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Attualità 3 min di lettura14 ott

Una casa davanti per controllare il figlio: madre accusata a Torino

La donna, 63 anni, avrebbe rivolto minacce e pedinamenti alla famiglia dopo una disputa sull’abitazione. Chiesti nove mesi e 120mila euro di danni

La difesa parla di una «strumentalizzazione» della vicenda e nega che i contrasti tra familiari possano essere trasformati in un’accusa di atti persecutori. È la linea sostenuta dall’avvocato Wilmer Perga nel procedimento che coinvolge una donna di 63 anni, accusata di stalking e diffamazione ai danni del figlio, della nuora e delle due nipotine.

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La contesa familiare finisce in tribunale

Di fronte alla ricostruzione della difesa, il legale della famiglia Luca Tommaso Calabrò ha replicato che nessuna controversia economica può giustificare intimidazioni o controlli insistenti. «Nessuno può ricorrere a minacce e pedinamenti per recuperare un credito», ha affermato dopo l’udienza.

I familiari chiedono 30mila euro ciascuno, per una somma complessiva di 120mila euro. Alla donna viene contestato anche di avere diffuso tra conoscenti accuse contro la coppia: avrebbe sostenuto che i due non versavano il denaro dovuto per l’abitazione, definendoli «ladri» e attribuendo loro la sottrazione di soldi e del furgone appartenuto al padre.


Paura e malessere dentro casa

Secondo l’accusa, la condotta della 63enne avrebbe provocato nel figlio e nella moglie una condizione di ansia intensa e prolungata. La nuora sarebbe arrivata a vivere una grave crisi psicologica, culminata in un gesto autolesivo e in un successivo ricovero.

Anche le bambine avrebbero risentito della situazione. Una di loro, temendo per la sicurezza della madre, sarebbe uscita più volte da scuola lamentando «palpitazioni». La nonna, inoltre, avrebbe cercato di coinvolgere le nipoti nei contrasti con i genitori, rivolgendosi a loro per avvicinarle e insultando la coppia davanti alle bambine.


Le accuse risalgono alla gravidanza

Durante l’udienza è stato richiamato anche un episodio precedente ai fatti contestati formalmente. Quando la nuora era incinta, la suocera avrebbe tentato di convincerla a interrompere la gravidanza, dicendole: «Se non interrompi, mio figlio non ti sposa». Il riferimento è stato inserito nel racconto della vicenda, ma non figura tra gli episodi oggetto dell’imputazione.

Le tensioni sarebbero poi proseguite con accuse relative ai rapporti tra la coppia e le nipoti. La donna avrebbe detto di essere stata esclusa dalla vita delle bambine, mentre la Procura le attribuisce anche offese e minacce rivolte al figlio e alla nuora.

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Il trasloco non avrebbe fermato gli appostamenti

La vicenda avrebbe avuto origine nel maggio 2021, dopo la morte del marito della donna. In quel periodo la 63enne avrebbe trasferito al figlio l’appartamento in cui abitava con la moglie e le figlie. Quello che sembrava un sostegno, però, si sarebbe trasformato in una disputa sul denaro: secondo l’accusa, la madre avrebbe iniziato a pretendere pagamenti periodici, aumentando progressivamente le somme richieste.

Dal settembre 2022 sarebbero cominciate le presenze sotto l’abitazione. La donna avrebbe raggiunto quasi ogni giorno la casa in automobile, accompagnando le richieste economiche con insulti e intimidazioni; in un caso avrebbe minacciato di colpire il figlio con un martello e, in un altro, di danneggiare i cantieri della sua attività.

Per sottrarsi a quella situazione, la coppia avrebbe venduto l’appartamento e si sarebbe trasferita altrove. La scelta, tuttavia, non avrebbe interrotto i contatti: la madre avrebbe ceduto a sua volta la propria abitazione per acquistarne una situata proprio di fronte a quella del figlio, così da poter osservare la famiglia dal balcone.


La Procura chiede nove mesi

Il procedimento si svolge a Rivoli, alle porte di Torino. La donna deve rispondere dei comportamenti che, secondo l’accusa, avrebbero alterato la serenità quotidiana dei familiari e della presunta diffamazione nei loro confronti.

Al termine della fase dibattimentale, la Procura ha sollecitato una pena di nove mesi di carcere. Le parti civili insistono invece sulla richiesta economica complessiva di 120mila euro, mentre la difesa chiede che i contrasti vengano ricondotti alla dimensione di una controversia familiare, escludendo la configurazione dello stalking.

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