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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ranucci, il caso si riaccende: la replica alle accuse di Boursier

Dopo il confronto al DIG Festival, il conduttore di Report contesta la ricostruzione dell’ex collega e annuncia nuove querele sul caso delle presunte molestie.

Sigfrido Ranucci respinge le contestazioni arrivate da Giovanna Boursier e sostiene che le accuse rilanciate durante un dibattito a Modena siano già state smentite. Il giornalista ha inoltre precisato i dati sulle vendite del suo libro e annunciato un’azione legale contro la collega e contro chi ha diffuso il video dello scambio.


La replica di Ranucci alle accuse

Attraverso i social, Ranucci ha definito il filmato rilanciato da Filorosso come l’ennesima notizia falsa diffusa dagli account del programma di Rai3. Secondo la sua versione, Boursier gli attribuisce circostanze già esaminate da una verifica interna della Rai e da due tribunali, con esiti a lui favorevoli.

Il conduttore ha anche distinto il contenuto della segnalazione anonima arrivata in redazione dopo la sua uscita da Report: a suo dire, quel documento non parlava di molestie, ma di «bullismo sessuale». Le querele contro le testate che hanno riportato le accuse sarebbero già state presentate; quella rivolta a Boursier e ai responsabili della pubblicazione del video, ha fatto sapere, sarebbe stata depositata il giorno successivo.


Il libro divide ancora il dibattito

Nel messaggio, Ranucci ha ridimensionato anche il dato sulle copie vendute di La Scelta. Il volume pubblicato da Bompiani, ha scritto, avrebbe raggiunto quota 80 mila e continuerebbe a registrare centinaia di vendite ogni settimana, nonostante il tempo trascorso dall’uscita.

Il giornalista ha aggiunto che il libro, da lui stesso definito molto romanzato, è diventato anche la base dello spettacolo teatrale Diario di un Trapezista, atteso a Molfetta e il 10 ottobre al Duse di Bologna. Sul lavoro dedicato alla CISL, invece, ha rivendicato l’autonomia dell’inchiesta realizzata da Claudia Di Pasquale.


Nerazzini attacca il racconto autobiografico

Nel confronto pubblico è intervenuto anche Alberto Nerazzini, fondatore e direttore del DIG Festival. Il giornalista ha contestato il fatto che il volume di Ranucci abbia venduto, secondo la sua ricostruzione, circa centomila copie senza provocare per lungo tempo una discussione sul contenuto delle pagine.

Nerazzini ha sostenuto che soltanto dopo due anni e mezzo sarebbero emersi il modo in cui Ranucci descrive se stesso e i passaggi dedicati alla propria vita privata e sessuale. Sul libro ha usato parole molto dure, definendolo «pagine schifose di giornalismo, di scrittura, di pensiero».

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Il confronto nato a Modena

La discussione si è svolta domenica a Modena, all’interno di un appuntamento del DIG Festival dedicato al giornalismo d’inchiesta. Dalla platea Boursier, che ha lavorato a Report fino al 2020, si è rivolta a Giorgio Mottola e Nerazzini, entrambi legati alla storia del programma, chiedendo perché per anni non fossero state prese posizioni pubbliche sul comportamento attribuito a Ranucci.

L’ex inviata ha richiamato alcuni episodi narrati dallo stesso conduttore in La Scelta, compresi i rapporti personali che avrebbe avuto con stagiste, collaboratrici e fonti. Ha inoltre sollevato interrogativi sulla presenza in redazione di persone appartenenti al suo passato sentimentale e su un’inchiesta riguardante la CISL, sostenendo che il tema non potesse essere ignorato.


Dossier, verifica interna e silenzi

A rispondere nel merito è stato Mottola, che ha ricordato un dossier anonimo circolato alcuni anni fa. Nel documento si parlava di presunte molestie e venivano indicate due colleghe, poi ascoltate durante una verifica interna della Rai.

Mottola ha spiegato che entrambe avevano respinto ogni accusa. Boursier, però, ha precisato che il suo riferimento non era quell’indagine aziendale, bensì il contenuto del libro, dove a suo giudizio determinati comportamenti sarebbero stati raccontati direttamente dall’autore.

La giornalista ha quindi messo in dubbio che una donna di trent’anni, preoccupata di conservare il posto di lavoro, potesse affrontare con piena libertà un procedimento nel quale venivano ascoltate più persone. Ha poi accusato gli uomini dell’ambiente di essere rimasti in silenzio per un decennio e ha chiuso il suo intervento con la domanda: «Ci voleva Lavitola?».

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