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Attualità 3 min di lettura20 min fa

IA affidabile, dati e infrastrutture: la sfida lanciata da Dedagroup

A Trento il Co-Innovation Day 2026 ha riunito imprese, ricerca e nuove realtà tecnologiche per discutere come rendere l’innovazione più sicura, controllabile e utile alla crescita.

La ricerca applicata punta a trasformare i risultati scientifici in strumenti riutilizzabili dalle imprese. È questa la direzione dei Co-Innovation Lab creati da Dedagroup insieme a FBK, che lavorano su sistemi di intelligenza artificiale affidabili e governabili attraverso due approcci: l’integrazione tra modelli generativi e conoscenza strutturata, e il coordinamento di dati, agenti, processi e competenze.

Riccardo Valletti di Deda, Pietro De Matteis del Co-Innovation Lab Cleanse e Raman Kazhamiakin del Co-Innovation Lab Candi hanno presentato queste linee di sviluppo durante il Co-Innovation Day 2026. L’obiettivo è portare le soluzioni nate dalla ricerca verso applicazioni concrete, creando competenze distintive e risorse tecnologiche utilizzabili dalle aziende del Gruppo.

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La fiducia diventa una risorsa strategica

Roberto Loro, responsabile tecnologico di Dedagroup, ha sintetizzato così il nodo centrale del confronto: «In un mondo in cui dati e modelli di intelligenza artificiale sono sempre più disponibili, la vera risorsa scarsa diventa la fiducia». Secondo Loro, l’adozione dell’IA nei processi decisionali impone di conoscere il funzionamento dei sistemi, controllare gli esiti e mantenere riconoscibili le responsabilità umane.

Il tema è stato affrontato anche nella sessione dedicata alle prospettive future dei dati, con Domenico Dato di iStella e Giovanni Botta di Deda Ai. Al centro del dibattito sono finite le condizioni necessarie per costruire basi informative aggiornate, rappresentative di lingue e settori produttivi differenti e adeguate allo sviluppo di sistemi intelligenti.


Sicurezza, persone e decisioni

Andrea Rigoni di Altirium ha collegato la sicurezza digitale alla capacità di verificare in modo continuo ciò che accade nei processi più delicati. «La sicurezza del futuro sarà sempre meno basata su verifiche periodiche e sempre più sulla capacità di validare continuamente ciò che accade nei processi critici dell’organizzazione», ha spiegato, indicando nella preparazione alla gestione degli scenari e nel controllo delle decisioni i pilastri della nuova sicurezza informatica.

La dimensione umana è stata approfondita da Alessandro Vinciarelli dell’Università di Glasgow. L’intelligenza artificiale, ha osservato, modifica anche il modo in cui le persone comunicano, cooperano e scelgono; per questo la progettazione dei sistemi deve mettere in dialogo competenze tecnologiche, psicologia e scienze umane.


Dalle infrastrutture ai sistemi autonomi

Una parte dell’incontro ha riguardato le fondamenta fisiche e digitali necessarie per sostenere l’innovazione. Il confronto ha esaminato modelli distribuiti e federati, pensati come complemento alle grandi infrastrutture globali e capaci di valorizzare le caratteristiche dei diversi territori produttivi.

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In questo quadro rientra Intacture, il centro di elaborazione dati sotterraneo sviluppato in Trentino attraverso il partenariato pubblico-privato Trentino DataMine. L’infrastruttura, radicata localmente ma destinata a fornire servizi su scala nazionale, coinvolge Università di Trento, Covi Costruzioni, Dedagroup, Gruppo GPI e ISA - Istituto Atesino di Sviluppo.


Imprese e ricerca cercano applicazioni

Il programma ha dato spazio anche al rapporto tra aziende, nuove imprese tecnologiche e mondo accademico. Serena Galli, cofondatrice di To The Peak, e Mirco Bucci di Anypath.ai hanno discusso il percorso che porta le idee sperimentali verso l’industria, con attenzione alle applicazioni dell’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico.

La presenza di Anypath.ai, finalista di To The Peak, ha prolungato la collaborazione tra Dedagroup e l’iniziativa. Il confronto ha mostrato come il coinvolgimento di realtà emergenti e centri di ricerca possa alimentare nuove progettualità e ampliare le occasioni di collaborazione industriale.

A Trento si sono inoltre confrontati imprenditori, dirigenti, ricercatori e innovatori. L’iniziativa, promossa da Dedagroup, gruppo tecnologico italiano attivo anche sui mercati internazionali e impegnato nella digitalizzazione di oltre 4.000 clienti, è nata per individuare priorità, competenze e occasioni di sperimentazione utili al sistema produttivo.

Il modello adottato è quello dell’innovazione aperta, con collegamenti tra imprese, università, centri di ricerca, nuove imprese e giovani talenti. Tra i temi discussi figurano la qualità dei dati, la solidità delle architetture, la sicurezza, l’interoperabilità e la possibilità di governare sistemi sempre più autonomi.

Nel corso dei lavori sono intervenuti anche Emanuele Frontoni dell’Università di Macerata, Matteo Meucci di Synapsed.ai e Owasp Foundation, Alessandro Talotta di MIX Milan Internet Exchange e Guido Walter di Donato di Genogra. Il quadro emerso è quello di un’innovazione che non può essere affidata soltanto alla potenza dei modelli, ma richiede infrastrutture adeguate, regole di controllo e persone in grado di assumere decisioni consapevoli.

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