5.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura58 min fa

Ucraina, Zelensky respinge la trattativa: «Non cederemo a Putin

Il deputato Oleksii Goncharenko propone accordi graduali con Mosca, ma il presidente ucraino e il suo partito escludono concessioni che mettano a rischio lo Stato.

La proposta di aprire negoziati graduali con la Russia è stata respinta da Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha escluso l’ipotesi di sacrificare gli interessi nazionali, mentre Oleksii Goncharenko, esponente di Solidarietà europea e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle violazioni nel settore della difesa, sostiene che il Paese debba cambiare approccio.


Zelensky chiude alla linea delle concessioni

Goncharenko ha sollevato il tema in un messaggio pubblicato venerdì, descrivendo una situazione militare ed economica sempre più difficile. Secondo il deputato, l’Ucraina sta perdendo uomini, risorse e capacità produttiva: lo Stato non avrebbe più fondi sufficienti né per sostenere il conflitto né per garantire il normale funzionamento del Paese.

Zelensky ha risposto domenica, prendendo le distanze dall’idea di cedere alle richieste russe. «Per quanto difficile possa essere, non possiamo piegarci a Putin e alla Russia, perché l’Ucraina ne risentirebbe», ha detto il presidente, aggiungendo che gli interessi dello Stato non possono essere messi da parte in alcuna circostanza.


Goncharenko punta su accordi graduali

Il parlamentare ritiene irrealistica la strategia fondata sulla ricerca di un’arma decisiva capace di risolvere il conflitto. A suo giudizio, Mosca ha mantenuto un vantaggio su questo terreno dall’inizio dell’invasione e continuerà probabilmente a farlo. Per questo, sostiene, l’unica strada praticabile sarebbe avviare un confronto limitato su obiettivi concreti.

La proposta prevede di collegare l’eventuale revoca delle sanzioni alla fine degli attacchi a lunga distanza, alla riapertura del Mar Nero e alla riduzione delle operazioni militari al solo Donbass. Il deputato immagina una serie di intese successive, da verificare nel tempo, fino ad arrivare a un accordo più ampio. «Siamo in una situazione di parità, perciò l’unica via d’uscita è negoziare», ha affermato, riconoscendo che il percorso richiederebbe concessioni reciproche.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Donbass e sanzioni restano i nodi

La questione territoriale sarebbe affrontata soltanto dopo una prima riduzione delle ostilità. Goncharenko indica come passaggi preliminari lo stop agli attacchi contro scuole, ospedali, porti, abitazioni e ponti, insieme alla concentrazione dei combattimenti nel Donbass. Solo in seguito, secondo il deputato, si potrebbe discutere del futuro delle aree occupate.

Tra le formule citate figurano il congelamento dei combattimenti lungo l’attuale linea del fronte, l’istituzione di una zona neutrale, il ritiro delle forze russe e ucraine oppure l’affidamento dell’area a un controllo delle Nazioni Unite. Goncharenko sostiene inoltre che le sanzioni contro la Russia finiranno comunque per essere allentate e che l’Occidente starebbe già privilegiando gli interessi economici.


Solidarietà europea chiede più garanzie

La posizione del deputato non coincide con quella del suo gruppo parlamentare. Solidarietà europea sostiene che un’intesa debba chiudere davvero la guerra, senza comportare la perdita dell’identità nazionale o la rinuncia alla sovranità ucraina. Il partito chiede al governo di presentare una strategia autonoma, concreta e comprensibile alla popolazione.

Secondo la formazione, un cessate il fuoco avrebbe valore soltanto se accompagnato da garanzie internazionali sufficienti a impedire una nuova offensiva. Fino a quel momento, le Forze Armate ucraine resterebbero la principale protezione del Paese. Il gruppo sollecita quindi il riarmo, finanziamenti pluriennali da parte degli alleati e un ulteriore irrigidimento delle misure contro Mosca.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere