Armi a Kiev, la crepa nel centrosinistra: Sensi sfida Conte e Avs
Il senatore del Pd difende l’invio di armi all’Ucraina e accusa M5s e alleati di condividere posizioni vicine a Vannacci, Le Pen e AfD.
Il sostegno militare all’Ucraina riapre una frattura destinata a pesare su qualunque futura coalizione progressista. Filippo Sensi, senatore del Pd, non considera realistico che un eventuale governo guidato dal centrosinistra possa interrompere gli aiuti a Kiev per assecondare le posizioni di Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
Il confronto è andato in scena durante “Battitori liberi”, trasmissione di Radio Cusano Campus condotta da Savino Balzano e Gianluca Fabi. Al centro c’era la distanza emersa tra Sensi e il deputato del M5s Francesco Silvestri, dopo il loro scambio del 15 ottobre in un’intervista realizzata da Manolo Lanaro per Il Fatto Quotidiano.
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La linea del Pd divide gli alleati
Sensi ha ribadito che l’appoggio militare a Kiev rappresenta la posizione ufficiale del Partito democratico, sostenuta dalla segretaria Elly Schlein e confermata dai voti espressi in Parlamento. Il senatore ha riconosciuto l’esistenza di sensibilità differenti all’interno del partito, ma ha difeso la continuità della scelta compiuta negli ultimi anni.
Alla domanda sulla possibilità di convincere M5s e Alleanza Verdi e Sinistra, oltre a una parte dello stesso Pd, il parlamentare ha richiamato il precedente del governo guidato da Mario Draghi, sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. A suo giudizio, il vincolo europeo finirebbe per prevalere sulle divergenze interne a una futura maggioranza. Ha poi attaccato direttamente gli alleati: «Il Pd la pensa in un modo, secondo me giusto, in coerenza con quello che pensano i grandi partiti in tutta Europa, e il M5s la pensa come Vannacci, come Marine Le Pen, come l’AfD».
Balzano ha insistito sul fatto che Conte, Fratoianni e Bonelli difficilmente accetterebbero nuove forniture militari. Il riferimento nasce dalle parole di Silvestri, che aveva risposto con ironia alla richiesta di Sensi di inviare più armi, suggerendogli di occuparsene personalmente. Il deputato pentastellato aveva inoltre sostenuto la necessità di fermare le consegne e riaprire il dialogo con Vladimir Putin.
Sensi difende gli aiuti a Kiev
Durante la trasmissione, Sensi ha respinto l’idea che il sostegno militare rappresenti soltanto un aggravio economico o un modo per prolungare il conflitto. Ha ricordato che in Ucraina continuano a morire civili e che intere città vengono colpite, contestando così l’attenzione riservata soprattutto alle ricadute sociali della guerra.
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Sul rapporto tra armi e durata dei combattimenti, il senatore ha sostenuto che aiutare Kiev non significhi necessariamente allungare la guerra. La sua tesi è che le forniture servano piuttosto a garantire la sopravvivenza dello Stato ucraino: «Fornire le armi non vuol dire prolungare la guerra. Significa prolungare l’esistenza dell’Ucraina». Ha inoltre descritto i combattenti ucraini come persone dal coraggio eccezionale e ha paragonato il sostegno ricevuto alla cura necessaria per mantenere in vita un malato, precisando però che l’Ucraina non può essere assimilata a un paziente.
Gianluca Fabi ha obiettato che, nonostante gli aiuti già forniti, nessuno dei due schieramenti ha ottenuto una vittoria definitiva. Ha anche chiesto quale risultato concreto dovrebbe perseguire l’Italia contro una potenza dotata del più grande arsenale nucleare del mondo. Sensi ha risposto evocando la Resistenza italiana: secondo il suo ragionamento, applicare allora la stessa prudenza avrebbe significato lasciare il Paese sotto il controllo nazista.
Pace e territori, il nodo irrisolto
Il dibattito si è spostato anche sull’orientamento dell’opinione pubblica. Fabi ha citato il crescente peso delle difficoltà economiche e sociali, mentre Sensi ha osservato che i sondaggi offrono indicazioni divergenti: alcuni mostrano contrarietà agli aiuti, altri evidenziano soprattutto una maggiore freddezza. Il senatore ha escluso che le difficoltà italiane dipendano dalla mancanza di gas o carburante russo e ha richiamato anche il diverso peso attribuito negli Stati Uniti alla guerra in Iran in vista delle elezioni di metà mandato.
Balzano ha quindi sostenuto che l’Ucraina uscita dal conflitto non potrà più essere quella conosciuta prima del 2022. Ha invitato a considerare anche concessioni territoriali a Mosca, per evitare conseguenze ancora più gravi. Sensi ha respinto l’impostazione e ha ricordato che Volodymyr Zelensky ha proposto un cessate il fuoco lungo le linee attuali, accusando invece la Russia di continuare a bombardare le città ucraine.
La replica del senatore è stata netta: «Non lo dovete dire a chi cerca di difendere l’Ucraina, dovete dirlo a Putin». Per Sensi, chiedere a chi sostiene la resistenza ucraina di accettare subito perdite territoriali significa ignorare il ruolo che Kiev starebbe svolgendo anche a difesa dell’Europa.
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