L’AI non basta: la sfida di Dedagroup su dati, fiducia e infrastrutture
A Trento il Co-Innovation Day 2026 ha riunito imprese, ricerca e startup per discutere come rendere l’intelligenza artificiale affidabile, governabile e utile alla crescita
Hybrid AI e Harnessing sono le due direttrici di ricerca sviluppate nei Co-Innovation Lab creati da Dedagroup insieme a FBK. Il loro obiettivo è trasformare i risultati scientifici in strumenti, competenze e soluzioni riutilizzabili dalle aziende del Gruppo.
Nel primo caso, l’attenzione è rivolta all’integrazione tra modelli generativi e conoscenza strutturata. Il secondo approccio punta invece a coordinare dati, conoscenze, agenti e processi, riducendo la dipendenza da singole tecnologie. I temi sono stati approfonditi da Riccardo Valletti di Deda, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi.
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Dati e ricerca cercano un punto comune
La disponibilità di informazioni aggiornate e rappresentative dei diversi ambiti linguistici e produttivi è stata indicata come una condizione essenziale per far evolvere l’intelligenza artificiale. Su questo tema si sono confrontati Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai durante una delle Future Signals Conversations.
Un altro momento dell’incontro ha riguardato il rapporto tra ricerca, startup e imprese. Serena Galli, cofondatrice di To The Peak, e Mirco Bucci di Anypath.ai hanno discusso delle possibilità di trasformare la sperimentazione in applicazioni industriali concrete. La startup, finalista dell’iniziativa, è stata coinvolta da Deda anche per valorizzarne competenze e metodo nello sviluppo della Physical AI.
La partecipazione di Dedagroup come partner di To The Peak ha così trovato continuità nel Co-Innovation Day, rafforzando il collegamento tra realtà imprenditoriali, nuove imprese e mondo scientifico.
La fiducia diventa una condizione tecnica
A Trento il confronto ha messo in evidenza che il progresso digitale non può poggiare soltanto su modelli più potenti. Servono infrastrutture robuste, dati organizzati, sistemi verificabili e responsabilità definite, soprattutto quando l’intelligenza artificiale entra nei processi decisionali.
«Quando dati e modelli di intelligenza artificiale diventano sempre più accessibili, la fiducia rappresenta la risorsa davvero rara», ha osservato Roberto Loro, direttore tecnologico di Dedagroup. Secondo Loro, la solidità di un sistema dipende dalla possibilità di comprenderne il funzionamento, controllarne gli esiti, ricostruire le decisioni e correggerne il comportamento quando necessario.
La sessione Trust & Orchestration ha esaminato il passaggio dai singoli modelli agli ecosistemi composti da agenti specializzati, in grado di cooperare e inserirsi nei processi aziendali, compresi quelli industriali e robotici. Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata, Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation e Andrea Rigoni di Altirium hanno affrontato i temi dell’interoperabilità, dell’orchestrazione e della sicurezza.
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Rigoni ha sottolineato che la protezione dei sistemi dovrà basarsi sempre meno su controlli occasionali e sempre più sulla verifica continua di ciò che accade nei processi critici. La cosiddetta “readiness”, ha spiegato, riguarda la capacità di interpretare gli scenari, mantenere il controllo sulle scelte rilevanti e intervenire anche in condizioni di pressione.
Infrastrutture e persone restano decisive
La discussione sulle basi tecnologiche ha riguardato anche modelli distribuiti e federati, pensati come complementari alle grandi infrastrutture globali e capaci di valorizzare le caratteristiche dei diversi territori produttivi. In questo quadro è stato presentato Intacture, centro dati sotterraneo realizzato in Trentino attraverso il partenariato pubblico-privato Trentino DataMine.
L’infrastruttura, radicata localmente ma progettata per offrire servizi e capacità a livello nazionale, coinvolge Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA - Istituto Atesino di Sviluppo. Al centro del confronto è finita anche la necessità di trattare i dati come un patrimonio strategico, da ordinare e rendere riutilizzabile.
La sessione Human in the Lead ha invece riportato l’attenzione sul ruolo delle persone. Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow ha ricordato che l’intelligenza artificiale modifica anche le modalità con cui gli individui comunicano, collaborano e assumono decisioni, rendendo necessario il dialogo tra competenze informatiche, psicologia e scienze umane.
Il tema dell’Intelligenza Sociale Artificiale ha approfondito proprio le relazioni tra persone e tra esseri umani e macchine. L’evento ha quindi collegato la crescita dell’autonomia dei sistemi digitali alla necessità di mantenere chiari i compiti e le responsabilità umane.
A Trento il confronto sull’innovazione
Il Co-Innovation Day 2026 di Dedagroup si è svolto a Trento con la partecipazione di imprenditori, dirigenti, ricercatori e innovatori. Il gruppo tecnologico, attivo in Italia e all’estero, supporta la digitalizzazione e lo sviluppo di oltre 4.000 clienti.
L’appuntamento rientra nel modello di innovazione aperta di Deda, che mette in relazione imprese, università, centri di ricerca, startup e giovani talenti. Il confronto ha individuato priorità tecnologiche, possibili collaborazioni e aree di sperimentazione per i prossimi anni, con attenzione anche al trasferimento tecnologico e alla crescita delle competenze interne.
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