7 ottobre, l’ex intelligence accusa Netanyahu: così Hamas è cresciuta
Danny Citrinowicz, per 25 anni nell’intelligence militare israeliana, ricostruisce gli errori di valutazione e il ruolo del premier nel rafforzamento di Hamas.
Il 7 ottobre resta, secondo Danny Citrinowicz, il risultato di un grave cedimento della sicurezza israeliana. L’ex componente dell’intelligence militare, che ha prestato servizio per 25 anni, sostiene però che le responsabilità non si fermino alla mancata lettura dei segnali: a suo giudizio, le scelte di Netanyahu hanno contribuito a rendere più forte Hamas.
I segnali letti nel modo sbagliato
Citrinowicz spiega che gli indizi raccolti prima dell’attacco non vennero interpretati come la preparazione di un’offensiva imminente. Nella valutazione degli apparati, quei movimenti sembravano piuttosto collegati a un’esercitazione oppure, nello scenario più grave, a un’azione circoscritta.
«I segnali non furono considerati l’indicazione di un’offensiva imminente, ma un’esercitazione o, al massimo, un’azione limitata», ha affermato l’ex analista. La lettura ridimensionata degli eventi impedì quindi di attribuire a quei segnali il peso di un attacco su larga scala.
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La frattura palestinese come strategia
Nella ricostruzione di Citrinowicz, il fallimento operativo si intreccia con una scelta politica perseguita da Benjamin Netanyahu. La contrapposizione tra Hamas e Fatah, sostiene, offriva al premier un argomento per respingere le pressioni a favore della nascita di uno Stato palestinese.
«A Netanyahu la divisione tra Hamas e Fatah permetteva di respingere la richiesta di uno Stato palestinese», ha dichiarato. Il quadro delineato dall’ex 007 mette così in relazione due elementi distinti: da una parte la sottovalutazione dei segnali che precedettero il 7 ottobre, dall’altra il rafforzamento di Hamas favorito, secondo la sua analisi, dal mantenimento della separazione tra le principali forze palestinesi.
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