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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Zhang Weiwei sfida l’Europa: «La sua leadership è molto debole

L’intellettuale cinese difende il modello di Pechino, critica l’autonomia europea e mette in guardia da una guerra commerciale con l’Unione europea.

Il rapporto tra Cina ed Europa, secondo Zhang Weiwei, rischia di essere letto attraverso categorie troppo semplici. L’intellettuale e docente cinese considera invece decisiva la diversa storia politica dei due sistemi e invita Bruxelles a recuperare una maggiore autonomia dagli Stati Uniti.

Zhang, professore di Relazioni internazionali e direttore del China Institute della Fudan University, ha affrontato questi temi durante un incontro promosso dal Berggruen Institute al Centro Studi Americani. Oltre all’attività accademica, è una figura molto nota nel dibattito pubblico cinese: conduce il programma politico This Is China su Dragon TV e raccoglie centinaia di milioni di visualizzazioni sui social.


La Cina come modello alternativo

Al centro della sua analisi c’è la definizione di “Stato-civiltà”. Zhang sostiene che la Cina non possa essere valutata come un normale Stato-nazione moderno, perché nella sua identità convivono una struttura statale contemporanea e una continuità culturale e politica millenaria.

Questa lettura parte dall’unificazione del 221 avanti Cristo e arriva alla lunga tradizione degli esami imperiali per la scelta dei funzionari. A suo giudizio, anche l’attuale selezione della classe dirigente cinese deriva da quel patrimonio storico e dall’esperienza amministrativa maturata alla guida di territori molto popolosi.

Durante l’intervista, Zhang ha quindi difeso con decisione la preparazione dei vertici di Pechino: «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo». Al contrario, ha definito quella dell’Unione europea «molto debole» e «molto al di sotto» del livello cinese, sostenendo che l’Europa meriterebbe dirigenti migliori.

La sua impostazione era già emersa nel confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de La fine della storia. Zhang ricorda di aver previsto il passaggio dalle Primavere arabe a un “inverno arabo”, di aver chiesto riforme anche per il sistema statunitense e di aver collegato la crescita del populismo all’eventuale ascesa di Donald Trump. Oggi interpreta quegli avvertimenti come confermati dagli sviluppi politici degli ultimi anni.

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Commercio e autonomia europea

Sul piano economico, il docente invita a non fermarsi al solo surplus cinese nelle esportazioni verso l’Europa. Una parte delle merci vendute nel mercato europeo, osserva, proviene da stabilimenti cinesi appartenenti a imprese europee, in particolare del settore automobilistico. Inoltre, nei servizi sarebbe la Cina a registrare un saldo negativo nei confronti dell’Unione europea.

Considerando anche gli utili delle aziende europee e gli scambi nel comparto dei servizi, Zhang ritiene che la distanza tra le due economie sia meno ampia di quanto suggeriscano i dati sulle merci. La soluzione, nella sua prospettiva, dovrebbe consistere nell’ampliare i benefici reciproci, perché una guerra commerciale danneggerebbe entrambe le parti.

Il confronto si estende poi alla posizione geopolitica dell’Europa. Zhang sostiene che Pechino abbia sempre incoraggiato l’integrazione europea, mentre sarebbe stata l’Europa a cedere parte della propria indipendenza. Richiamando anche le parole di Emmanuel Macron sul rischio di diventare un vassallo degli Stati Uniti, invita Bruxelles a difendere i propri interessi senza cercare il favore di Washington.

Per l’intellettuale cinese, infatti, gli obiettivi europei non coincidono necessariamente con quelli di Stati Uniti, Russia e Cina. Donald Trump, nella sua interpretazione, tenderebbe a rispettare soprattutto i Paesi e i leader forti, tra cui Vladimir Putin e i vertici cinesi. Da qui la conclusione politica: l’Europa dovrebbe smettere di muoversi soltanto in funzione delle grandi potenze e recuperare una linea autonoma.

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