutivo è consentire il ritorno alla normalità entro il 26 ottobre, considerando che per riattivare pienamente il flusso delle merci potrebbero servire almeno due giorni. La scadenza operativa fissata per le proteste è la serata del 23 ottobre: da quell’esito dipenderà il passaggio alla misura più restrittiva.
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