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Attualità 4 min di lettura59 min fa

Schlein-Conte, gelo e primarie: la sfida che divide il centrosinistra

La segretaria dem prende tempo in attesa della Consulta, mentre il leader del M5S chiede di scegliere presto il candidato alla guida della coalizione.

Un saluto frettoloso all’uscita di un ascensore e poi strade separate: il rapporto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte resta freddo. A Montecitorio i due leader si sono incrociati davanti ai cronisti, scambiandosi poche parole dopo un momento di evidente imbarazzo. Schlein ha evitato ogni commento con una battuta sul raffreddore: «Non rispondo, sono raffreddata».

Il dissenso non riguarda soltanto il calendario delle primarie. Conte ha confermato di aver proposto a Schlein, durante il loro ultimo incontro, di rinunciare entrambi alla candidatura e individuare una «terza figura». La segretaria avrebbe respinto l’ipotesi. Sul nome di Roberto Gualtieri, il leader del M5S ha precisato: «Non ho fatto nomi perché non c’è per lei questa disponibilità».


Il programma resta ancora lontano

Nel Movimento non è stata accolta bene nemmeno la relazione presentata da Schlein alla Direzione del Pd. La segretaria aveva rivendicato il ruolo del suo partito nella coalizione, chiarendo che nella definizione della linea comune «non è che uno vale uno». A Campo Marzio, quelle parole vengono liquidate come «una caduta di stile».

Anche il confronto sui contenuti non è ancora decollato. Il Pd attende l’Assemblea nazionale del 18 ottobre, quando Schlein dovrebbe illustrare le proposte emerse dalla campagna di ascolto iniziata in primavera e ottenere la proroga del mandato almeno fino alle elezioni politiche. Nella stessa giornata Avs presenterà il programma costruito attraverso la consultazione “Decidiamo!”.

Dopo questi appuntamenti è prevista una tre giorni dell’area dem a Montepulciano. Per questo il tavolo tra le forze della coalizione potrebbe iniziare a lavorare concretamente soltanto a novembre. Conte sostiene che il M5S sia pronto, ma attende che anche gli altri partiti definiscano una propria piattaforma per aprire il confronto.


Schlein punta sulla sentenza

La segretaria dem non sembra intenzionata a fissare subito una data per la consultazione interna. Nel Pd prevale infatti la convinzione che la Corte costituzionale possa esprimersi sulla nuova legge elettorale prima delle prossime politiche, previste nel 2027. L’idea è arrivare ai gazebo dopo aver conosciuto il quadro delle regole con cui si voterà.

La finestra presa in considerazione dai dirigenti vicini a Schlein va da gennaio a marzo, una collocazione ritenuta compatibile anche con elezioni a maggio. Rinviare la sfida avrebbe inoltre una motivazione politica: una competizione troppo distante dal voto potrebbe lasciare per mesi le forze sconfitte alle prese con tensioni interne e con il rischio di perdere il sostegno della propria base.

Nel partito si teme soprattutto che una gara combattuta produca strascichi difficili da assorbire. Avvicinare le primarie all’avvio della campagna elettorale consentirebbe, secondo questo ragionamento, di ridurre il periodo di esposizione alle divisioni e di presentarsi con una leadership già definita.

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Conte chiede una scelta rapida

Il leader del M5S guarda però a una tabella di marcia diversa. Intervenendo su La7, ha giudicato «abbastanza probabile» un voto in primavera e ha collegato proprio a questa eventualità la necessità di organizzare in tempi brevi le primarie. Il rischio, secondo Conte, è arrivare troppo vicini alla campagna senza aver individuato il candidato.

Poco dopo, nei corridoi della Camera, l’ex presidente del Consiglio ha ribadito la sua posizione. Legare la decisione alla Consulta significherebbe affidarsi a una scadenza non prevedibile, mentre la coalizione dovrebbe prepararsi per tempo. «Non possiamo rimanere a tempo indeterminato nella totale incertezza», ha spiegato, aggiungendo che modalità e calendario dovranno essere discussi con gli alleati.

La distanza tra Pd e M5S si riflette così anche sull’impostazione della sfida. Nel centrosinistra sono sempre più numerosi coloro che considerano difficile rinunciare alle primarie per scegliere il candidato alla presidenza del Consiglio. La presenza di Giorgia Meloni, pronta a proporre un confronto diretto, rafforza l’esigenza di arrivare al voto con una guida della coalizione riconoscibile.


La riforma attende la Consulta

Il percorso della nuova legge elettorale è vicino alla conclusione parlamentare. Giovedì è atteso l’ultimo via libera, a meno di nuovi colpi di scena legati ai franchi tiratori: già a luglio un emendamento sulle preferenze era stato bocciato per un solo voto. Una volta approvato il testo, potranno essere avviate le iniziative giudiziarie per sottoporlo al vaglio dei giudici.

La convinzione diffusa nel Pd è che il Quirinale non voglia arrivare alle elezioni con una legge ancora priva del giudizio della Corte costituzionale. Questa ricostruzione, tuttavia, non trova conferme tra le persone informate sul dossier. Esistono infatti precedenti diversi, a partire dal Porcellum: si votò nel febbraio 2013, mentre la Consulta si pronunciò sulle questioni di costituzionalità il 4 dicembre dello stesso anno.

Per il M5S, dunque, affidare l’intera agenda del centrosinistra a una decisione dai tempi incerti appare rischioso. La partita sulle regole elettorali resta aperta e, insieme, continua a pesare sul rapporto già difficile tra Schlein e Conte.

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