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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ucraina, il sostegno europeo ha un punto debole: la dipendenza dagli Usa

A Bruxelles Zelensky incassa impegni su energia, armi e fondi, ma la crisi di Starlink mostra quanto la difesa ucraina resti esposta alle decisioni americane.

La vulnerabilità più immediata per l’Ucraina non riguarda soltanto il numero di missili disponibili. Anche le comunicazioni satellitari e le informazioni necessarie a coordinare la difesa dipendono ancora in larga misura dagli Stati Uniti, proprio mentre il rapporto politico con Washington si fa più incerto. Da Bruxelles, Volodymyr Zelensky ha quindi chiesto all’Europa di trasformare la solidarietà in aiuti concreti per affrontare l’inverno.

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Starlink rivela la fragilità di Kyjiv

I problemi registrati da Starlink hanno sorpreso le autorità ucraine. Il servizio non è stato interrotto del tutto, ma la riduzione dei limiti di velocità ha prodotto effetti sulle attività militari, comprese quelle dei droni intercettori utilizzati contro gli attacchi russi alle città e alle infrastrutture.

Zelensky ha definito la situazione «pericolosa e spiacevole» e ha spiegato che Kyjiv sta trattando con alcuni Paesi, tra cui la Francia, per ottenere collegamenti aggiuntivi. La rete satellitare serve infatti non solo alle operazioni condotte in profondità, ma anche alla protezione della popolazione. Il caso dimostra quanto sia complesso sostituire rapidamente le capacità americane nel campo delle comunicazioni, dell’allerta e della raccolta di informazioni.


L’inverno mette l’Europa alla prova

La priorità indicata dal presidente ucraino è preparare il Paese ai mesi più difficili. La Russia continua a colpire il sistema energetico e, secondo Zelensky, non mostra intenzioni concrete di chiudere il conflitto in tempi brevi. Per questo il pacchetto richiesto all’Europa comprende energia, difesa aerea e risorse economiche per il 2026 e il 2027.

Il nodo principale resta quello dei missili intercettori. Sulla base delle necessità minime comunicate da Kyjiv, in Europa ci sarebbero quantità sufficienti di Patriot Pac-2 e Pac-3 per contribuire alla protezione dell’Ucraina durante l’inverno. Non è però ancora stabilito quanti ordigni saranno effettivamente consegnati, anche perché una parte rilevante delle forniture viene destinata al Medio Oriente. «È un segreto di Pulcinella che oggi non siamo una destinazione prioritaria per questi missili», ha osservato Zelensky.


Armi, produzione e adesione europea

Per colmare le lacune, l’Ucraina sta cercando di riunire contributi da più governi e, nello stesso tempo, di sviluppare con i partner una capacità autonoma. In questo quadro si inserisce FREYJA, il progetto di difesa antibalistica che Kyjiv vorrebbe rendere più veloce ed economico da produrre e poi mettere a disposizione degli alleati.

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Dopo il colloquio con Emmanuel Macron, Zelensky ha riferito di nuovi pacchetti destinati all’aviazione da combattimento e ha ringraziato la Francia per le autorizzazioni già concesse alla produzione di armamenti. Anche Londra ha annunciato ulteriori missili a lungo raggio Storm Shadow, secondo quanto riferito dopo l’incontro con Andy Burham, per colpire le attività militari russe e contribuire a frenare gli attacchi contro le infrastrutture civili.

Sul piano politico, il presidente ucraino ha sottolineato i passi avanti verso l’adesione all’Unione europea. Kyjiv punta ad avviare entro la fine dell’anno gli ultimi due gruppi di negoziati, mentre governo e Parlamento continuano ad approvare riforme nonostante la guerra.


L’unità politica ora va finanziata

Il messaggio arrivato dal Consiglio europeo è stato netto: l’Ucraina resta una priorità strategica e non è il momento di ridurre gli aiuti o alleggerire le sanzioni contro Mosca. António Costa ha difeso la prosecuzione del sostegno, mentre Ursula von der Leyen ha escluso concessioni finché la Russia non interromperà le ostilità.

Al termine degli incontri, Zelensky ha parlato di un sostegno europeo pienamente percepito, soprattutto nell’ultimo mese, e ha ringraziato le istituzioni dell’Unione e i governi rimasti accanto a Kyjiv dall’inizio dell’invasione. Ora, però, la prova sarà concreta: agli impegni politici dovranno seguire consegne di armi, finanziamenti e strumenti operativi. L’Europa ha ribadito di non voler lasciare sola l’Ucraina, ma dovrà anche ridurre la dipendenza da infrastrutture che non controlla.

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