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Attualità 3 min di lettura15 ott

Scuola, il divario che pesa sul futuro: UniCredit mette 16 milioni

«Nessuno di noi, da solo, può risolvere le sfide educative che l’Europa si trova ad affrontare».

«Nessuno di noi, da solo, può risolvere le sfide educative che l’Europa si trova ad affrontare». Silvia Cappellini, General Manager di UniCredit Foundation, ha indicato così la necessità di un’azione condivisa tra scuola, famiglie, imprese e territori. La Fondazione ha quindi confermato il sostegno a JA Europe e Teach For All, con risorse aggiuntive per i prossimi anni.

L’impegno supera i 16 milioni di euro nel periodo 2026-2029. Sommato ai 14 milioni già destinati ai programmi tra il 2023 e il 2026, porta l’investimento complessivo oltre quota 30 milioni e punta ad ampliare il numero di studenti, insegnanti e istituti coinvolti.

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Più risorse per ampliare i programmi

Nella prima fase le iniziative hanno raggiunto circa 580mila studenti, 14mila insegnanti e 9mila scuole. Per il nuovo triennio l’obiettivo dichiarato è arrivare a circa 727mila ragazzi e 15mila educatori, attraverso progetti da adattare alle esigenze dei diversi contesti.

Cappellini ha spiegato che il ruolo della Fondazione non sarà limitato all’erogazione di fondi. L’intenzione è sostenere la sperimentazione, valutare gli effetti degli interventi e individuare modelli eventualmente replicabili in altri territori. «Abbiamo la flessibilità per sperimentare, provare cose nuove e anche la libertà di sbagliare», ha aggiunto.


Il Mezzogiorno resta il banco di prova

In Italia l’azione si concentrerà soprattutto nelle aree segnate da maggiori fragilità economiche e sociali. Attraverso JA Italia, il progetto «Re-Power Your Future» sarà portato in Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia, Sardegna e Molise, con l’obiettivo di coinvolgere 55mila studenti di 75 scuole.

Le attività comprenderanno esperienze pratiche, orientamento e percorsi dedicati alle competenze imprenditoriali. Nel triennio precedente, lo stesso programma aveva interessato 67.900 studenti distribuiti in 358 istituti italiani.

Teach For Italy concentrerà invece il lavoro sulla preparazione dei docenti e sul consolidamento delle comunità educanti. Il piano prevede la formazione di 360 nuovi partecipanti; nell’anno scolastico 2025-2026 ne sono già stati preparati 105, attivi in 85 scuole di 17 regioni, per un bacino di circa 7mila studenti.

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Ottanta punti separano gli studenti

La distanza più evidente emerge dai risultati PISA 2025 nelle scienze: tra gli alunni italiani con condizioni socioeconomiche favorevoli e quelli più svantaggiati ci sono 80 punti. Le medie nazionali, rispetto al 2022, sono rimaste nel complesso stabili in matematica, lettura e scienze, ma non restituiscono la profondità delle differenze interne.

Secondo Andreas Schleicher, direttore per l’Istruzione e le Competenze dell’Ocse, gli studenti italiani più favoriti raggiungono risultati simili a quelli osservati in Corea ed Estonia, mentre i coetanei provenienti da ambienti difficili si avvicinano ai livelli di Arabia Saudita, Azerbaigian, Malaysia e Messico. Il quadro non è però privo di eccezioni: il 12% dei ragazzi socialmente più svantaggiati rientra comunque tra gli studenti italiani con le prestazioni migliori, una condizione definita «resilienza accademica».


Tecnologia, autonomia e apprendimento

I dati presentati a Roma mostrano anche un uso frequente degli strumenti di intelligenza artificiale: il 47% degli studenti italiani dichiara di ricorrere ogni settimana a chatbot per studiare, una quota in linea con la media Ocse. Il problema, secondo Schleicher, riguarda soprattutto l’utilizzo che se ne fa e il rischio di affidarsi a risposte pronte senza sviluppare capacità di analisi e verifica.

Le rilevazioni indicano infatti una relazione negativa tra un ricorso più intenso all’intelligenza artificiale e i risultati scolastici. «Non si diventa più allenati guardando lo sport, ma praticandolo», ha osservato il direttore dell’Ocse, sostenendo che l’istruzione dovrebbe rafforzare le competenze degli studenti, non soltanto semplificare il percorso verso una risposta.

Anche gli aspetti non strettamente scolastici incidono sulla preparazione dei giovani: curiosità, fiducia, capacità di reagire agli ostacoli e rapporto con gli insegnanti. In Italia il 70% degli studenti mostra una mentalità di crescita, cioè ritiene che abilità e intelligenza possano migliorare con impegno e apprendimento, contro il 69% della media Ocse.

I dati sono stati illustrati a Roma durante l’incontro «Beyond Academic Performance», promosso da UniCredit Foundation insieme a JA Europe e Teach For All. Il confronto ha riportato al centro una questione che le medie non riescono a nascondere: le condizioni di partenza continuano a influenzare in modo marcato le opportunità degli studenti.

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