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Attualità 3 min di lettura34 min fa

Acqua e terre sottratte, la sfida a Roma sulle colonie israeliane

Oxfam e altre 20 organizzazioni chiedono al governo di fermare gli scambi con gli insediamenti in Cisgiordania e di sostenere l’economia palestinese.

Le difficoltà quotidiane dell’economia palestinese sono al centro dell’appello rivolto al governo italiano da Oxfam e da altre 20 organizzazioni della società civile: interrompere il commercio di beni e servizi con le colonie israeliane in Cisgiordania e rafforzare, invece, imprese e produttori palestinesi. La richiesta è stata avanzata a Roma durante l’incontro “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”, al quale hanno preso parte anche i leader di Pd, M5s e Avs.

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L’economia palestinese sotto pressione

Secondo i promotori, imprenditori e agricoltori palestinesi devono affrontare costi supplementari, ritardi nelle consegne e ostacoli agli spostamenti. Barriere, cancelli e posti di controllo rendono più complessi sia i collegamenti interni ai Territori occupati sia l’accesso ai mercati internazionali.

Mohammed Hmidat, esponente di Al Reef, organizzazione che lavora con piccoli agricoltori e cooperative, ha descritto una situazione molto difficile, sottolineando però la volontà di continuare a sostenere i produttori. Ruwa Jab, della rete Pal Trade, che riunisce oltre 327 aziende palestinesi, ha indicato nelle esportazioni verso l’Europa una possibilità di crescita ancora largamente inespressa, frenata dalle restrizioni legate all’occupazione.

Anche Basel Adra, membro di Global Echo e regista palestinese premiato con l’Oscar per “No Other Land”, ha riferito che la violenza dei coloni colpisce abitazioni, infrastrutture e servizi essenziali. Tra le conseguenze citate figurano l’impossibilità di accedere regolarmente all’istruzione e alle cure mediche.


Oxfam richiama gli obblighi legali

Paolo Pezzati, di Oxfam Italia, ha accusato l’Italia di non aver adottato misure concrete dopo il parere espresso dalla Corte di giustizia nel luglio 2024 sull’illegalità dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi. A suo giudizio, quel pronunciamento imponeva agli Stati di interrompere ogni sostegno politico ed economico all’occupazione.

Pezzati ha sostenuto inoltre che Roma stia ostacolando l’adozione di provvedimenti commerciali nei confronti di Israele. Ha criticato anche le posizioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, definite ambigue, e ha chiesto che l’Italia contribuisca a porre fine all’impunità per le violazioni del diritto internazionale.

Le organizzazioni promotrici hanno affermato che la crisi economica mette a rischio la sopravvivenza di imprese, cooperative e attività agricole. Per la campagna, senza una base economica autonoma non è possibile costruire una reale sovranità politica palestinese.

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In Parlamento la proposta sul commercio

La campagna chiede che venga esaminata la proposta di legge per vietare gli scambi con gli insediamenti illegali in Cisgiordania. Il testo è stato sottoscritto da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Alleanza Verdi e Sinistra, da Giuseppe Conte per il Movimento 5 Stelle e da Elly Schlein per il Partito Democratico.

I partiti di opposizione hanno sollecitato l’avvio dell’iter parlamentare, sostenendo che il provvedimento rappresenti un obbligo giuridico e non soltanto una scelta politica. Le associazioni hanno rivolto la stessa richiesta al governo italiano e agli altri Stati dell’Unione europea.

Mona Abuamara, ambasciatrice palestinese in Italia, ha dichiarato che l’occupazione non può essere separata dalle attività dei coloni, che a suo dire ricevono protezione e sostegno dalle autorità israeliane. Ha quindi sostenuto che i rapporti commerciali con le colonie siano incompatibili sia con il diritto internazionale sia con i principi dichiarati dall’Italia.


La violenza colpisce anche i raccolti

Tina Marinari, di Amnesty International Italia, ha collegato l’aumento delle violenze alla stagione della raccolta delle olive. Ha raccontato di aggressioni fisiche, alberi distrutti o sradicati e raccolti sottratti, denunciando il ripetersi di questi episodi senza cambiamenti sostanziali.

Marinari ha inoltre parlato di un sistema organizzato e non di episodi isolati, richiamando le denunce formulate negli anni sul regime di apartheid e sulla pulizia etnica in Cisgiordania. Per le associazioni, l’assenza di interventi da parte dei governi e degli Stati ha contribuito a mantenere questa situazione.

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