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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Caro energia, la partita si allarga: aiuti per famiglie e Pmi

Il governo valuta come impiegare la flessibilità autorizzata da Bruxelles tra conto termico, sostegni alle imprese e contratti energetici a prezzo calmierato.

L’ipotesi che sta guadagnando maggiore attenzione è l’ampliamento dell’energy release, il meccanismo che consente alle aziende energivore di ottenere elettricità a 65 euro per MWh in cambio della realizzazione di nuova capacità da fonti rinnovabili. L’estensione potrebbe coinvolgere anche le piccole e medie imprese, finora meno coperte dagli interventi contro il caro energia.

Il dossier è ancora in fase di valutazione. L’esecutivo vuole utilizzare le risorse rese disponibili dalla flessibilità concessa da Bruxelles, ma dovrà rispettare vincoli precisi: niente aiuti generalizzati e priorità a misure capaci di rafforzare nel tempo il sistema energetico, sostenendo soprattutto il ceto medio e il tessuto produttivo.


L’energy release punta alle Pmi

I numeri del meccanismo spiegano perché il governo guardi a questa soluzione. Secondo i dati illustrati da Vinicio Mosè Vigilante, amministratore delegato del Gse, sono stati firmati 480 contratti, con 3.238 società coinvolte e 23,6 TWh assegnati sui 24 TWh annui disponibili.

Lo strumento ha già comportato un miliardo di euro di erogazioni nel 2025 e ne prevede altri due nell’anno in corso. Le imprese hanno mostrato interesse per un’estensione alle Pmi, ma l’operazione viene affrontata con prudenza: l’attuale impianto è nato dopo un confronto complesso con la Commissione europea e un ampliamento dovrebbe superare gli stessi ostacoli regolamentari.


Nuove garanzie per l’energia

Tra le opzioni esaminate dai tecnici figurano anche interventi per rendere più semplice l’accesso delle piccole e medie imprese ai Ppa, cioè gli accordi pluriennali per acquistare energia a un prezzo stabilito. A questo scopo si valuta un rafforzamento della garanzia di ultima istanza, così da ridurre i rischi legati alla sottoscrizione dei contratti.

Il sostegno alle Pmi avrebbe quindi un carattere più stabile rispetto a un contributo temporaneo. La discussione coinvolge il ministero dell’Economia e il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin, all’interno del perimetro fissato dall’Unione europea.

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Conto termico e riqualificazione

Un punto considerato più vicino alla definizione riguarda il potenziamento del conto termico. L’obiettivo è estendere l’efficientamento energetico anche a settori della pubblica amministrazione finora meno coinvolti, tra cui università e ospedali.

Parallelamente, si lavora alla revisione dello strumento attuale, già sottoposta alla Conferenza delle Regioni. Nel solo febbraio sono arrivate 1.500 richieste per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro, un afflusso che ha portato il Gse a chiudere il precedente meccanismo. Per i Comuni con meno di 5mila abitanti si studia una copertura progressiva: finanziamento integrale per il primo progetto e quota ridotta all’80% per quelli successivi della stessa amministrazione.


Un nuovo ecobonus sul tavolo

Tra le altre possibilità c’è anche un ecobonus con detrazione fiscale del 65%, destinato a lavori di ristrutturazione orientati a elettrificare i consumi. Gli interventi potrebbero comprendere pompe di calore e impianti fotovoltaici, inclusi quelli da installare sui balconi con potenza pari a 1 kilowatt.

La misura è stata confermata da Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, ma resta inserita in un quadro di proposte ancora da armonizzare. Il governo dovrà infatti conciliare l’esigenza di intervenire rapidamente contro i rincari con la richiesta europea di finanziare progetti selettivi e in grado di produrre effetti strutturali.

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