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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ucraina, la guerra contro i libri: 13 milioni di volumi perduti

Bombardamenti e droni hanno devastato tipografie, depositi e librerie, ma la cultura ucraina continua a difendere lingua, memoria e identità nazionale.

Non sono soltanto edifici o merci a essere andati distrutti sotto le bombe. In Ucraina gli attacchi russi hanno cancellato oltre 13 milioni di libri, una quantità pari a circa un terzo della produzione annuale del Paese, compromettendo anche la disponibilità dei testi nelle scuole e la sopravvivenza di numerosi editori.


Il fuoco ha colpito l’intera filiera

Il caso più grave ha riguardato Ranok, importante casa editrice di Kharkiv specializzata soprattutto in pubblicazioni per bambini. Ad agosto, due droni hanno raggiunto il suo magazzino a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro. Le fiamme sono rimaste attive per quasi una settimana e hanno distrutto 8 milioni di volumi, tra cui 620.000 libri scolastici.

«La Russia pensa che i libri siano più pericolosi per loro dell’equipaggiamento militare», ha affermato Viktor Kruglov, amministratore delegato dell’editore. Il bilancio comprende anche più di un milione di testi destinati alle scuole e i danni provocati a depositi, tipografie e centri logistici in diverse zone del Paese.

Gli attacchi hanno così rallentato ogni passaggio della produzione: le ristampe vengono rinviate, le consegne saltano e una singola tiratura perduta può costringere una piccola casa editrice a sospendere l’attività per mesi. Per questo il ministero della Cultura ucraino ha annunciato nelle ultime settimane una raccolta fondi da 500.000 dollari destinata soprattutto agli editori indipendenti.


Una memoria che non si può ristampare

Il danno non riguarda soltanto il valore commerciale dei volumi. La lingua e la letteratura sono parte della definizione dell’identità ucraina e, proprio per questo, rappresentano uno degli obiettivi della pressione russa. Ricostruire una tipografia o riaprire un deposito non significa recuperare automaticamente archivi, cataloghi e opere scomparse.

Un esempio è il mercato del libro di Pochaina, a Kyjiv, colpito dai bombardamenti. Tra le bancarelle erano conservate anche pubblicazioni russe e ucraine anteriori all’epoca sovietica, già rare prima della guerra. Secondo i librai, molte di quelle edizioni non potranno essere sostituite.

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Lo scrittore Andrey Kurkov ha definito questo patrimonio perduto il «fantasma» della letteratura ucraina: non soltanto i testi distrutti, ma anche le opere che non verranno mai scritte. Il riferimento è al “Rinascimento fucilato”, la generazione di poeti e autori arrestata e uccisa dalle autorità sovietiche tra il 1937 e il 1938. Anche allora, accanto alle vite spezzate, scomparve un’intera biblioteca possibile.


Kurkov e il confine della lingua

Il tema sarà al centro dell’incontro in programma domenica 4 ottobre alle 15.30 alla Casa della Memoria di Milano, organizzato da Memorial Italia e Ucraina Più – Milano. Il titolo è “Da una guerra di parole a una guerra «in parole»”; insieme a Kurkov interverranno Anna Zafesova, Marco Puleri e Rossella Caria.

Kurkov è nato nell’attuale Russia, ha trascorso la sua infanzia a Kyjiv e si considera ucraino, pur avendo origini russe e il russo come lingua materna. Per gran parte della carriera ha scritto in quella lingua. Nel 2023 aveva descritto così la propria condizione: «Mi trovo intrappolato tra la mia identità di scrittore in lingua russa e il mio patriottismo ucraino».

In un’altra vicenda ricordata dallo scrittore, Victoria Amelina recuperò il diario manoscritto del poeta Volodymyr Vakulenko, nascosto sotto un ciliegio nel giardino dei genitori dopo l’arresto dell’autore da parte delle forze russe. Vakulenko fu poi ritrovato in una fossa comune a Izyum; Amelina, che aveva contribuito a salvare quelle pagine, morì nel 2023 a Kramatorsk, uccisa da un missile russo.

La guerra continua dunque a colpire luoghi, persone e strumenti della produzione culturale. In Ucraina, però, si continua a scrivere, pubblicare e leggere: è da questa resistenza quotidiana che dovrà cominciare la ricostruzione.

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