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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Pechino più forte dell’Ue? La tesi di Zhang Weiwei

Il professore cinese difende il modello politico di Pechino, accusa l’Europa di aver perso autonomia e invita a evitare una guerra commerciale.

La Cina non sarebbe soltanto una potenza economica, ma uno Stato costruito su una continuità storica che, secondo Zhang Weiwei, rende inadeguato il confronto con i modelli politici occidentali. Il professore della Fudan University sostiene che proprio questa specificità spieghi la solidità della leadership cinese e le difficoltà dell’Unione europea.

Intervistato al Centro Studi Americani durante un appuntamento promosso dal Berggruen Institute, Zhang ha affrontato i rapporti commerciali tra Pechino e Bruxelles, il ruolo degli Stati Uniti e le cause della guerra in Ucraina. Il suo giudizio sull’Europa è netto: il continente avrebbe smarrito parte della propria autonomia strategica e avrebbe bisogno di una classe dirigente più forte.


La leadership cinese al centro della sfida

Zhang, docente di Relazioni internazionali e direttore del China Institute della Fudan University, è una figura molto conosciuta nel dibattito pubblico cinese. Alla ricerca accademica affianca la partecipazione al programma politico This Is China, trasmesso da Dragon TV, seguito da un vasto pubblico anche sulle piattaforme social.

La sua visione si fonda sull’idea della Cina come “Stato-civiltà”: non una semplice nazione moderna, ma la combinazione tra un apparato statale contemporaneo e una tradizione politica sviluppatasi nell’arco di millenni. Nel maggio 2021 Zhang aveva presentato questa impostazione anche davanti all’Ufficio politico del Partito comunista cinese, presieduto da Xi Jinping, concentrandosi sulla capacità di Pechino di raccontare la propria identità al mondo.

A suo avviso, la storia della Cina iniziata con l’unificazione del 221 avanti Cristo e la tradizione degli esami per la selezione dei funzionari aiutano a comprendere il funzionamento dell’attuale sistema. I dirigenti, sostiene, arrivano spesso ai vertici dopo aver amministrato territori con decine di milioni di abitanti. Da qui il suo giudizio: «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo».


L’Europa ha perso autonomia

Nel confronto con l’Unione europea, Zhang usa toni molto più severi. Ritiene che le istituzioni liberaldemocratiche, il multipartitismo e l’alternanza elettorale non possano essere adottati come criteri universali per misurare l’efficacia di ogni sistema politico. La sua lettura si contrappone a quella di Francis Fukuyama, con cui si confrontò nel 2011 sul futuro della modernizzazione e sulla possibilità di percorsi diversi da quello occidentale.

Zhang ricorda di aver previsto una trasformazione negativa delle Primavere arabe, da lui definite allora un possibile “inverno arabo”. Rivendica inoltre di aver segnalato la necessità di riformare anche il sistema statunitense e il rischio che il populismo portasse alla Casa Bianca un presidente ancora più impopolare di George W. Bush. Nella sua interpretazione, l’ascesa di Donald Trump confermerebbe quelle previsioni.

Sul piano internazionale, il professore accusa l’Europa di essersi allontanata da una posizione autonoma. Emmanuel Macron, osserva, ha parlato del pericolo di trasformarsi in un vassallo degli Stati Uniti, mentre Trump tenderebbe a rispettare soprattutto i Paesi e i leader che mostrano forza. Per Zhang, Bruxelles dovrebbe difendere i propri interessi senza cercare l’approvazione di Washington.

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Commercio, il rischio dello scontro

Il rapporto economico tra Cina e Unione europea resta uno dei nodi principali. Zhang riconosce che Pechino presenta un ampio avanzo commerciale, ma invita a leggere i dati includendo altri elementi: una parte delle merci esportate in Europa viene prodotta in Cina da aziende europee, in particolare nel settore automobilistico.

Secondo il professore, nel bilancio complessivo occorre considerare anche gli scambi nel comparto dei servizi, dove sarebbe l’Unione europea a trovarsi in vantaggio. Sommando profitti delle imprese e servizi, sostiene, la distanza tra le due economie apparirebbe meno ampia di quanto suggeriscano i soli dati sulle merci.

La posizione ufficiale cinese, nella sua ricostruzione, non punta a mantenere stabilmente né un surplus né un disavanzo. L’obiettivo dovrebbe essere ampliare i benefici comuni, evitando misure che danneggino entrambe le parti. «Una guerra commerciale sarebbe semplicemente stupida, sia per la Cina sia per l’Europa», ha affermato Zhang parlando dei rapporti economici tra Pechino e Bruxelles.


Ucraina e Stati Uniti nel mirino

La sua critica all’Europa riguarda anche le scelte di sicurezza. Zhang considera l’espansione della Nato una delle principali origini della guerra in Ucraina e giudica “irrazionale” l’ipotesi, sostenuta in alcuni Paesi europei, di prepararsi a un possibile conflitto con la Russia entro la fine del decennio.

La Cina, aggiunge, avrebbe sostenuto a lungo l’integrazione europea e una maggiore indipendenza del continente. A suo giudizio, però, Bruxelles avrebbe progressivamente rinunciato a una parte della propria libertà di decisione, finendo per affrontare la competizione tra Washington e Pechino da una posizione più debole.

Nella prospettiva di Zhang, l’Europa dispone di interessi propri, distinti da quelli di Stati Uniti, Russia e Cina. Per questo dovrebbe riconoscere le differenze tra i diversi attori internazionali e smettere di subordinare le proprie scelte alla ricerca del favore americano.

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