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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Ue, l’allargamento cambia regole: il doppio freno per i nuovi membri

Bruxelles propone limiti temporanei per i prodotti agricoli più sensibili e una clausola che potrebbe sospendere il voto dei nuovi Stati in caso di gravi violazioni democratiche.

Per i futuri membri dell’Unione europea l’ingresso potrebbe non coincidere subito con la piena libertà di accesso al mercato agricolo né con una totale autonomia sul piano politico. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha infatti presentato un pacchetto di misure per accompagnare l’allargamento, con particolare attenzione all’Ucraina e al rischio di tensioni tra i nuovi arrivati e gli Stati già membri.

La proposta più delicata riguarda la possibilità di sospendere, in circostanze eccezionali, il diritto di voto dei Paesi appena entrati. La tutela potrebbe restare attiva per 15 anni dall’adesione. Sul fronte economico, invece, Bruxelles immagina restrizioni temporanee per i prodotti agricoli provenienti da Paesi con una capacità produttiva ritenuta incompatibile con quella europea, a partire dai cereali ucraini.


Cereali ucraini, accesso più limitato

Il progetto della Commissione prevede strumenti specifici per proteggere il mercato europeo da alcune merci agricole considerate sensibili. I nuovi Stati potrebbero essere esclusi per un periodo iniziale sia da una parte dei sostegni agricoli dell’Unione sia dalla libera vendita di quei prodotti nel mercato unico.

La misura risponde soprattutto alle preoccupazioni degli agricoltori di Italia, Francia e Polonia, preoccupati dall’arrivo di grandi quantità di grano e altri cereali ucraini a prezzi più bassi. Marta Kos, Commissaria europea all’Allargamento, ha spiegato: «Dobbiamo proteggere gli Stati membri, l’adesione dell’Ucraina non deve danneggiarli, e vogliamo aiutare Kiev a riguadagnare i suoi tradizionali mercati di export».

L’obiettivo dichiarato è anche riportare le esportazioni agricole ucraine verso le destinazioni che le assorbivano prima dell’invasione russa, soprattutto il Nordafrica. Secondo la Commissione, concentrare quei flussi sul mercato europeo potrebbe creare difficoltà nei Paesi che dipendono da quelle importazioni, con il rischio di aggravare la scarsità alimentare in Egitto e in altre aree della regione.


Il voto europeo resta sotto tutela

La seconda clausola di salvaguardia riguarda il rispetto dei principi democratici. La Commissione chiede ai governi dei 27 di inserire nei futuri trattati di adesione un meccanismo d’emergenza attivabile quando violazioni gravi e prolungate mettano in pericolo il funzionamento dell’Unione e gli strumenti già disponibili non siano sufficienti.

L’iniziativa potrebbe partire dalla Commissione o da un singolo Stato membro. Le eventuali contromisure dovrebbero essere commisurate alla situazione; quella più severa consisterebbe nella sospensione del diritto di voto in Consiglio. Se la proposta fosse accolta, il meccanismo potrebbe essere utilizzato nei primi 15 anni dall’ingresso di un nuovo Paese.

Bruxelles presenta tuttavia questa possibilità come una extrema ratio, non come una condizione destinata a creare una gerarchia permanente tra gli Stati. «Tutti gli Stati membri godranno degli stessi diritti, non ci saranno Paesi di Serie A e B», ha assicurato Marta Kos durante la conferenza stampa. Il riferimento politico è alle crisi istituzionali già osservate in Ungheria sotto il governo di Viktor Orbán.

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Adesione graduale per i candidati

Le nuove misure arrivano mentre l’Unione valuta un ampliamento senza precedenti dalla recente storia comunitaria. L’ultimo ingresso risale alla Croazia, nel 2013. Oggi tra i candidati figurano Ucraina, Moldova, Georgia e sei Paesi dei Balcani occidentali; il Montenegro è considerato il più avanti e punta a concludere i negoziati entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di entrare nel 2028.

Albania, Ucraina e Moldova sono gli altri Paesi indicati tra quelli più pronti a procedere. Nel complesso, l’Unione potrebbe arrivare a comprendere tra 30 e 35 Stati. L’allargamento viene considerato da Ursula von der Leyen uno strumento geopolitico per rafforzare il blocco e impedire che i Paesi vicini cadano nell’influenza russa o cinese, ma pone anche problemi decisionali ed economici rilevanti.

Poiché per molti candidati l’adesione completa resta lontana, la Commissione propone un avvicinamento per tappe. I Paesi potrebbero partecipare prima a programmi comuni come Erasmus, collaborare con agenzie europee quali Frontex e ottenere un accesso parziale al mercato unico. Bruxelles prevede anche risorse finanziarie, precisando però che questo percorso non sostituirebbe l’ingresso nell’Unione né ne costituirebbe una scorciatoia.


I 27 devono ancora decidere

Le proposte saranno esaminate dai governi nazionali e discusse dai leader al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. L’esecutivo comunitario ribadisce che l’allargamento dovrà rimanere legato ai risultati: ogni candidatura potrà avanzare solo insieme alle riforme richieste nei diversi ambiti dello Stato e dell’economia.

Resta più incerto il capitolo dedicato al funzionamento interno dell’Unione. La Commissione, consapevole delle difficoltà giuridiche e politiche di modificare i Trattati per superare l’unanimità, suggerisce di sfruttare maggiormente gli strumenti già esistenti. Tra questi figurano l’estensione del voto a maggioranza qualificata quando consentita, le cosiddette clausole passerella e le cooperazioni rafforzate per i progetti bloccati da alcuni governi.

Il confronto si annuncia complesso anche perché Spagna, Francia, Italia e Polonia andranno al voto entro i prossimi 12 mesi. Saranno dunque i 27 Stati attuali, insieme ai Paesi che aspirano a diventare membri, a stabilire se le garanzie proposte da Bruxelles potranno accompagnare il prossimo allargamento.

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