Ucraina nell’Ue, il piano si inceppa: Kiev boccia le condizioni agricole
Bruxelles propone un ingresso graduale e limiti duraturi per alcuni prodotti, ma il governo ucraino accetta solo misure temporanee e con una scadenza.
Il nodo che rischia di bloccare il percorso europeo dell’Ucraina non è soltanto politico: riguarda soprattutto il futuro dei suoi prodotti agricoli nel mercato comune. Kiev ha respinto l’ipotesi di un’adesione accompagnata da restrizioni permanenti, mentre Bruxelles considera indispensabile proteggere gli agricoltori degli Stati membri.
La proposta della Commissione europea puntava a tenere insieme due esigenze opposte: avvicinare l’Ucraina all’Unione e rassicurare i Paesi più esposti alla concorrenza del settore agricolo ucraino. Il risultato, però, ha lasciato insoddisfatta proprio Kiev, che non intende accettare una piena adesione privata di una parte stabile dei suoi diritti commerciali.
Kiev rifiuta i vincoli permanenti
Il ministro dell’Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi ha chiarito che il suo governo potrebbe prendere in considerazione una fase transitoria, ma non un limite destinato a restare nel tempo. “Per noi c’è una differenza fondamentale tra un periodo di transizione e una restrizione permanente”, ha spiegato, definendo la seconda soluzione incompatibile con la logica della piena partecipazione all’Unione europea.
L’Ucraina sarebbe disponibile a un ingresso graduale degli aiuti agricoli, a quote provvisorie e a clausole di salvaguardia per le merci più sensibili. Tutte queste misure, però, dovrebbero avere una data di fine. L’obiettivo di Kiev è arrivare a vendere nel mercato europeo non soltanto cereali e materie prime, ma anche mangimi, alimenti trasformati e biocarburanti.
Vysotskyi ha inoltre invitato i Paesi dell’Unione a non considerare il settore agricolo ucraino soltanto come un pericolo per i produttori europei. Secondo il ministro, una futura integrazione potrebbe ampliare la gamma degli scambi e favorire una filiera più articolata, invece di limitarsi all’esportazione di grano.
Bruxelles cerca un compromesso inedito
La commissaria europea all’Allargamento Marta Kos ha presentato il piano a Strasburgo, insieme alle indicazioni sui percorsi di Montenegro, Albania e Moldavia. Ha chiesto ai governi dei Ventisette un sostegno politico più deciso e ha sottolineato i progressi realizzati negli ultimi nove mesi, ritenuti superiori a quelli accumulati nei venticinque anni precedenti.
Per l’Ucraina, tuttavia, la Commissione ha immaginato un percorso diverso da quello dell’ingresso pieno e immediato. La strategia prevede un’integrazione progressiva, con un accesso limitato al mercato europeo per determinati prodotti agricoli, considerati particolarmente delicati per la dimensione e l’elevata produttività del comparto ucraino.
Kos ha sostenuto che l’Unione potrebbe compensare almeno in parte queste limitazioni aiutando Kiev a recuperare i tradizionali sbocchi commerciali nei Paesi terzi, soprattutto in Africa e Medio Oriente. “L’integrazione parziale sarà possibile e l’Ucraina diventerà membro dell’Ue”, ha assicurato, spiegando che la priorità immediata è la tutela degli agricoltori europei.
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L’adesione resta senza formula definitiva
L’idea di un’Ucraina “membro associato”, rilanciata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz a fine maggio, avrebbe dovuto offrire una soluzione intermedia. Nei Trattati europei, però, questo status non esiste: potrebbe tradursi soltanto in un accordo di associazione rafforzato, con una cooperazione molto stretta ma senza gli stessi diritti e obblighi di uno Stato membro.
La guerra e l’incertezza sui confini rendono inoltre impraticabile, almeno nell’immediato, un’adesione completa. Kos ha riconosciuto che l’Unione può rafforzarsi attraverso l’allargamento oppure mediante nuove partnership, ma ha precisato che i Trattati attuali non consentono di creare formalmente la figura del membro associato.
Il progetto deve quindi fare i conti con le resistenze interne all’Unione. L’Ungheria chiede garanzie per la comunità magiara presente in Ucraina; la Polonia e altri Paesi agricoli temono l’arrivo di grandi quantità di cereali; gli Stati che oggi ricevono ingenti fondi europei guardano con preoccupazione alla possibile riduzione delle risorse dopo l’ingresso di Kiev.
La Commissione vuole superare i veti
Per rendere più rapido il percorso, Bruxelles ha anche ipotizzato di affidare alcune decisioni sull’allargamento alla maggioranza qualificata, superando il ricorso sistematico all’unanimità. La modifica servirebbe a ridurre la possibilità che un singolo governo blocchi l’avanzamento dei negoziati per ragioni nazionali.
Kos ha precisato che l’obiettivo non sarebbe abbassare gli standard richiesti ai candidati, ma accorciare i tempi delle procedure. “Basato sul merito non significa lento”, ha affermato, sostenendo che la velocizzazione dovrebbe riguardare il metodo e non i criteri di adesione.
Il contrasto sui prodotti agricoli dimostra però quanto il cammino resti complesso. La discussione potrà riprendere con maggiore concretezza dopo la fine della guerra, quando i governi europei dovranno decidere se mantenere una barriera stabile a tutela dei propri agricoltori oppure accettare una transizione verso la piena integrazione commerciale dell’Ucraina.
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