Ucraina, lo scontro nel Pd: Sensi sfida Conte e gli alleati
Il senatore dem difende l’invio di armi a Kiev e accusa il M5s di condividere posizioni vicine a Vannacci, Le Pen e AfD.
Filippo Sensi respinge l’idea che l’Ucraina debba accettare concessioni territoriali alla Russia per chiudere il conflitto. Secondo il senatore del Pd, il cessate il fuoco dovrebbe partire dalle linee attuali, come proposto da Volodymyr Zelensky, mentre la responsabilità dei bombardamenti sulle città ucraine resta di Mosca. «Non lo dovete dire a chi cerca di difendere l’Ucraina, dovete dirlo a Putin», ha replicato durante il confronto radiofonico.
Sensi ha sostenuto che Kiev non stia combattendo soltanto per la propria sopravvivenza, ma anche per la sicurezza europea. Da qui la sua accusa ai critici del sostegno militare: chiedere a chi resiste di arrendersi, a suo giudizio, significa capovolgere i termini della discussione.
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Il nodo delle armi divide gli alleati
Il tema è tornato al centro della trasmissione Battitori liberi, su Radio Cusano Campus, dopo il botta e risposta del 15 ottobre tra Sensi e il deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri, intervistati da Manolo Lanaro per Il Fatto Quotidiano. La scintilla erano state le parole di Giorgia Meloni sull’Ucraina, accolte con favore da alcuni esponenti riformisti del Pd.
Sensi aveva sostenuto che un eventuale esecutivo progressista avrebbe dovuto garantire a Kiev un sostegno militare concreto, accusando il governo in carica di aver ridotto le forniture da oltre un anno. Silvestri aveva risposto con ironia, invitandolo a trasportare personalmente gli armamenti, e aveva indicato nella sospensione degli aiuti e nel dialogo con Vladimir Putin la strada alternativa per un futuro governo non di destra.
Nel corso della puntata, Savino Balzano e Gianluca Fabi hanno riproposto quella battuta al senatore. Sensi ha riconosciuto a Silvestri una certa ironia, ma ha giudicato irrealistica la proposta di trattare con Putin mentre le città ucraine vengono colpite e le persone continuano a morire. Ha inoltre contestato l’attenzione riservata soprattutto ai costi economici della guerra, chiedendo quale spazio resti per la dimensione umana del conflitto.
Sensi sfida Conte e Schlein
Balzano ha osservato che Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra difficilmente accetterebbero nuove consegne di armi a Kiev. Sensi ha richiamato il precedente del governo guidato da Mario Draghi, sostenuto anche dal M5s e dalla Lega, e ha sostenuto che il vincolo europeo potrebbe prevalere sulle divergenze interne a una futura maggioranza.
Il conduttore ha però insistito sulla debolezza numerica dei riformisti nel Pd e nell’area progressista, chiedendo come possano convincere Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Elly Schlein. Sensi ha replicato che l’appoggio militare all’Ucraina rappresenta la linea ufficiale del Partito Democratico, confermata dalla segretaria e dai voti espressi in Parlamento, pur ammettendo l’esistenza di sensibilità differenti nel partito.
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Il senatore ha poi rivolto un attacco diretto al Movimento 5 Stelle, sostenendo che il Pd si muova in sintonia con i principali partiti europei, mentre il M5s condividerebbe posizioni analoghe a quelle di Roberto Vannacci, Marine Le Pen e AfD. «Penso che se ne dovranno fare una ragione», ha concluso riferendosi ai possibili alleati contrari alle forniture militari.
La guerra e il consenso degli italiani
A sollevare il tema dell’opinione pubblica è stato Fabi, che ha chiesto se il Pd sia pronto a sostenere una linea impopolare mentre molte famiglie affrontano difficoltà sociali ed economiche. Sensi ha risposto che i sondaggi non restituiscono un quadro univoco: alcuni mostrano contrarietà agli aiuti, altri descrivono soprattutto una crescente distanza emotiva e politica dal conflitto.
Nel suo ragionamento ha citato anche le prossime elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, sostenendo che oltreoceano il confronto più acceso riguardi la guerra in Iran e le ricadute sul settore energetico. Ha negato, invece, che le difficoltà italiane dipendano dall’assenza di gas o gasolio russo, una spiegazione che considera poco credibile.
Fabi ha quindi rilevato che, nonostante le armi inviate finora, nessuno dei due schieramenti ha ottenuto una vittoria definitiva. Sensi ha risposto che gli armamenti non rappresentano un prolungamento automatico della guerra, ma lo strumento con cui l’Ucraina può continuare a esistere come Stato: «Fornire le armi non vuol dire prolungare la guerra. Significa prolungare l’esistenza dell’Ucraina».
Il confronto sulla resistenza
Di fronte all’obiezione secondo cui l’Italia non potrebbe affrontare da sola Mosca, dotata del più grande arsenale nucleare del mondo, Sensi ha evocato la Resistenza italiana. A suo giudizio, se allora fosse prevalsa la logica della resa per evitare uno scontro impari, il Paese sarebbe rimasto sotto il controllo nazista.
Balzano ha respinto il paragone, giudicando diversi i contesti storici. Il senatore ha riconosciuto che le situazioni non coincidono, ma ha continuato a sostenere che interrompere il flusso di armi non garantirebbe la fine delle ostilità. Di fronte alle immagini dei bombardamenti russi su Kharkiv, ha reagito con durezza: «Mi sembra il mondo alla rovescia».
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