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Attualità 1 min di lettura14 ott

Ungheria, svolta sui diritti: Budapest elimina le leggi di Orbán e incassa 4,2 miliardi

Il Parlamento ungherese ha cancellato le restrizioni sull’omosessualità, mentre Bruxelles ha deciso di riattivare una parte dei fondi congelati dopo i primi passi del nuovo governo.

Una doppia svolta segna i primi mesi del governo guidato da Magyar: il Parlamento ungherese ha eliminato le norme che limitavano ogni riferimento all’omosessualità e l’Unione europea ha autorizzato lo sblocco di 4,2 miliardi di euro. Le risorse erano state congelate da Bruxelles, in attesa di progressi da parte di Budapest.

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Cade l’impianto voluto da Orbán

La nuova legge rimuove i divieti che impedivano di parlare di omotransessualità nelle scuole, nei libri e nei mezzi di informazione, sia pubblici sia privati. Si tratta delle disposizioni introdotte durante il governo di Orbán e utilizzate per restringere la presenza dei temi legati alla comunità LGBTQ+ nello spazio pubblico.

Quelle stesse norme erano state impiegate anche per arrivare al divieto della manifestazione dell’orgoglio LGBTQ+, il corteo noto come Pride. Con il voto parlamentare, il nuovo esecutivo ha quindi cancellato la base giuridica delle misure più controverse adottate dal precedente primo ministro.

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Bruxelles riattiva i fondi congelati

La decisione sui finanziamenti europei arriva dopo i cambiamenti registrati nei primi mesi dell’amministrazione Magyar. Bruxelles ha valutato questi passi sufficienti per procedere con lo sblocco di 4,2 miliardi di euro precedentemente trattenuti.

Il provvedimento sui fondi si inserisce così nello stesso quadro politico della revisione delle norme sui diritti LGBTQ+: da una parte Budapest modifica le regole ereditate da Orbán, dall’altra l’Unione europea riconosce i progressi compiuti riattivando risorse rimaste ferme.

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