Tigray, il fronte si riaccende: Asmara rischia il ritiro
Le accuse di Addis Abeba sulla presenza militare eritrea nel Tigray riaprono il confronto sul controllo della regione e sull’accesso dell’Etiopia al Mar Rosso.
«Sulla base del principio del dare e avere, ci impegneremo con dedizione per garantire che l’Etiopia disponga di un accesso al mare». Con queste parole, pronunciate il 5 ottobre, Abiy Ahmed ha rilanciato uno degli obiettivi centrali della sua agenda, mentre i rapporti con l’Eritrea entravano in una fase sempre più delicata.
La rottura diplomatica aggrava il quadro
Il deterioramento era già sfociato in una misura formale: il primo ottobre l’Eritrea ha interrotto le relazioni diplomatiche con l’Etiopia. La decisione è arrivata dopo la chiusura dell’ambasciata etiope ad Asmara e l’espulsione di circa dieci rappresentanti eritrei, dichiarati persone non grate da Addis Abeba.
Nello stesso periodo, l’Etiopia aveva adottato un provvedimento analogo verso un diplomatico egiziano. Il Cairo è in aperto contrasto con il governo di Abiy per le conseguenze regionali della Diga della rinascita e per il possibile impatto sui flussi del Nilo. L’ipotesi di un collegamento tra la crisi bilaterale e l’accesso al Mar Rosso alimenta ora ulteriori preoccupazioni nel Corno d’Africa.
Addis Abeba chiede il ritiro
Il governo etiope sostiene che reparti eritrei abbiano attraversato il confine entrando nel Tigray e ne pretende l’immediata uscita. Le accuse, riferite da Bloomberg, si inseriscono in una fase di combattimenti e di crescente rivalità politica nella regione settentrionale del Paese.
Le autorità di Asmara non hanno replicato direttamente alle contestazioni. Secondo la loro posizione, l’ultimatum etiope servirebbe invece a creare le condizioni per estendere il conflitto verso la costa, in funzione delle aspirazioni di Addis Abeba sul Mar Rosso.
Testimonianze e versioni opposte
Reuters e AFP hanno raccolto indicazioni sulla presenza di militari eritrei nel Tigray attraverso fonti locali. I resoconti non sono stati verificati sul posto, ma alcune fonti considerano plausibile l’avanzata delle forze di Asmara.
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Anche la Tigrai Peace Force, formazione armata vicina al governo, ha sostenuto di avere inflitto «pesanti perdite» all’esercito eritreo. In un messaggio pubblicato su Facebook, il gruppo ha affermato che i militari dello Shaebia sono entrati nella regione e stanno combattendo direttamente sul terreno.
Il conflitto interno torna a salire
La crisi si inserisce nella nuova instabilità del Tigray, già teatro della guerra combattuta tra il 2020 e il 2022 tra le forze locali e il governo guidato da Abiy. Il 21 settembre i rappresentanti tigrini hanno annunciato, insieme ad altre sei organizzazioni armate etiopi, la formazione di un’alleanza contro il primo ministro.
Due giorni più tardi, il 23 settembre, i combattenti hanno preso l’aeroporto di Macallè, capoluogo regionale. Lo scalo è stato successivamente riconquistato dalle forze fedeli ad Addis Abeba, in un passaggio che ha spostato nuovamente il baricentro degli scontri verso nord.
Il confronto tra i due Paesi, già segnato da accuse reciproche di interferenze, è così tornato ai livelli più bassi dal 2018. La possibile presenza eritrea oltre la frontiera aggiunge un elemento internazionale a una guerra interna che rischia di coinvolgere più direttamente l’intero Corno d’Africa.
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