James Dolan, i Knicks divisi sulla visita alla Casa Bianca
Il proprietario ha accettato l'invito senza consultare la squadra, che rivendica una decisione condivisa sulla cerimonia
James Dolan ha annunciato l'adesione dei New York Knicks all'invito di Donald Trump alla Casa Bianca, ma la squadra non ha ancora deciso se partecipare. Il proprietario ha parlato a nome della franchigia senza averne discusso con i giocatori.
Il tema è emerso pochi giorni dopo il ritorno del titolo Nba a New York, arrivato il 13 giugno dopo 53 anni di attesa. Jalen Brunson, premiato come miglior giocatore delle finali, aveva spiegato che la visita non era stata affrontata dal gruppo. L'allenatore Mike Brown ha poi chiarito che la scelta dovrà essere collettiva: «Qualunque cosa decidiamo di fare, la faremo insieme».
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La decisione sulla Casa Bianca
Dolan, intervenuto il 17 giugno a una trasmissione radiofonica sportiva, aveva raccontato di aver ricevuto l'invito e di averlo già accettato. Ha inoltre ricordato il rapporto personale con Trump, che conosce da circa trent'anni, e ha detto di essere orgoglioso all'idea di accompagnare i Knicks a Washington.
La posizione del proprietario ha riaperto il confronto sul modo in cui la franchigia debba rappresentarsi in pubblico. Stephen A. Smith, commentatore molto seguito negli Stati Uniti, ha riferito di aver sentito parlare di pressioni sui giocatori contrari alla cerimonia, precisando però di non averne avuto conferma diretta dalla società. Nel descrivere Dolan, Smith lo ha definito «l'incarnazione vivente della permalosità».
Un precedente risale al dicembre 2016. In quell'occasione Dolan riunì le Rockettes, il corpo di ballo del Radio City Music Hall, per spingerle a esibirsi alla cerimonia d'insediamento di Trump. Alcune ballerine erano contrarie, ma il proprietario sostenne che la partecipazione avrebbe rappresentato un'opportunità per un simbolo americano.
Il rapporto con Donald Trump
Il legame tra i due uomini è anche personale. Dolan si è sposato nel 2002 a Mar-a-Lago, il club di Trump in Florida, che figurava tra gli invitati. Nel 2017 la stessa struttura ha ospitato il matrimonio del figlio Charles Dolan.
In un'intervista del 2018, il proprietario dei Knicks aveva sintetizzato così il suo rapporto con Trump: «Lo sostengo come amico, e non devi essere d'accordo con tutto quello che fa per dargli il tuo sostegno». Nel corso degli anni il sostegno si è tradotto anche in contributi politici.
Nel 2016 Dolan versò 300mila dollari al comitato Trump Victory e nel 2017 altri 125mila dollari alla campagna per la rielezione del presidente. Nel 2026 lui, la sua famiglia e le società collegate hanno destinato circa 1,4 milioni di dollari a gruppi schierati con il repubblicano Bruce Blakeman contro la governatrice democratica Kathy Hochul. Trump ha sostenuto Blakeman, presente nella tribuna di Dolan durante le finali Nba.
Critiche alla gestione dei Knicks
La reputazione di Dolan va oltre il rapporto con Trump. Nel 2020 un sondaggio condotto tra 31 addetti ai lavori lo collocò tra i tre proprietari meno apprezzati della lega. Da quando ha assunto il controllo dei Knicks, nel 1999, il suo nome è stato associato a diversi episodi controversi.
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Dopo la conquista del titolo, la società ha rinviato i rinnovi di Karl-Anthony Towns e Josh Hart, mentre altri giocatori hanno lasciato New York per accordi economici più vantaggiosi. Anche la distribuzione degli anelli celebrativi ha alimentato malumori.
A settembre alcuni dipendenti del Madison Square Garden ricevettero un messaggio che chiedeva di scegliere tra due modelli di anello. La comunicazione era in realtà un test di sicurezza informatica organizzato da Dolan. La società ha successivamente precisato che più di 275 tra giocatori, allenatori, dipendenti e altri membri dell'organizzazione avrebbero ricevuto anelli o gioielli, per un valore complessivo superiore a 3,7 milioni di dollari.
Diversi lavoratori di lunga esperienza sarebbero però rimasti esclusi. Durante la consegna ufficiale, inoltre, alcuni assistenti allenatori trovarono nelle confezioni soltanto scatole vuote: i loro anelli sarebbero stati consegnati in un secondo momento.
Arena e progetto Penn Station
Dolan controlla anche il Madison Square Garden, dove i Knicks giocano le partite interne, e ha interessi legati al futuro di Penn Station. Da anni è aperto il dibattito sulla ristrutturazione della stazione e sull'eventuale trasferimento dell'arena, costruita sopra l'area dell'antico terminal demolito negli anni Sessanta.
Nell'aprile 2026 Dolan e Trump si sono incontrati per discutere del progetto e dell'ipotesi di intitolare la stazione al presidente. Il 20 maggio l'amministrazione ha presentato un piano da 8 miliardi di dollari che mantiene il Madison Square Garden nella sede attuale e accantona l'idea di spostarlo oltre la Seventh Avenue.
Non è stato dimostrato che l'invito rivolto da Dolan a Trump durante le finali sia collegato alla decisione sulla stazione. Il rapporto tra i due, tuttavia, comprende interessi che riguardano sia lo sport sia la grande area infrastrutturale di Manhattan.
Tra gli altri episodi contestati figurano l'allontanamento dal Garden dell'ex giocatore Charles Oakley nel 2017, il divieto d'accesso imposto ad alcuni tifosi che lo criticavano e l'uso del riconoscimento facciale contro avvocati di studi legali impegnati in cause contro le sue società.
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