Tor Vergata, 90 milioni e 91 progetti: ora la sfida è farli durare
L’ateneo romano presenta i risultati dei programmi Pnrr e Pnc: 380 collaborazioni, nuove competenze e una rete da consolidare oltre la fine dei finanziamenti.
La vera sfida per l’Università di Roma Tor Vergata comincia dopo la stagione dei finanziamenti: trasformare i risultati ottenuti in una rete stabile, capace di continuare a produrre ricerca, innovazione e ricadute sul territorio. Il tema è emerso durante il convegno “Pnrr-Pnc Tor Vergata Innovation Day - Connessioni che generano futuro”, organizzato per fare il punto sui progetti realizzati.
L’ateneo ha partecipato a 48 iniziative di interesse nazionale: 19 in qualità di partner di programma, 16 attraverso bandi a cascata e 13 rivolte ai giovani ricercatori. Nel complesso, le attività hanno mobilitato oltre 90 milioni di euro e coinvolto 91 progetti, con una rete formata da 380 soggetti tra mondo scientifico, imprese e altri attori del sistema.
La continuità è la prossima prova
A sostenere questo patrimonio sono stati circa 300 docenti e ricercatori, affiancati da quasi 200 figure inserite nei progetti, tra tecnologi, dottorandi, laureati, ricercatori e borsisti. A questi numeri si aggiungono 220 borse dedicate ai dottorati innovativi, considerate uno degli strumenti per consolidare le competenze sviluppate durante il percorso.
Il prorettore alla Ricerca Massimo Federici ha definito i fondi Pnrr e Pnc una grande occasione per l’ateneo, indicando però come priorità il mantenimento del capitale umano e delle dotazioni tecnologiche. La fase successiva, ha spiegato, richiederà risorse per le attrezzature, i laboratori, le piattaforme e i prodotti scientifici già costruiti, anche con il sostegno delle istituzioni.
Una rete che unisce ricerca e imprese
I programmi hanno avvicinato Tor Vergata a 128 partner della ricerca, 108 aziende grandi, piccole e medie e 31 portatori di interesse di carattere generale. Tra le iniziative con il peso maggiore figurano Rome Technopole, Restart e Dare, che insieme hanno assorbito più del 30% delle risorse complessive.
Per Renato Baciocchi, prorettore al Trasferimento tecnologico e responsabile scientifico di Rome Technopole, questa esperienza ha rafforzato i rapporti tra università, imprese e istituzioni. Il trasferimento delle conoscenze, ha osservato, può tradursi nella realizzazione di un prototipo oppure nella nascita di una nuova impresa, contribuendo allo sviluppo economico e sociale.
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Dalla medicina allo spazio
Le attività hanno riguardato ambiti molto diversi: formazione e internazionalizzazione, infrastrutture digitali, connettività, grandi dati, supercalcolo e calcolo quantistico. Nello stesso quadro rientrano anche l’evoluzione delle reti 5G e 6G, la medicina di precisione, la salute digitale, la prevenzione, le terapie a RNA, le neuroscienze e la diagnostica avanzata.
Un’altra linea di lavoro ha interessato energia, ambiente ed economia circolare, con studi su idrogeno, celle a combustibile e transizione energetica. La ricerca si è spinta inoltre verso lo spazio e la materia, dalle missioni satellitari ai gemelli digitali, dalle onde gravitazionali alle sorgenti X, dagli acceleratori al plasma fino alle ipotesi sull’origine della vita nello spazio.
L’ecosistema oltre i singoli progetti
Il rettore Nathan Levialdi Ghiron ha sottolineato che queste aree non devono essere considerate separate, perché le innovazioni più rilevanti nascono dall’incontro tra discipline diverse. «Le connessioni che generano futuro non sono soltanto il titolo di questa giornata, ma riassumono la direzione nella quale vogliamo far crescere Tor Vergata», ha dichiarato.
Secondo il rettore, il valore dell’esperienza non coincide soltanto con i progetti conclusi, ma con la possibilità di mantenere attive le collaborazioni create. Per questo, ha aggiunto, sarà necessario preservare nel tempo le reti e le competenze professionali, organizzative, amministrative e tecniche che rendono operativo l’ecosistema dell’innovazione.
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