Cavedagna avverte l’Ue: «Così la difesa comune può diventare un’autocrazia
L’eurodeputato di Fratelli d’Italia contesta il Centro per la resilienza democratica e l’idea di un esercito europeo senza un comando italiano.
La risposta europea alle minacce ibride, secondo Stefano Cavedagna, non richiede la nascita di un nuovo centro di potere. L’eurodeputato di Fratelli d’Italia sostiene che l’Unione debba agire come un’alleanza tra Stati, lasciando a ciascun Paese la responsabilità delle proprie decisioni e delle proprie forze armate.
Nel confronto è emerso anche il nodo della difesa comune. Cavedagna ha respinto l’ipotesi di un esercito europeo guidato da un comandante non subordinato ai governi nazionali: «Pensare che qualcuno che non sia l’Italia possa comandare un esercito che agisce anche per conto dell’Italia mi fa alquanto paura».
Difesa europea, il nodo del comando
Il parlamentare ha distinto il modello prospettato per l’Unione dal funzionamento della Nato. L’Alleanza, ha ricordato, coordina le forze messe a disposizione dai singoli Paesi, ma non dispone di un esercito autonomo composto da militari sottratti alle strutture nazionali. Per Cavedagna, questa differenza incide direttamente sulla possibilità di mantenere un controllo politico italiano.
Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e rappresentante di Spazio Pubblico/Renew, ha osservato che anche nella Nato esiste una catena di comando unificata. La replica dell’eurodeputato è stata che l’Alleanza, istituita nel 1949, riunisce contingenti nazionali, mentre un esercito unico europeo avrebbe un vertice non necessariamente vincolato alle priorità del governo italiano o degli altri Stati membri.
Cavedagna ha quindi indicato come alternativa il rafforzamento della collaborazione tra le singole difese e il ricorso agli strumenti già esistenti. A suo giudizio, coordinamento e cooperazione tra alleati sono sufficienti per affrontare minacce di portata sistemica senza trasferire ulteriori competenze a un apparato sovranazionale.
Il timore sulle nuove strutture Ue
Il dibattito sulla sicurezza si è intrecciato con quello sullo Scudo della democrazia. Picierno ha richiamato anche il progetto di una difesa comune e il trattato sulla Comunità europea di difesa immaginato da Alcide De Gasperi. Cavedagna ha invece sostenuto che l’Unione «è un’organizzazione internazionale, non è un macro-Stato come qualcuno vuol farci credere», ma una comunità formata da ventisette Paesi chiamati a collaborare.
L’eurodeputato ha aggiunto che, se ogni Stato svolge il proprio compito, la cooperazione può contrastare qualsiasi forma di attacco ibrido. Ha inoltre definito le nuove sovrastrutture un possibile aggravio economico e istituzionale, sostenendo che la lotta alle autocrazie non dovrebbe condurre, paradossalmente, alla costruzione di un’autocrazia europea.
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Cavedagna: «Una linea rossa»
Nel corso della diretta Adnkronos “Lavori in Corso”, organizzata a margine della plenaria dell’Eurocamera, Cavedagna ha contestato anche il Centro europeo per la resilienza democratica. L’organismo è previsto tra le raccomandazioni contenute nello Scudo della democrazia, approvato dal Parlamento europeo a settembre.
Per l’esponente di Fratelli d’Italia, il Centro rappresenta un rischio concreto per l’autonomia dei Paesi membri. La sua obiezione riguarda soprattutto la possibilità che un soggetto collocato a Bruxelles, con criteri e procedure non chiariti, possa stabilire se le scelte politiche di uno Stato siano sufficientemente democratiche.
Il Centro, ha spiegato, è stato una condizione decisiva per il voto del partito: senza quella previsione FdI avrebbe sostenuto il documento e condivide numerose pratiche indicate nel testo. Cavedagna ha però sostenuto che l’organismo potrebbe arrivare a richiamare formalmente uno Stato e applicare sanzioni.
Elezioni e accuse di parzialità
A sostegno delle proprie perplessità, l’eurodeputato ha citato le prossime elezioni in Spagna, fissate per il 29 novembre, oltre agli appuntamenti elettorali in Francia e in Italia. Il timore espresso è che le istituzioni europee possano trasformarsi in un arbitro delle decisioni espresse dagli elettori nazionali.
Cavedagna ha anche affermato che le contestazioni provenienti dall’Unione colpiscono quasi sempre i partiti di destra. Picierno ha respinto questa lettura, ricordando che il Centro dovrebbe includere rappresentanti di tutti gli Stati membri e operare sotto un controllo parlamentare vincolante; per la vicepresidente, il timore di ingerenze sarebbe privo di fondamento.
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