Ricina, le scuole diventano una pista: cosa attendono gli investigatori
Le verifiche sui computer degli istituti molisani proseguono mentre la Procura attende dalla Germania gli esiti sui reperti sequestrati nella casa delle vittime.
Le prossime mosse dell’inchiesta potrebbero dipendere sia dai reperti inviati in Germania sia dai dati raccolti negli istituti frequentati o collegati alla famiglia Di Vita. Intanto, altre due perquisizioni sono fissate per giovedì e venerdì: nel liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno, e nel liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Gianni Di Vita.
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Due filoni, nessun nome iscritto
La Procura di Larino lavora su due ipotesi parallele. La principale riguarda un possibile duplice omicidio premeditato, al momento attribuito a ignoti; la seconda, aperta dopo i decessi di dicembre, prende in esame l’omicidio colposo e coinvolge cinque medici come indagati.
L’accertamento della ricina è arrivato dopo circa tre mesi di esami svolti dall’Istituto Maugeri di Pavia. Gli esiti autoptici hanno poi collegato il decesso di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, all’azione della sostanza tossica, facendo tramontare la prima spiegazione legata a una possibile intossicazione alimentare.
I computer al centro delle verifiche
Gli inquirenti stanno esaminando le ricerche effettuate in rete per capire se qualcuno abbia cercato informazioni sulla ricina prima o durante i giorni del duplice decesso. Tra i materiali sotto osservazione figurano messaggi pubblicati su forum nei quali compare il nome del veleno, compresa la domanda di un utente che si presentava come autore di romanzi e chiedeva quale sostanza potesse consentire di commettere un omicidio senza lasciare tracce.
Per questo motivo l’attenzione si è spostata anche sui server scolastici. La consultazione dei dati potrebbe indicare da quali apparecchi siano partite determinate ricerche, senza rendere necessario il controllo individuale di ogni computer. Le prime iscrizioni nel registro degli indagati potrebbero arrivare dopo la consegna dei risultati tedeschi sui reperti prelevati settimane fa nell’abitazione di Pietracatella.
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La perquisizione nell’istituto di Riccia
Mercoledì 14 ottobre gli agenti hanno lasciato il liceo Scientifico di Riccia alle 14.15, dopo una permanenza complessiva di cinque ore. L’estrazione delle informazioni dal server centrale, che raccoglie le attività dei 20 computer dell’istituto, è durata invece circa un’ora; alle operazioni ha partecipato anche Gianni Alfonso, consulente informatico indicato dalla difesa di Gianni Di Vita.
Nella scuola insegna matematica una docente già ascoltata più volte come testimone e considerata vicina all’ex sindaco. Al momento della verifica non era presente. Nell’edificio lavora inoltre, come tecnico di laboratorio, il marito dell’insegnante; le lezioni e le normali attività dell’istituto sono proseguite durante gli accertamenti.
Le ipotesi sul movente
Il quadro investigativo non comprende ancora un responsabile formalmente indicato e resta fondato su elementi da verificare. Una delle possibilità considerate è che Gianni Di Vita fosse il vero obiettivo dell’avvelenamento avvenuto a dicembre e che la sostanza abbia colpito invece la moglie e la figlia.
L’altra ricostruzione prende in esame la rete di rapporti personali emersa dai messaggi trovati sul telefono di Antonella. Da quelle comunicazioni sarebbe nata la decisione della donna di chiedere la separazione. Gli investigatori stanno quindi valutando sia l’ipotesi di una ritorsione sia quella legata a relazioni rimaste nascoste, senza escludere nessuna delle due piste.
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