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Attualità 4 min di lettura58 min fa

In India l’ospedale guadagna se evita il ricovero: la sfida di Even

La società fondata da Matilde Giglio ha raccolto 50 milioni di dollari e punta a sette strutture, con cure valutate sui risultati anziché sul numero di interventi.

Il paradosso è alla base del progetto: per Even Healthcare, società nata a Bangalore, prevenire un ricovero può essere più redditizio che aumentare il numero di pazienti negli ospedali. Il modello punta a ridurre le complicazioni, contenere i costi e misurare il lavoro dei medici sulla qualità delle cure. Nel frattempo, un nuovo finanziamento da 50 milioni di dollari ha portato la valutazione dell’azienda a 300 milioni, triplicandola in circa 18 mesi.

La startup è stata fondata dall’italiana Matilde Giglio insieme a Mayank Banerjee e Alessandro Ialongo. Con l’ultima operazione, la raccolta complessiva ha superato i 120 milioni di dollari. Tra gli investitori figurano Khosla Ventures, Alpha Wave, Founders Fund e 8VC, fondi legati anche a società come OpenAI, SpaceX e Palantir.

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Un modello che premia la prevenzione

Even combina assistenza di base, visite specialistiche, consulti a distanza disponibili 24 ore su 24, ambulatori e ospedali. Il meccanismo economico, spiega Giglio, è simile a quello di una compagnia assicurativa: l’azienda ha interesse a mantenere in buona salute gli iscritti e a evitare prestazioni non necessarie, invece di guadagnare soltanto aumentando ricoveri, esami e operazioni.

Il sistema nasce dalla contrapposizione tradizionale tra assicuratori e strutture private. I primi cercano di limitare le spese, mentre gli ospedali possono essere spinti ad accrescere i ricavi attraverso un maggior numero di prestazioni. Even prova a superare questa logica, sostenendo che il paziente debba rimanere al centro dell’assistenza anche dopo la singola visita o il singolo intervento.

La società assicura comunque di non voler rinunciare alle cure necessarie. I medici non vengono premiati in base agli introiti prodotti o al numero di operazioni eseguite, ma considerando la qualità clinica, l’adesione alle linee guida, il giudizio dei pazienti e gli esiti dei trattamenti. «Il nostro incentivo è fare in modo che il paziente guarisca e non debba tornare per un problema che avrebbe potuto essere evitato», ha spiegato Giglio.

Un indicatore seguito con particolare attenzione è quello delle riammissioni ospedaliere. Secondo i dati forniti dall’azienda, nei suoi ospedali il tasso di rientri non programmati è inferiore all’1%, contro una percentuale che nel sistema indiano può arrivare intorno al 15%. Le degenze, inoltre, sarebbero mediamente più brevi del 40%.


La crescita parte da Bangalore

La raccolta appena annunciata servirà innanzitutto a completare una rete di sette ospedali nella città di Bangalore e a portarli all’equilibrio economico. Successivamente Even prevede di entrare in altre due metropoli indiane nei prossimi 18 mesi: le ipotesi indicate dalla fondatrice sono Delhi e Mumbai.

Il primo ospedale, con 70 posti letto, è stato aperto nel luglio 2025 dopo appena sei mesi di lavori. Oggi le strutture operative sono due, mentre gli iscritti dichiarati dalla società hanno superato quota mezzo milione in dieci città. L’India resta per ora l’unico mercato considerato: secondo Giglio, le dimensioni e la velocità di sviluppo del Paese offrono ancora ampi margini di espansione.

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Even sostiene di non selezionare soltanto i pazienti meno problematici. Gli iscritti vengono assegnati dalle compagnie assicurative, che possono indirizzare verso la società anche persone con bisogni assistenziali più complessi, poiché la gestione continuativa dovrebbe ridurre il rischio di aggravamenti e ulteriori ricoveri. Giglio richiama il precedente di Kaiser Permanente negli Stati Uniti, dove assicurazione ed erogazione delle cure sono integrate nello stesso sistema.

Per i pazienti, il vantaggio dichiarato non risiede soprattutto nella tecnologia, ma nella combinazione tra qualità e prezzo. Telecamere e strumenti di intelligenza artificiale vengono utilizzati per monitorare le sale operatorie e individuare anomalie in tempo reale; tuttavia, la fondatrice considera decisivo il modo in cui è organizzata l’assistenza.


Dalla tecnologia alla sostenibilità economica

Secondo Even, un ospedale tradizionale può impiegare dai 24 ai 36 mesi per diventare redditizio, perché deve costruire da zero la propria base di pazienti, investire nel marketing e sostenere costi elevati. Il rapporto diretto con le assicurazioni consente invece alla società di ricevere fin dall’inizio persone già inserite nei relativi programmi sanitari.

Questa disponibilità di pazienti dovrebbe permettere alle nuove strutture di avvicinarsi più rapidamente alla redditività operativa. La strategia, quindi, non punta soltanto sull’apertura di ospedali, ma sull’integrazione tra prevenzione, assistenza ambulatoriale e cure ospedaliere.

Matilde Giglio, romana di 34 anni e laureata alla London School of Economics, aveva iniziato il proprio percorso professionale fondando a Londra Compass News, una startup tecnologica nel settore dell’informazione. In seguito è passata al capitale di rischio con Hambro Perks e nel 2019 si è trasferita in India, dove ha lavorato alla strategia digitale della campagna elettorale del Congress Party.

Da quell’esperienza è maturata l’idea di costruire un’alternativa al funzionamento tradizionale della sanità privata. Oggi Giglio divide il proprio tempo tra Roma e Bangalore e considera la revisione degli incentivi economici il punto di partenza dell’innovazione sanitaria, prima ancora dell’introduzione di nuovi strumenti tecnologici.

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