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Attualità 3 min di lettura51 min fa

Fanucchi sfida il tabù: quando la disabilità diventa satira

Nel nuovo spettacolo Tutto sbagliato il comico toscano affronta rabbia, malattia e pregiudizi senza rinunciare alla libertà di colpire chiunque.

La comicità costruita sul dialogo improvvisato con il pubblico vive oggi una forte spinta dei social. Secondo Francesco Fanucchi, però, la sua diffusione non dipende soltanto da una scelta artistica: spesso nasce dalla necessità di produrre continuamente contenuti, anche quando non c’è il tempo per scrivere battute elaborate.

Questa formula, osserva il comico toscano, consente di pubblicare rapidamente una risposta o un momento nato sul palco. Una dinamica legata anche a ragioni economiche e alla necessità di restare costantemente visibili, più che a un’evoluzione della scrittura comica.


L’improvvisazione non basta sempre

Nel confronto con la comicità di Matt Rife, Fanucchi riconosce una notevole capacità di interagire con la platea, ma esprime perplessità sul modo in cui vengono affrontati alcuni temi legati alla disabilità. A suo giudizio, l’ironia basata soltanto su caratteristiche fisiche evidenti rischia di fermarsi a una battuta semplice, priva di una costruzione più profonda.

Il comico sostiene che chi sale sul palco dovrebbe esporsi per primo, mettendo in gioco anche le proprie fragilità. Per questo considera meno convincente una comicità che, a suo parere, evita di compromettersi fino in fondo, pur riconoscendo a Rife talento e prontezza nel botta e risposta con gli spettatori.


Una rabbia da trasformare

Il nuovo spettacolo di Fanucchi si intitola Tutto sbagliato e nasce dall’esigenza di raccontare una realtà che spesso appare costruita su regole difficili da accettare. Il titolo non indica un senso di inadeguatezza personale, ma il rapporto conflittuale con un mondo nel quale, secondo il comico, si può scegliere tra il vivere arrabbiati e il tentativo di confrontarsi con quella rabbia.

Per Fanucchi l’irritazione è una spinta importante nella fase di scrittura. La terapia gli ha permesso di riconoscere che il conflitto può avere anche una funzione sana e produttiva, ma il sentimento deve essere elaborato prima di arrivare davanti agli spettatori: portato sul palco senza lavorarci, rischierebbe di creare distanza invece di generare una risata.


La disabilità esce dal silenzio

Uno dei nuclei principali dello spettacolo riguarda diversità, malattia e disabilità. È la prima volta che Fanucchi affronta questi argomenti in modo così esplicito, dopo averli inizialmente evitati per il timore di essere rinchiuso nella definizione di “comico disabile”.

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«Voglio essere riconosciuto come abile sul palco», ha spiegato Fanucchi parlando della propria identità artistica. Il suo obiettivo è che il pubblico scelga di seguirlo per la qualità del lavoro e per il modo in cui racconta il proprio universo, non per una categoria rassicurante costruita intorno alla sua condizione.

Il tema, però, non riguarda soltanto l’orgoglio professionale. Il comico ritiene che malattia e disabilità occupino ancora uno spazio insufficiente nel dibattito culturale italiano, nonostante possano coinvolgere un numero enorme di persone. La sua satira vuole quindi mostrare anche il disagio sociale che questi argomenti producono e il tabù che ancora li circonda.


Sul palco decide la risata

Fanucchi rifiuta l’idea di una comicità obbligata a proteggere i più deboli. Per lui l’ironia può rivolgersi a chiunque, senza trasformarsi in un attacco alle persone con disabilità: il punto è osservare i meccanismi sociali e mettere in discussione il paternalismo che stabilisce in anticipo chi possa essere bersaglio della satira.

La prova più concreta, sostiene, arriva durante lo spettacolo. «Il palco è spietato e meritocratico», ha detto: una battuta regge oppure no, indipendentemente dall’identità di chi la pronuncia. La risata diventa così un criterio immediato, capace di superare le etichette con cui il lavoro viene raccontato all’esterno.


Una comicità attenta al presente

Secondo Fanucchi, la comicità dal vivo non è l’unica forma d’arte in grado di affrontare questioni delicate. Anche cinema, letteratura, televisione e pittura possono entrare nelle zone più sensibili della società, ma oggi la comicità dal vivo riesce a registrare il presente con particolare precisione e immediatezza.

Il tour di Tutto sbagliato è iniziato da pochi giorni e porta in scena proprio questa prospettiva: usare l’esperienza personale come punto di partenza, senza ridurla a un’etichetta. Fanucchi, vincitore dell’ultima edizione del Premio Satira di Forte dei Marmi, intreccia così vissuto, rabbia e osservazione sociale in un monologo che affronta la disabilità senza sottrarla alla libertà della satira.

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