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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Obiezione alla guerra, già 9mila firme: la proposta di Emergency

La campagna chiede di tutelare chi rifiuta armi, violenza e attività belliche, prevedendo un registro comunale e nessuna sanzione per gli obiettori.

Sono già 9mila le persone che, in un solo fine settimana, hanno aderito alla campagna “Io obietto la guerra” lanciata da Emergency. L’obiettivo è raccogliere sottoscrizioni sufficienti a portare in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare sul diritto all’obiezione di coscienza.

La richiesta non si limita all’eventuale servizio militare. Riguarda anche chi non intende mettere il proprio corpo, il proprio lavoro o il proprio consenso a disposizione di attività legate alla guerra, comprese la progettazione, la fabbricazione, la vendita e il trasporto di armi.


La campagna punta alla tutela dei cittadini

Il progetto prevede che ogni persona possa dichiararsi obiettrice di coscienza alla guerra, rifiutando l’impiego delle armi, il ricorso alla violenza e la partecipazione a iniziative belliche. Per Emergency, questa possibilità è una prerogativa “riconosciuta dalla Carta dei diritti umani e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.

La dichiarazione dovrebbe essere inserita in un apposito registro presente in ciascun municipio. La scelta sarebbe coperta dalle garanzie sulla riservatezza e sul divieto di discriminazione; inoltre, chi l’ha sottoscritta potrebbe revocarla in qualsiasi momento.

La mobilitazione ha raggiunto finora più di 700 Comuni, 1.500 scuole e oltre 300 cinema, teatri e festival. Il testo resta aperto alle adesioni e può essere sottoscritto anche online attraverso gli strumenti di identità digitale.

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Il nodo della leva ancora possibile

La leva obbligatoria è sospesa dal 2005, ma il Codice dell’ordinamento militare del 2010 consente di ripristinarla tramite un decreto del Presidente della Repubblica, adottato dopo una deliberazione del Consiglio dei Ministri. La procedura potrebbe essere attivata in caso di guerra dichiarata o di grave crisi internazionale.

Secondo i promotori, proprio questa eventualità rende necessario stabilire in anticipo una tutela per chi volesse opporsi. Per gli uomini tra i 17 e i 45 anni, la dichiarazione prevista dalla proposta varrebbe anche come rifiuto del servizio militare.


Otto articoli contro il coinvolgimento bellico

La proposta è accompagnata da una relazione introduttiva e comprende otto articoli. Tra le disposizioni figura quella secondo cui “non è punibile chi, in ragione della sua coscienza ed esercitando il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero, si opponga, con metodi nonviolenti, al trasferimento di armi o altri strumenti letali verso zone di guerra”.

La norma mirerebbe quindi a escludere sanzioni per chi, con modalità non violente, si oppone al trasferimento di armamenti verso aree di conflitto. La sottoscrizione della dichiarazione, inoltre, non impedirebbe al cittadino o alla cittadina di cambiare successivamente decisione e ritirarla.

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