Garlasco, il nodo dei dati Dna: il Ris temeva il contenzioso
Nuovi documenti ricostruiscono i dubbi del reparto scientifico sui materiali richiesti dalla difesa di Alberto Stasi, mentre a Pavia si preparano nuove audizioni
A Pavia l’inchiesta sulla gestione degli accertamenti scientifici legati al delitto di Chiara Poggi si prepara a entrare in una fase delicata. Nei prossimi giorni gli inquirenti dovrebbero ascoltare Rosa Muscio, all’epoca pubblico ministero a Vigevano, e due consulenti che assistettero la difesa di Alberto Stasi: Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri.
Le loro testimonianze serviranno a ricostruire il percorso seguito dai dati genetici e da alcuni reperti, oltre alle decisioni assunte dagli investigatori negli anni successivi all’omicidio. Intanto, i nuovi documenti vengono valutati dai legali di Stasi in vista di una possibile richiesta di revisione alla Corte d’Appello di Brescia e di eventuali iniziative giudiziarie.
I testimoni attesi possono chiarire il nodo
L’ex magistrata Muscio potrebbe fornire elementi sulle prime indagini del 2007 e sulla disponibilità dei materiali analitici allora raccolti. Al centro dell’attenzione ci sono soprattutto i dati grezzi del Dna e la sorte di alcuni reperti che, secondo quanto viene esaminato nel fascicolo, potrebbero essere stati distrutti.
Avato e Fabbri, che all’epoca lavoravano per la difesa di Stasi, saranno chiamati a spiegare quali richieste furono avanzate e come vennero gestite. La Procura di Pavia sta verificando se nella conduzione delle attività investigative possano emergere condotte irregolari o profili di responsabilità.
Il carteggio interno riapre il caso degli atti
Una parte rilevante delle carte riguarda lo scambio di comunicazioni tra Giampietro Lago, allora comandante del Ris di Parma, e i vertici dell’Arma tra il 2017 e il 2018. Dopo la domanda presentata dai difensori il 18 dicembre 2017, il reparto si trovò a valutare ancora una volta se consegnare la documentazione relativa al Dna individuato sui pedali della bicicletta.
Il 17 gennaio 2018 Lago inviò una bozza di risposta al Raggruppamento e domandò all’Ufficio legislazione un parere sulla correttezza della posizione assunta. Nella comunicazione spiegava che la questione avrebbe potuto riguardare in futuro l’intera struttura e generare contestazioni, anche sul piano giudiziario. Il comandante, che l’anno scorso è andato in pensione, cercava quindi indicazioni prima di confermare il rifiuto.
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La difesa insistette, ma arrivò un altro no
La richiesta venne successivamente ampliata con un elenco molto esteso di documenti e informazioni. I difensori sostennero inoltre che il presidente della Corte d’Assise d’Appello avesse mostrato apertura alla consegna delle copie, ma gli accertamenti chiesti da Lago non confermarono questa ricostruzione.
Anche davanti alla nuova istanza il Ris mantenne la linea già adottata e comunicò alla difesa l’impossibilità di ottenere gli atti. Il parere dell’Ufficio legislazione ricordava che, una volta concluso il procedimento e in mancanza di un’autorità giudiziaria formalmente incaricata, la decisione spettava al reparto in possesso della documentazione.
Lo stesso parere, tuttavia, richiamava le prerogative riconosciute agli avvocati e la possibilità di rivolgersi al giudice amministrativo. Per questa ragione veniva indicata la necessità di sostenere il diniego con motivazioni adeguate. Un ulteriore confronto con l’autorità giudiziaria dell’epoca portò infine a confermare la scelta di non distribuire quei materiali.
Le carte servono anche alla revisione
Il fascicolo aperto dalla Procura di Pavia riguarda l’operato degli ex investigatori del reparto scientifico ed è inserito nel nuovo filone sull’omicidio di Chiara Poggi, nel quale Andrea Sempio risulta indagato. Le comunicazioni interne del 2018 rappresentano ora uno degli elementi utilizzati per esaminare la gestione degli atti richiesti dalla difesa.
Per i legali di Stasi, quei documenti possono assumere un peso su due piani distinti: da una parte l’eventuale presentazione di denunce sulle presunte anomalie investigative, dall’altra la preparazione di una nuova istanza per riaprire il processo. Le prossime deposizioni dovranno quindi contribuire a stabilire che cosa accadde ai dati genetici, ai reperti e alle richieste di accesso formulate negli anni.
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