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Attualità 1 min di lettura57 min fa

Lettonia, il voto sotto pressione: la sfida tra Mosca e Kiev

Droni russi, controlli elettorali e guerra in Ucraina dominano la consultazione lettone, mentre il premier Kulbergs affronta l’ascesa di Slesers

La Lettonia arriva alle elezioni legislative in un clima segnato dall’insicurezza. Nel Paese baltico, membro dell’Unione europea e della Nato, la vicinanza geografica alla Russia rende il conflitto in Ucraina il principale tema della campagna elettorale.

A sorvegliare lo spazio aereo lettone sono stati schierati anche quattro caccia tedeschi, a protezione del territorio dai droni russi. Nelle ultime ore, inoltre, alcuni scrutatori sono stati sostituiti per i loro presunti legami con Mosca, aggiungendo un ulteriore elemento di tensione alla giornata del voto.


Kulbergs cerca la conferma

I sondaggi indicano il premier conservatore Kulbergs tra i favoriti per la riconferma. La sua posizione si inserisce nel solco della linea adottata dalla Lettonia, uno dei Paesi dell’Unione europea più vicini alle ragioni di Kiev e tra i più preoccupati per le possibili conseguenze della guerra oltre i confini ucraini.

La consultazione si svolge quindi mentre la sicurezza nazionale e il rapporto con la Russia occupano un posto centrale nel confronto politico. La presenza militare tedesca nei cieli lettoni riflette il quadro di allerta nel quale gli elettori sono chiamati a scegliere il nuovo Parlamento.

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Slesers sfida il fronte anti-Mosca

A contendere spazio al premier è Slesers, un imprenditore che ha assunto posizioni più concilianti verso il Cremlino. Il candidato sostiene l’opportunità di riaprire i rapporti commerciali con Mosca e punta anche al consenso della consistente minoranza russofona presente nel Paese.

La sua campagna ha alimentato il dibattito e gli è valso il paragone con Donald Trump, tanto da essere descritto come il possibile “Trump di Riga”. La sua avanzata rappresenta l’elemento di maggiore sorpresa di una competizione dominata finora dalla guerra in Ucraina e dal timore di nuove pressioni russe.

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