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Attualità 2 min di lettura58 min fa

Spiagge, il conto delle gare resta ai Comuni: la protesta Anci

Il modello nazionale fissa tempi, criteri e indennizzi per le nuove concessioni, ma i sindaci chiedono regole più chiare e un aiuto per sostenere costi e contenziosi.

A pagare il prezzo organizzativo delle gare per le concessioni balneari rischiano di essere i Comuni, mentre i canoni demaniali continuerebbero a finire interamente nelle casse dello Stato. È questo il nodo principale sollevato dall’Anci dopo l’esame della bozza di bando-tipo preparata dal ministero del Turismo.

Il documento, presentato alla Conferenza Stato-Regioni, dovrebbe guidare le amministrazioni nelle future assegnazioni. Il testo stabilisce durata, scadenze e criteri delle procedure, ma secondo i rappresentanti dei Comuni costieri non risolve ancora le principali incertezze giuridiche.


Gare entro il 2027, concessioni fino a vent’anni

Le nuove autorizzazioni potranno avere una durata variabile da cinque a vent’anni. Le gare dovranno essere avviate almeno sei mesi prima della fine degli attuali titoli e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2027.

Durante il passaggio dovrà essere assicurata la continuità dei servizi. Le concessioni oggi attive resteranno valide fino all’ingresso effettivo del nuovo operatore, così da evitare interruzioni nella gestione degli stabilimenti e delle attività connesse.

La bozza si sviluppa su 36 pagine e individua venti elementi da inserire negli avvisi comunali. L’assegnazione dovrà basarsi soltanto sull’offerta economicamente più vantaggiosa, calcolata privilegiando il rapporto tra qualità e prezzo e prevedendo, se necessario, premialità a favore delle piccole e medie imprese.

Il peso attribuito alla componente economica non potrà superare il 10% del punteggio massimo previsto per l’offerta tecnica. Inoltre, per favorire una maggiore partecipazione, non potranno concorrere alle gare gli operatori già presenti in un numero di lotti pari al limite massimo stabilito per quella specifica categoria di concessione.

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Indennizzi e ricorsi, il nodo dei sindaci

Una parte rilevante del modello riguarda il rapporto tra il concessionario uscente e quello subentrante. Il nuovo gestore dovrà riconoscere un compenso che tenga conto degli investimenti non ancora ammortizzati alla scadenza, oltre alla somma necessaria ad assicurare un’equa remunerazione per gli interventi realizzati negli ultimi cinque anni.

Proprio su questo punto, insieme al requisito della scarsità della risorsa, l’Anci chiede indicazioni più precise. Daniele Silvetti, sindaco di Ancona e vicepresidente vicario dell’associazione, ha avvertito che i Comuni necessitano di istruzioni operative non ambigue per ridurre il rischio di ricorsi e di ulteriori esborsi.

Durante la riunione della Commissione Demanio, alla quale hanno preso parte rappresentanti di più di settanta Comuni costieri, Silvetti ha definito ancora incomplete le regole su scarsità e indennizzi. La richiesta è di correggere il testo affinché diventi uno strumento realmente utilizzabile e garantisca criteri uniformi su tutto il territorio.

Anche Alessandro Terrile, vicesindaco di Genova e presidente della Commissione Demanio, ha sottolineato il peso già sostenuto dagli enti locali. Le amministrazioni affrontano procedure complesse, costi amministrativi elevati e spese legali legate ai numerosi contenziosi. “I Comuni non devono essere lasciati soli”, ha affermato, chiedendo una partecipazione concreta dello Stato alle spese sostenute per la gestione del demanio marittimo.

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