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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Un adolescente cerca libertà tra lezioni e scritte nei bagni

Un estratto di “Dove finiscono gli anni” segue un ragazzo tra insofferenza scolastica, desiderio di fuga e scritte nei bagni

La scuola appare come una prigione e il bagno diventa il rifugio di un adolescente in cerca di libertà. È questo il punto di partenza dell’estratto di “Dove finiscono gli anni”, nuovo libro di Alessandro D’Avenia.

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Il disagio dentro la scuola

Il protagonista misura le sue giornate tra il tragitto da casa all’istituto, le lezioni e una ricreazione paragonata a quella di un carcere. Dopo appena un mese dall’inizio dell’anno scolastico, il tempo gli sembra immobile e ogni pausa è un’occasione per allontanarsi dai banchi.

Alle domande sul senso di ciò che sta vivendo, gli adulti rispondono con il consueto “Capirai quando sarai grande”. Le spiegazioni offerte passano dalla fotosintesi all’entropia, fino ad Agostino d’Ippona, ma non riescono a colmare la distanza tra le materie studiate e il bisogno del ragazzo di capire la propria esistenza.

La libertà, nel racconto, è legata anche al ricordo di Giulietta, una cardellina appartenuta alla nonna. Quando il bambino apre la gabbia, l’uccello vola fuori e viene subito ucciso dal gatto Romeo. L’episodio diventa una rappresentazione amara del desiderio di uscire dai limiti: chi cerca di liberarsi può trovare ad attenderlo un pericolo.


Il bagno come archivio umano

Durante una lezione di Greco, il ragazzo si rifugia in bagno e osserva le scritte lasciate sui muri. In quel luogo raccoglie frasi oscene, dichiarazioni d’amore, minacce, battute politiche e formule nate dalla fantasia degli studenti. Il bagno diventa così un punto d’osservazione sul desiderio, sulla rabbia e sull’ironia degli adolescenti.

La raccolta immaginata dal protagonista si intitola “De cesso: rerum vulgarium fragmenta”. Il nome richiama il latino e il titolo delle poesie di Petrarca, ma viene trasformato in una catalogazione delle espressioni trovate nei servizi della scuola. Le sezioni comprendono i “Canti d’uccello”, la “Rubrica del cuore”, il “Bestiario”, le “Piròle”, le “Confessioni”, le “Utopie” e gli “Eccessi”.

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Accanto a queste compaiono “Vita intestina”, dedicata alle domande sull’esistenza, “Nobel con-cesso”, che raccoglie giochi di parole e aforismi, e “Florilegio”, riservata alle citazioni provenienti da poesie, romanzi, film e canzoni. L’ordine dato a questo materiale contrasta con la sua origine casuale e restituisce una sorta di mappa delle inquietudini giovanili.


La scritta firmata Moloch

Il narratore considera il “De cesso” una lente per leggere se stesso e il mondo. Le frasi incise sui muri diventano le voci di ragazzi tra i tredici e i diciannove anni, alle prese con la scuola, il corpo e il bisogno di essere ascoltati.

Prima di essere allontanato dal bagno da MS, il protagonista riesce a copiare una frase: “Scorrerà sangue e non potrete più ignorarmi”, firmata Moloch. Non sa se dietro quelle parole ci sia uno studente esasperato da un brutto voto oppure qualcuno capace di passare dalle minacce ai fatti. Il dubbio chiude l’estratto con un’inquietudine concreta.

“Dove finiscono gli anni” è pubblicato da Mondadori: il volume conta 360 pagine e ha un prezzo di 20 euro.

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