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Attualità 2 min di lettura2 ott

Dna e Garlasco: il dettaglio che alimenta i dubbi sulla condanna

Valori coincidenti tra bicicletta e cucchiaino, dati grezzi acquisiti e una possibile inchiesta per depistaggio riaccendono l’attenzione sul caso.

«Chiara è nel mio cuore da sempre. Tutto questo è anzitutto per lei». Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, ha dedicato queste parole alla vittima, mentre nuove verifiche sui reperti genetici tornano a mettere in discussione alcuni passaggi dell’indagine sull’omicidio di Garlasco.

La donna sostiene che la ricerca della verità debba servire prima di tutto a fare giustizia per Chiara Poggi. Nella sua ricostruzione, il dolore della famiglia Stasi non cancella quello della vittima, ma si intreccia con la convinzione che eventuali errori debbano essere chiariti.


La madre di Stasi chiede chiarezza

In un’intervista pubblicata oggi, Ligabò ha detto di attendere una svolta dopo anni segnati da sofferenza e incertezza. La donna continua a sostenere l’innocenza del figlio e ritiene che gli accertamenti possano individuare sia le responsabilità sia le ragioni per cui alcuni risultati non sarebbero stati trasmessi.

«Mio figlio è stato bersaglio da subito, ma credevamo nella giustizia», ha affermato. La madre di Stasi ha aggiunto di aver sempre confidato nella possibilità che il sistema giudiziario, pur potendo sbagliare, riesca anche a correggere i propri errori.


Il numero che insospettisce gli investigatori

Al centro delle verifiche ci sono due campioni: uno raccolto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e l’altro sul cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi durante la colazione. Entrambi risultano associati a una quantità di Dna pari a 2,78 nanogrammi, una coincidenza che si ripete anche nelle cifre decimali.

Gli elementi ritenuti anomali non si limiterebbero alla corrispondenza numerica. I due reperti furono esaminati il 10 settembre 2007, mentre le procedure di estrazione partirono rispettivamente il 10 e l’11 settembre. Inoltre, il profilo genetico del cucchiaino, indicato nei documenti come reperto 29, sarebbe stato inserito manualmente dall’operatore attraverso un’attribuzione definita “forzata”.

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L’errore possibile e il sospetto di copertura

I genetisti Pasquale Linarello e Ugo Ricci ritengono plausibile che le provette siano state scambiate. L’ipotesi è che l’errore abbia prodotto il campione denominato «bu_p», collegato ai pedali della bicicletta dell’ex fidanzato di Chiara Poggi.

Secondo la prospettiva della Procura di Pavia, però, un eventuale scambio accidentale non esaurirebbe la vicenda. Se qualcuno si fosse accorto della confusione senza correggerla, sarebbe necessario capire se vi sia stata anche una successiva volontà di nascondere altri risultati. Da qui prende forma la possibilità di un’indagine per depistaggio.


I dati grezzi arrivano dopo anni

La disponibilità dei risultati originari è stata resa possibile dall’ordine di esibizione firmato dal procuratore Stefano Civardi e dalla risposta favorevole dell’attuale comandante Matteo Donghi. I dati grezzi sono così diventati accessibili l’8 novembre 2025, permettendo nuovi confronti sulle operazioni di laboratorio.

I legali di Stasi considerano la possibile sostituzione dei campioni un’alterazione di un elemento probatorio decisivo per la condanna. Marzio Capra, consulente genetico della famiglia Poggi, ha invece ribadito che le attività si sarebbero svolte con la presenza dei consulenti delle parti, elemento che ora dovrà essere valutato insieme alla documentazione tecnica.

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