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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Corruzione, Sempio rischia una nuova iscrizione: cosa cambia a Garlasco

La difesa dell’amico di Marco Poggi contesta i test sull’impronta 33 e prepara le prossime mosse tra memorie, possibile processo e nuove verifiche giudiziarie.

La posizione di Andrea Sempio potrebbe complicarsi su un doppio binario. Oltre all’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la sua difesa vuole infatti verificare se il suo nome sia stato inserito nel registro degli indagati anche per il procedimento sulla presunta corruzione legata alle indagini di Garlasco.

Angela Taccia, che assiste Sempio, ha già presentato un’istanza ex articolo 335 per ottenere una risposta ufficiale dalla Procura di Pavia. Nel frattempo, gli avvocati contestano il valore dei nuovi accertamenti sull’impronta 33 e si preparano alla fase successiva della procedura, mentre l’interrogatorio dell’indagato non sembra essere, per ora, tra le opzioni principali.


La seconda inchiesta può allargarsi

Il fascicolo sulla presunta corruzione è tornato a Pavia dopo l’archiviazione della posizione di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto della città. A Brescia resta invece coinvolto Giuseppe Sempio, padre di Andrea, accusato di avere consegnato denaro a magistrati per ottenere l’archiviazione della posizione del figlio nell’inchiesta del 2017.

Secondo quanto riferito dalla legale, il trasferimento degli atti potrebbe portare a ulteriori iscrizioni. Tra i nomi citati nelle indiscrezioni figurano Federico Soldani, ex difensore della famiglia Sempio, e Silvio Sapone, già appartenente alla polizia giudiziaria di Pavia durante le prime indagini su Andrea Sempio. Taccia ha spiegato: «Ho appena depositato il 335 per capire se Andrea Sempio è già iscritto nel registro degli indagati a Pavia per corruzione».

La professionista ritiene possibile che la Procura debba formalizzare l’iscrizione di Andrea se dagli atti trasmessi da Brescia emergono elementi a suo carico. I due procedimenti potrebbero rimanere distinti, ma l’ipotesi di un collegamento con il delitto potrebbe spingere gli inquirenti a valutare anche un prolungamento delle indagini sull’omicidio.


L’impronta 33 resta controversa

Dopo l’esame della documentazione depositata alla fine di settembre, la difesa sostiene che l’accusa non abbia prodotto elementi decisivi. L’attenzione si concentra soprattutto sulla traccia numero 33, individuata sulle scale che conducono alla taverna della villetta dei Poggi.

Il Racis ha aggiunto una relazione basata su prove pratiche condotte su una parete diversa da quella della casa di Garlasco. Gli esperimenti hanno utilizzato intonaco, sangue e ninidrina, senza ricorrere al programma impiegato da Ghizzoni, consulente di Alberto Stasi. Per Taccia, le conclusioni non consentono né di dimostrare la presenza di sangue né di escluderla.

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«Non è stato dimostrato che in quell’impronta ci sia il sangue, quindi non è stata collegata temporalmente all’omicidio del 13 agosto 2007», ha osservato l’avvocata. La difesa, perciò, non considera sufficiente la relazione per attribuire alla traccia un’effettiva forza probatoria.

Un eventuale incidente probatorio non è comunque escluso in assoluto. La richiesta potrebbe essere valutata soltanto se la Procura riuscisse a dimostrare che l’impronta contiene sangue e risale alla scena del delitto; in caso contrario, gli avvocati intendono opporsi.


Memorie e udienza: la linea difensiva

La notifica ricevuta il 28 settembre ha fatto partire il termine per presentare le memorie. I difensori hanno indicato il 16 o il 17 ottobre come momento previsto per il deposito, prima della scadenza ufficiale del 18 ottobre. Successivamente, la Procura avrà tre mesi per decidere se chiedere il rinvio a giudizio, mentre per fissare l’udienza preliminare potranno trascorrere fino a 9 mesi.

Taccia e il collega Cataliotti stanno preparando un nuovo documento difensivo e stanno esaminando le eccezioni da sollevare davanti al giudice. L’orientamento attuale guarda dunque alla possibile richiesta di processo, più che a ulteriori confronti investigativi con gli inquirenti.

Per il momento Sempio non dovrebbe essere sottoposto a interrogatorio formale. La difesa potrebbe eventualmente scegliere la strada delle dichiarazioni spontanee, che consentono all’indagato di esporre la propria versione senza rispondere alle domande del pubblico ministero.

«Non si può continuare a giocare a tennis con le consulenze, piuttosto andiamo a processo», ha affermato Taccia. Secondo la legale, gli atti disponibili non collocano con certezza Andrea Sempio sulla scena del crimine, mentre la Procura sarebbe già orientata a ritenerlo penalmente responsabile.

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