Menopausa, il dato che sorprende: informate sì, consapevoli solo a metà
Una ricerca su mille italiane tra 50 e 70 anni mostra il divario tra sintomi, dialogo con i medici e conoscenza dei rischi futuri.
«La menopausa è una fase naturale della vita che coinvolge milioni di donne e merita più attenzione». Simona Gatti, direttore medico di Bayer Italia, sottolinea la necessità di un confronto più chiaro e rigoroso, affinché i disturbi non vengano considerati un destino inevitabile, ma diventino un tema da affrontare anche con il proprio medico.
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Informazioni pratiche ancora insufficienti
Le richieste delle donne riguardano soprattutto soluzioni concrete. Il 51,9% vorrebbe ricevere indicazioni più utili per gestire questa fase, mentre il 47% chiede prodotti e farmaci più efficaci. Il 42,9% segnala invece la necessità di servizi specializzati e di professionisti facilmente reperibili sul territorio.
Non c’è soltanto una domanda sanitaria. Il 42% delle intervistate vorrebbe superare l’idea che la menopausa coincida con l’inizio della vecchiaia. Circa una donna su tre chiede che se ne discuta maggiormente, soprattutto in famiglia e con gli uomini. Il 18,1% indica come priorità il sostegno sul posto di lavoro e una ricerca scientifica più intensa; l’11,3% auspica gruppi di confronto tra donne. Il 54,5%, infine, ritiene ancora insufficiente l’attenzione del sistema sanitario.
Quanto è davvero conosciuta
I dati arrivano da un’indagine condotta da AstraRicerche per Bayer Italia su 1.000 donne italiane tra i 50 e i 70 anni, presentata in vista della Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre. Il 61,1% delle partecipanti si ritiene molto o abbastanza informato, ma la sicurezza dichiarata non coincide sempre con una conoscenza completa degli effetti sulla salute.
Il 59,1% collega correttamente la menopausa alla riduzione della massa ossea. Solo il 24,7% la associa al rischio cardiovascolare, il 24,2% al colesterolo e il 15,1% alla glicemia. «La menopausa non riguarda soltanto i sintomi quotidiani», spiega Rossella Nappi, docente ordinaria di Clinica ostetrica e ginecologica all’Università di Pavia, Policlinico San Matteo, e presidente della Società internazionale della menopausa.
Il silenzio pesa sui sintomi
Per il 70,6% delle intervistate oggi il tema viene affrontato più apertamente rispetto al passato. Tuttavia, il 65,2% giudica ancora troppo limitato il livello di conversazione. Il tabù emerge anche nei comportamenti: il 38,1% ha nascosto alcuni disturbi e il 21,1% ha cercato di non far notare una vampata in presenza di altre persone.
Il confronto avviene soprattutto all’interno della cerchia femminile: il 78,5% ne parla con le amiche, il 68,3% con le figlie e il 66,4% con le colleghe. Il dialogo con gli uomini, dagli amici ai colleghi, è invece molto meno frequente. Sebbene l’86,6% consideri la menopausa un passaggio naturale, il rapporto con il medico resta discontinuo: il 26,8% non ne ha mai parlato e il 21,9% lo ha fatto una sola volta. Tra le donne con disturbi, il 30,8% non li ha sottoposti all’attenzione di un professionista. Per il 63,7%, la ragione è considerarli normali o non abbastanza importanti.
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Sonno e vampate condizionano la vita
Quasi tutte le partecipanti riferiscono almeno un disturbo, tra problemi del sonno, vampate diurne o notturne, variazioni dell’umore e diminuzione del desiderio sessuale. Il 40,7% descrive difficoltà del sonno moderate o gravi, mentre il 37,3% indica vampate della stessa intensità.
Tra chi ha sperimentato questi sintomi, il 62,4% ha rinunciato a un’attività oppure l’ha svolta peggio di quanto avrebbe voluto. Nell’ultimo mese, i disturbi hanno limitato in media 4,2 giornate. Le conseguenze si avvertono anche sul lavoro: il 33,9% segnala una maggiore difficoltà di concentrazione; inoltre, il 32% delle lavoratrici con vampate quotidiane moderate o severe ha avuto giornate di rendimento ridotto. La percentuale sale al 56% tra chi dorme male almeno quattro notti alla settimana.
Rimedi cercati, cure ancora rare
Di fronte alle vampate, l’86,9% delle donne ha provato almeno una soluzione, spesso ricorrendo a cambiamenti nello stile di vita o a semplici accorgimenti pratici. Per i disturbi del sonno la quota arriva al 92,5%.
Nonostante ciò, il 42,7% delle donne con sintomi non segue alcun rimedio o trattamento e appena il 9,3% utilizza una terapia prescritta dal medico. Secondo Nappi, non esiste un’unica esperienza della menopausa né una risposta valida per tutte: oltre alle abitudini di vita, possono essere valutate opzioni ormonali e non ormonali in base alla storia clinica, ai disturbi e alle preferenze individuali. L’obiettivo, precisa, non è trasformare in malattia una fase naturale, ma evitare che la donna debba rassegnarsi a convivere con problemi che riducono la qualità della vita.
I rischi non finiscono con i sintomi
La ricerca richiama anche l’attenzione sugli effetti a lungo termine del calo degli estrogeni. Il cambiamento può coinvolgere il benessere psicofisico, l’apparato cardiovascolare e quello scheletrico; per questo le vampate moderate o severe possono rappresentare un segnale associato a un maggiore rischio cardiovascolare, oltre al disagio immediato.
Nappi invita quindi a non limitarsi a sopportare i disturbi, ma a discuterne durante una visita per valutare lo stato di salute e le strategie preventive più adatte. La survey, realizzata a Roma e diffusa il 14 ottobre, fotografa così una fase della vita più discussa rispetto al passato, ma ancora segnata da imbarazzo, informazioni incomplete e un ricorso limitato al supporto medico.
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