Università britanniche nel mirino? L’avviso MI5 sulla Cina
I servizi britannici mettono in guardia rettori e ricercatori sui progetti finanziati dal Cgtri, considerato un possibile canale del ministero della Sicurezza dello Stato cinese.
La collaborazione internazionale resta una risorsa, ma per gli atenei britannici il margine di rischio si è ampliato. «La nostra sfida, come atenei britannici, si gioca ora sulla capacità di bilanciare la cooperazione scientifica globale con la tutela della sicurezza nazionale», ha affermato Peter Mathieson, rettore dell’Università di Edimburgo e responsabile per la sicurezza internazionale di Universities Uk.
Pechino e la vulnerabilità degli atenei
Il conservatore Sir Iain Duncan Smith, copresidente dell’Alleanza interparlamentare sulla Cina, collega l’allarme anche alle difficoltà economiche prodotte dalla Brexit. Per compensare la diminuzione degli studenti europei, molte università avrebbero cercato con maggiore decisione risorse e partenariati nel mercato asiatico, aumentando secondo il deputato le possibili esposizioni sul piano della sicurezza.
Interpellato da Adnkronos, Duncan Smith ha sostenuto che «il Partito Comunista Cinese sta usando le università, piazzando studenti e finanziando attività per infiltrarsi nel tessuto scientifico del nostro Paese». A suo giudizio, il governo dovrebbe impedire che tecnologie e conoscenze strategiche vengano trasferite all’estero senza piena consapevolezza, sotto la veste di normali accordi accademici.
L’avviso dell’MI5 cambia scenario
La segnalazione è stata inviata direttamente ai vertici e ai ricercatori degli atenei del Regno Unito. L’MI5 ha indicato come concreto il pericolo di attività di penetrazione e raccolta di informazioni riconducibili a organismi collegati ai servizi cinesi, trasformando in una direttiva ufficiale timori finora rimasti soprattutto nel campo delle ipotesi.
Mathieson ha spiegato che l’intervento dei servizi britannici impone alle università di innalzare l’attenzione e di coordinarsi più strettamente con le strutture governative. La presenza esplicita dell’apparato di sicurezza, ha aggiunto, consentirebbe agli atenei di reagire con maggiore rapidità anche davanti a minacce nuove.
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Il ruolo del Cgtri sotto esame
Al centro delle preoccupazioni figura il China General Technology Research Institute, noto con l’acronimo Cgtri. L’organizzazione si presenta pubblicamente come sostenitrice di iniziative scientifiche, mentre gli apparati britannici la considerano uno schermo operativo del Ministero della Sicurezza dello Stato di Pechino.
Secondo la ricostruzione dell’MI5, più di cento studiosi del Regno Unito hanno preso parte a ricerche sostenute economicamente dal Cgtri. Nella maggioranza dei casi, precisa l’allerta, i ricercatori avrebbero agito senza conoscere la natura dei possibili collegamenti dell’ente.
Ricerca strategica nel mirino
I progetti coinvolti riguarderebbero ambiti tecnologici sensibili: dall’intelligenza artificiale alle applicazioni utilizzabili tanto in campo civile quanto militare, fino all’elaborazione di informazioni informatiche. Si tratta di settori nei quali la condivisione di competenze può avere ricadute dirette sulla sicurezza nazionale.
Universities Uk rappresenta 142 istituti del Paese e, attraverso Mathieson, ha riconosciuto la necessità di rafforzare i controlli senza interrompere gli scambi scientifici internazionali. Il nuovo compito degli atenei sarà quindi verificare con maggiore attenzione finanziatori, partner e finalità delle ricerche, mantenendo aperta la cooperazione ma proteggendo gli interessi britannici.
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