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Attualità 2 min di lettura13 ott

Ungheria, cade il divieto del 2021: la svolta sui diritti LGBTQIA+

Con 139 voti il Parlamento di Budapest ha cancellato la norma sulla tutela dei minori, aprendo una revisione delle misure introdotte durante i governi di Viktor Orbán.

Per la comunità LGBTQIA+ ungherese si apre una nuova fase dopo anni di restrizioni. Il Parlamento ha approvato con 139 voti l'abrogazione della legge sulla tutela dei minori varata nel 2021, il primo provvedimento dell'era Viktor Orbán a essere cancellato dal nuovo corso politico guidato da Péter Magyar.

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La norma che ha limitato la visibilità

La legge rimossa impediva di mostrare pubblicamente identità e temi LGBTQIA+ in ambiti come scuola, mezzi di informazione e pubblicità. Presentata come uno strumento per difendere i minori da contenuti ritenuti dannosi, ha prodotto limitazioni su libri, film e materiali didattici, accrescendo l'emarginazione delle persone coinvolte.

Il provvedimento si inseriva in un quadro più ampio di norme restrittive. Nel 2012 la cosiddetta Legge sulla protezione della famiglia aveva definito la famiglia sulla base del matrimonio tra uomo e donna e del legame biologico o adottivo tra genitori e figli. Nel 2020, invece, alle persone trans e intersessuali era stato impedito di aggiornare sui documenti il sesso registrato alla nascita.


Dopo il voto resta una lunga partita

La svolta arriva dopo la sconfitta elettorale di Orbán del 12 aprile 2026, al termine di 16 anni consecutivi al potere. Il partito di centrodestra Tisza, guidato da Magyar, ha formato il nuovo governo e ha già eliminato anche il divieto di partecipazione alle manifestazioni LGBTQIA+.

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L'esecutivo ha inoltre annunciato l'intenzione di intervenire sulla norma del 2020 che impedisce alle persone single di adottare e sottopone le autorizzazioni al controllo politico del ministero. Magyar punta a trasferire le decisioni a professionisti qualificati, evitando che la valutazione dipenda direttamente dal dicastero.


I nodi ancora irrisolti

La revisione delle regole sull'identità di genere appare più complessa, perché nei registri è rimasto il principio della registrazione biologica introdotto dal partito di Orbán. Il governo ha comunque avviato confronti con le organizzazioni non governative per individuare una soluzione giuridica.

Non è invece cambiata la disciplina del matrimonio: in Ungheria continua a essere riconosciuta legalmente soltanto l'unione tra un uomo e una donna. Anche la legge contro le manifestazioni Pride, entrata in vigore il 15 aprile 2025, aveva inasprito il quadro con sanzioni per organizzatori e partecipanti e maggiori poteri di controllo per le forze dell'ordine. Secondo gli attivisti, quelle misure hanno favorito isolamento, discriminazioni e violenze contro la comunità LGBTQIA+.

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