Cavour occupato, la sfida degli studenti: la rabbia senza voce
Al liceo romano la protesta contro politiche scolastiche, spese militari e repressione nasce dalle sanzioni, ma punta a costruire una mobilitazione più ampia
«In questo momento non c’è nessuno che penso possa rappresentare il nostro disagio». Laura Teresi, 18 anni, guarda già alle prossime elezioni, che per lei e per molti compagni coincideranno con il primo voto. Nel frattempo, i riferimenti politici vengono cercati fuori dal Parlamento: sindacati di base, lavoratori in sciopero e persone impegnate nelle occupazioni abitative.
Per Laura, però, l’occupazione del liceo Cavour non può limitarsi a una protesta interna. Dovrebbe trasformare la frustrazione degli studenti in una mobilitazione più larga, capace di riportarli in piazza con maggiore forza.
Una rabbia senza rappresentanza
L’obiettivo dichiarato non è attribuire a una singola scuola il potere di modificare le scelte del governo. L’idea degli studenti è piuttosto quella di accendere una reazione collettiva, partendo dai problemi che avvertono ogni giorno dentro e fuori le aule.
Tra i temi indicati compaiono le decisioni del ministro Giuseppe Valditara, il limite alla presenza di studenti stranieri nelle classi e il contrasto tra gli edifici scolastici in cattive condizioni e le risorse destinate agli armamenti. Niccolò Lanetta, 17 anni, sostiene che le forme di protesta adottate finora non fossero più sufficienti.
Le sanzioni hanno fatto da detonatore
La contestazione è esplosa dopo un episodio avvenuto durante la ricreazione: alcuni ragazzi hanno bruciato una bandiera israeliana per opporsi al disegno di legge sull’antisemitismo. Il dirigente scolastico ha avviato procedimenti disciplinari contro due studenti, ma gli occupanti sostengono che l’azione fosse collettiva. Leonardo, 16 anni, accusa così il preside di aver colpito pochi per scoraggiare tutti gli altri.
Secondo Niccolò, circa 500 studenti su 1.150 hanno partecipato all’assemblea. Nel liceo convivono l’Osa, il collettivo Tommie Smith, il Coordinamento autonomo romano e ragazzi senza appartenenza politica; le decisioni vengono discusse in un’assemblea aperta alle diverse componenti della scuola.
La Francia resta il riferimento
Anita, 15 anni, collega la mobilitazione romana alle proteste di studenti e lavoratori osservate in Francia, Spagna e Germania. A suo giudizio, quelle manifestazioni contestano insieme le politiche dei governi, la repressione negli istituti e il ridimensionamento dei fondi per l’istruzione a favore della guerra.
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Il paragone con la Francia riguarda anche il rapporto tra studenti e docenti. Niccolò osserva che in Italia scendere in piazza viene spesso considerato un comportamento colpevole o fastidioso, mentre Guglielmo Potestà, 18 anni, cita gli insegnanti francesi che durante le proteste si dispongono davanti ai ragazzi per proteggerli dalla polizia.
Un’occupazione aperta alla scuola
Al Cavour, invece, gli studenti denunciano l’assenza di sostegno da parte di una parte dei professori e del personale Ata. Guglielmo richiama le difficoltà che riguardano anche loro, dal precariato agli spostamenti quotidiani fino agli stipendi, e invita gli insegnanti a partecipare con lezioni alternative rispetto alla didattica ordinaria.
Gli occupanti assicurano inoltre di voler preservare gli spazi dell’istituto e annunciano interventi di riqualificazione. Il liceo dovrebbe diventare uno spazio sociale, con incontri sull’emergenza abitativa, sull’educazione sessuo-affettiva e su Cuba; in seguito è prevista anche un’assemblea tra le scuole occupate.
Nel liceo le lezioni si fermano
Il Cavour, liceo scientifico romano affacciato nei pressi del Colosseo, appare tranquillo: alcuni studenti controllano gli accessi, nell’atrio si formano gruppi di discussione e nel cortile si gioca a pallavolo. Fuori dall’edificio è stato appeso un lenzuolo bianco con un messaggio contro l’idea di una scuola trasformata in caserma; all’interno compare invece un invito a seguire l’esempio francese.
L’occupazione è iniziata quando le lezioni erano ancora in corso. Dopo il passaggio davanti alla presidenza e nell’aula magna, un appello ha portato gli studenti fuori dalle classi e un ragazzo ha annunciato al megafono la sospensione delle attività. Da quel momento il liceo non svolge più le lezioni, mentre la protesta prova a tenere insieme il caso disciplinare e una contestazione politica più ampia.
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