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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Preferenze dimezzate e meno donne: cosa cambia davvero in Parlamento

Gli elettori potranno indicare alcuni candidati, ma i capilista resteranno scelti dai partiti e limiteranno il peso effettivo del voto personale.

La rappresentanza femminile potrebbe risentire del nuovo meccanismo elettorale. Le regole sulla presenza dei due generi si applicano infatti alle liste nel loro insieme, ma non impongono un’equilibrata alternanza per i capilista, cioè per i candidati collocati nelle posizioni automaticamente eleggibili.


Più spazio al voto di partito

L’assenza di vincoli specifici sui capilista rischia di ridurre la presenza delle donne nel prossimo Parlamento, anche se una correzione parziale arriva dai listoni collegati al premio di maggioranza. In quegli elenchi, che comprendono 70 deputati e 35 senatori, deve essere rispettato il rapporto 40/60 tra i generi.

Il sistema, tuttavia, lascia ai partiti un ruolo decisivo nella scelta degli eletti. Secondo le stime riportate, soltanto una quota compresa tra il 30 e il 40% dei parlamentari sarebbe selezionata direttamente dagli elettori. Il fenomeno riguarderebbe soprattutto le forze maggiori, come Fratelli d’Italia, Pd e, in parte, M5s, mentre i partiti di dimensioni intermedie — tra cui Forza Italia, Lega e Avs — porterebbero in Parlamento prevalentemente i propri capilista.


Come si votano i candidati

La legge reintroduce le preferenze dopo 23 anni, ma con un meccanismo limitato. Nelle 49 circoscrizioni plurinominali proporzionali della Camera, la scheda presenterà in cima il nome scelto dalla segreteria del partito, seguito da altri sei candidati accanto ai quali compariranno apposite caselle.

L’elettore potrà indicare al massimo tre nomi mettendo una crocetta, senza doverli scrivere. Nel caso vengano espresse più preferenze, dovrà essere rispettata l’alternanza di genere. La modalità riprende quella utilizzata in Toscana e punta a impedire che il voto possa essere riconosciuto attraverso le diverse grafie del nome del candidato, come accadeva quando si poteva scrivere, per esempio, prima il nome e poi il cognome.

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I nomi legati al premio

Nella parte inferiore della scheda compariranno anche altri tre candidati. Si tratta dei nominativi inseriti nei listini circoscrizionali collegati al premio di maggioranza, previsto per la lista che oltrepasserà il 42% dei voti. Questi elenchi comprendono complessivamente 70 deputati e 35 senatori, ma sui tre nomi riportati nella scheda non sarà possibile esprimere preferenze.

La disciplina stabilisce inoltre che i candidati presenti nei listini del premio debbano essere collocati come capilista in almeno un collegio plurinominale. In alternativa possono figurare in una posizione successiva, purché anche tutti i candidati che li precedono nel collegio siano inseriti nelle liste circoscrizionali collegate al premio. Per questo, nella parte bassa della scheda potrebbe ricomparire un nome già indicato nella sezione principale.

Il risultato è un sistema nel quale il voto personale conta, ma non determina da solo la composizione delle Camere. Le preferenze incidono soprattutto dove i partiti dispongono di più seggi da assegnare, mentre la posizione iniziale in lista continua a dipendere dalle decisioni delle organizzazioni politiche.

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