Gemelli, il giorno del Papa: il racconto surreale di Diego De Silva
Lo scrittore racconta il ricovero al Policlinico Gemelli nello stesso giorno di Papa Leone, tra telecamere, transenne e disagi per i pazienti.
Entrare in ospedale per curarsi e ritrovarsi dentro una scena da grande evento: è l’esperienza vissuta da Diego De Silva al Policlinico Gemelli di Roma, dove è stato ricoverato nello stesso giorno di Papa Leone. Nel suo reportage, lo scrittore descrive il contrasto tra la normalità della malattia e l’attenzione eccezionale concentrata sulla struttura per il ricovero e l’intervento del pontefice ai polmoni.
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Il Gemelli trasformato in un evento
Secondo il racconto di De Silva, l’accesso all’ospedale aveva assunto un aspetto lontanissimo da quello abituale. Pazienti e accompagnatori si muovevano tra transenne, controlli e gruppi di persone in attesa, mentre l’area esterna era occupata da giornalisti, operatori televisivi e troupe arrivate da diversi Paesi.
Per rendere l’atmosfera, l’autore ricorre a immagini legate alla musica e alla televisione: l’ingresso del Gemelli gli appare simile al punto di accesso a un concerto dei Måneskin, mentre il piazzale ricorda il pubblico radunato per il Concerto del Primo Maggio. «È possibile che, un martedì qualsiasi, l’ingresso di un ospedale diventi il botteghino di un concerto dei Måneskin?», si chiede nel suo resoconto.
Pazienti e telecamere nello stesso spazio
La presenza del Papa ha trasformato il policlinico in un presidio sottoposto a una sorveglianza straordinaria. De Silva paragona il colpo d’occhio alle giornate del Festival del Cinema di Venezia, con telecamere e cronisti pronti a intercettare ogni movimento, ma sottolinea anche quanto questa dimensione mediatica finisse per interferire con le esigenze quotidiane di chi doveva entrare in ospedale.
Gli scivoli pedonali, racconta lo scrittore, erano occupati dalla folla e il passaggio risultava più complicato per i pazienti. L’attesa davanti alle barriere contribuiva ad aumentare la confusione, creando una situazione nella quale la cronaca del ricovero papale e le necessità delle persone comuni si sovrapponevano continuamente.
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Parcheggi e nervi sempre più tesi
Il disordine non riguardava soltanto gli ingressi. Anche la ricerca di un posto auto diventava un problema, con il parcheggio sottoposto a una pressione eccezionale e le code che rallentavano ulteriormente gli spostamenti attorno alla struttura.
In questo quadro, De Silva osserva l’irritazione crescente degli automobilisti e il ricorso continuo al clacson. «Nell’impazzimento della ricerca di un posto auto, aumenta esponenzialmente il numero dei sociopatici che si attaccano al clacson», scrive, riportando anche la protesta rivolta a chi suona mentre tutti sono bloccati in fila.
La malattia annulla le distanze
Al di là del caos e dell’attenzione internazionale, il reportage conserva un punto centrale: in ospedale le differenze esterne perdono peso. Il ricovero del pontefice attira media e misure di sicurezza, ma la fragilità accomuna chiunque si trovi dall’altra parte delle porte del policlinico.
È questa la conclusione a cui arriva De Silva osservando la scena da paziente: la notorietà può cambiare ciò che accade intorno a una persona, non la condizione di chi deve affidarsi alle cure. «Nella stessa barca siamo tutti uguali», sintetizza lo scrittore.
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