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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Pizzaballa: dopo il 7 ottobre la pace resta lontana

Il patriarca di Gerusalemme descrive una Terra Santa segnata dalla violenza e invita a ricostruire fiducia, relazioni e futuro comune.

«L’umanità dell’altro non è un ostacolo alla nostra libertà o alla nostra sicurezza: è il fondamento della nostra stessa umanità. Quando lo dimentichiamo, non colpiamo soltanto gli altri, ma mettiamo a rischio anche il nostro avvenire». È il richiamo lanciato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, mentre rifletteva sulle conseguenze della guerra in Terra Santa.

Nei colloqui avuti con israeliani e palestinesi, ha raccontato, il cardinale ha percepito quanto il conflitto abbia eroso la fiducia nella possibilità di vivere senza paura e di costruire ancora un futuro nella propria terra. Anche anni di dialogo sono stati rimessi in discussione: persone che si conoscevano hanno smesso di parlarsi e legami considerati solidi hanno mostrato tutta la loro fragilità.


Una ferita che va oltre la guerra

Per Pizzaballa, il 7 ottobre ha rappresentato una cesura destinata a segnare tanto Israele quanto la società palestinese. «Il 7 ottobre è stato, ed è ancora, un dramma gravissimo», ha affermato, spiegando che la ricostruzione dovrà riguardare non soltanto infrastrutture e abitazioni, ma anche i rapporti umani e il modo di stare insieme.

Il cardinale ha sottolineato inoltre che la violenza ha coinvolto famiglie, scuole e comunità cristiane. Le immagini e i racconti portati dagli studenti nelle aule hanno fatto entrare il conflitto nella vita scolastica, mentre nelle comunità religiose le diverse appartenenze nazionali, lingue ed esperienze hanno reso ancora più evidenti le divisioni.


Terra Santa, una fase senza pace

Il quadro attuale, secondo il patriarca, rimane estremamente instabile. «Non ne siamo ancora usciti: siamo in una fase di non pace e di non guerra», ha spiegato, indicando nella violenza ancora presente a Gaza e in Giordania uno dei segnali di una crisi tutt’altro che conclusa.

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A rendere il momento ancora più delicato contribuiscono anche i confronti politici in corso, sia nei territori coinvolti sia all’interno di Israele, ormai vicino alle elezioni. Pizzaballa ha descritto una situazione in rapido movimento, nella quale il futuro resta difficile da delineare.


Il futuro da ricostruire

Dall’inizio del conflitto, ha osservato il cardinale nella sua lezione accademica, la Terra Santa è sprofondata in una condizione di gravità che è ancora difficile valutare pienamente. La guerra ha modificato abitudini, distrutto luoghi e alterato il rapporto delle persone con il domani, provocando una frattura profonda in una regione già abituata a convivere con il conflitto.

Le dichiarazioni sono state pronunciate a Pisa, a margine della cerimonia con cui la Scuola Sant’Anna ha conferito a Pizzaballa un dottorato in diritti umani. In quell’occasione il patriarca ha ribadito che la ricostruzione dovrà comprendere anche la fiducia reciproca e la capacità di riconoscere nell’altro non una minaccia, ma una parte indispensabile di qualsiasi prospettiva di convivenza.

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