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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Irkutsk, quarantena e inchiesta: cosa non torna sulla morte di Shipilova

La scomparsa della ricercatrice riaccende i timori per un possibile contagio in laboratorio, ma test negativi e comunicazioni ufficiali lasciano ancora aperti molti interrogativi.

La morte di Darya Shipilova, 27 anni, ha messo sotto osservazione un istituto di ricerca della regione russa di Irkutsk. La giovane laboratorista è deceduta nella notte del 2 ottobre, dopo il ricovero, e il caso è stato classificato ufficialmente come una polmonite dalla causa non ancora identificata. A suscitare allarme è soprattutto l’ipotesi, non confermata, di un contatto accidentale con il batterio della peste durante il lavoro.


I test non sciolgono il mistero

Secondo alcune ricostruzioni, Shipilova avrebbe rotto una provetta entrando così in contatto con un agente patogeno. Rospotrebnadzor, l’agenzia sanitaria russa, non ha però reso pubblica una conferma di questa dinamica e ha riferito che gli accertamenti non avrebbero trovato microrganismi collegabili all’attività professionale della ricercatrice.

Resta quindi da chiarire se la malattia fosse davvero legata alla peste oppure se l’esposizione ipotizzata non si sia mai verificata. La questione è resa più complessa dal fatto che le persone sottoposte a controllo non hanno mostrato sintomi e i test disponibili hanno dato esito negativo, almeno stando alle informazioni diffuse finora.


Isolamenti estesi, risposte limitate

Nonostante l’assenza di una diagnosi pubblicamente definitiva, le autorità hanno adottato misure molto ampie. Diversi ospedali di Irkutsk e del distretto di Shelekhov sono rimasti in quarantena per tre settimane, mentre i dipendenti dell’istituto sono stati confinati nella struttura.

Le persone considerate contatti diretti o indiretti sono almeno 197: alcune sono state sorvegliate a domicilio, altre trasferite in ospedale per il monitoraggio. Il governatore di Irkutsk ha invitato la popolazione a mantenere la calma, descrivendo come stabile il quadro epidemiologico e ricordando che i soggetti controllati risultavano asintomatici e negativi agli esami.

Il Cremlino ha difeso il ruolo dell’agenzia sanitaria. Dmitry Peskov, portavoce della presidenza russa, ha dichiarato: «Dovremmo affidarci alle comunicazioni ufficiali, senza prestare attenzione a voci e speculazioni». Ha inoltre sottolineato la preparazione degli specialisti di Rospotrebnadzor.


L’indagine cerca le responsabilità

La vicenda ha portato anche all’apertura di un procedimento penale. Gli investigatori stanno verificando se siano state violate le regole sulla sicurezza e sulla protezione della salute dei lavoratori, oltre a controllare il rispetto delle procedure previste per la gestione di agenti patogeni pericolosi.

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L’inchiesta potrebbe stabilire se nel laboratorio si sia verificato un incidente e se, in quel caso, le norme operative siano state applicate correttamente. Per ora, tuttavia, non esiste una ricostruzione pubblica e verificabile che colleghi con certezza la morte della ricercatrice a un contagio professionale.


Washington e Bruxelles chiedono dati

Gli Stati Uniti hanno fatto sapere di seguire l’evoluzione del caso. Marco Rubio, segretario di Stato, ha riferito che Washington sta monitorando il presunto episodio, mentre il Dipartimento di Stato e le agenzie sanitarie hanno sollecitato Mosca a condividere informazioni precise e in tempi rapidi.

Anche la Commissione europea ha espresso attenzione, ricordando che la peste è provocata dal batterio Yersinia pestis, può essere curata con antibiotici e continua a comparire sporadicamente in alcune aree delle Americhe, dell’Africa e dell’Asia. La malattia non è presente in Europa da oltre 50 anni.

Una portavoce della Commissione ha spiegato che Bruxelles mantiene i contatti con gli esperti del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e utilizza, tra gli altri canali, le informazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. «Una comunicazione tempestiva e trasparente, insieme a dati epidemiologici e di laboratorio affidabili, è fondamentale», ha affermato durante l’incontro quotidiano con la stampa.

Il nodo principale resta dunque irrisolto: Shipilova è morta dopo un’esposizione accidentale alla peste oppure per una forma diversa di polmonite? Finché non saranno pubblicati risultati diagnostici conclusivi e una spiegazione documentata dell’accaduto, la combinazione tra quarantene, indagine penale e comunicazioni incomplete continuerà ad alimentare l’incertezza.

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