Tumori, l’Italia cura di più ma aspetta 470 giorni per le novità
In Europa aumentano sopravvivenza e innovazione, ma i ritardi nell’accesso ai farmaci oncologici restano una delle principali disuguaglianze tra i pazienti.
In Europa 23,7 milioni di persone, circa il 5% della popolazione, hanno già affrontato una diagnosi di tumore. I progressi nelle terapie e nella prevenzione hanno evitato 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione europea dal 1988, ma l’accesso ai trattamenti più recenti continua a essere molto disomogeneo. In Italia, dove vivono 4 milioni di cittadini dopo una diagnosi di cancro, per ottenere un nuovo farmaco servono in media 470 giorni.
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Sopravvivere non basta più
Secondo le stime, nel 2026 in Europa si conteranno circa 1.230.000 morti per tumore. Rispetto alla media del periodo 2020-2022, la mortalità dovrebbe diminuire del 7,8% tra gli uomini e del 5,9% tra le donne. Il calo più marcato riguarda il carcinoma polmonare negli uomini, con una riduzione del 22,5%, anche grazie alla diminuzione del consumo di tabacco.
Nel 2025 in Italia sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi. Tuttavia, i risultati clinici continuano a migliorare: a cinque anni dalla diagnosi è vivo il 63% delle donne e il 54% degli uomini. Almeno una persona su quattro raggiunge inoltre un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale e può essere considerata guarita. «Le terapie innovative non migliorano solo la sopravvivenza, ma favoriscono anche il ritorno al lavoro e alla vita sociale», ha spiegato Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, durante il congresso della Società europea di oncologia medica a Madrid.
Farmaci nuovi, attese ancora lunghe
I progressi della cura hanno prodotto anche effetti economici. In circa trent’anni i costi indiretti legati soprattutto alla perdita di produttività sono scesi del 16%, passando dai 97 miliardi di euro del 1995 agli 82 miliardi del 2023. Resta però il problema della disponibilità delle terapie: nel continente viene garantito mediamente l’accesso soltanto al 51% dei medicinali oncologici approvati dall’Agenzia europea per i medicinali, con un’attesa media di 655 giorni nel 2025.
L’Italia si colloca al secondo posto in Europa per quota di farmaci disponibili, con l’89%, alle spalle della Germania, che raggiunge il 91%. Seguono Austria all’86%, Spagna al 73% e Francia al 68%. Il nostro Paese, tuttavia, ha peggiorato i tempi: dai 441 giorni medi del 2024 si è passati ai 470 del 2025. Dopo l’autorizzazione alla rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco possono infatti intervenire ulteriori passaggi regionali e ospedalieri, comprese gare d’acquisto e inclusioni nei prontuari.
Di Maio chiede che i medicinali siano utilizzabili subito dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. «In un anno si sono allungati di oltre 2 mesi in Europa e di circa un mese in Italia i tempi per disporre dei nuovi farmaci anticancro», ha sottolineato, indicando nelle procedure amministrative uno dei principali ostacoli all’equità delle cure.
La spesa cambia volto
Tra il 2014 e il 2023 la spesa europea per i farmaci contro il cancro è salita da 24,9 a 64,3 miliardi di euro. L’incremento dipende sia dall’aumento dei prezzi sia dalla crescita del numero di casi. L’Italia contribuisce con il 14% della spesa continentale e si colloca al terzo posto, dopo Germania e Francia, entrambe al 19%.
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Nel frattempo è cambiata la composizione dei trattamenti. Il peso della chemioterapia sul totale della spesa oncologica è sceso dal 22% al 6%, mentre le sole immunoterapie assorbono oggi il 29% delle risorse. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica, ha collegato questa trasformazione alla diffusione dell’oncologia di precisione, che consente di scegliere la cura sulla base delle caratteristiche del singolo paziente.
Le autorizzazioni dell’Agenzia europea per i medicinali sono passate da una media di un nuovo farmaco l’anno tra il 1995 e il 2000 a circa 14 all’anno nel periodo 2021-2024. L’accesso, però, varia molto da un Paese all’altro: la Germania ha reso disponibili entro poco più di 100 giorni il 91% dei medicinali oncologici approvati, mentre Romania, Estonia, Malta, Slovacchia e Lettonia non superano il 20%. In Lituania, Romania ed Estonia i tempi di rimborso arrivano a circa 1.000 giorni.
La precisione dipende dai dati
I test sui biomarcatori sono diventati indispensabili per individuare il trattamento più adatto. Il sequenziamento di nuova generazione permette di esaminare contemporaneamente numerose alterazioni molecolari, ma la lettura dei risultati richiede équipe specializzate, come i gruppi multidisciplinari dedicati ai tumori, chiamati a trasformare i dati genetici in decisioni terapeutiche.
Rossana Berardi, presidente eletta dell’Associazione italiana di oncologia medica, ha indicato nel Servizio sanitario nazionale, nella ricerca clinica e nei registri dell’Agenzia italiana del farmaco risorse da rafforzare per attirare sperimentazioni e investimenti. Secondo l’esperta, sostenere l’oncologia significa non soltanto offrire cure migliori nell’immediato, ma anche sviluppare in Italia le conoscenze necessarie ai trattamenti futuri.
A complicare il quadro potrebbe intervenire anche la clausola statunitense della «nazione più favorita», che punta ad allineare i prezzi dei medicinali americani a quelli più bassi praticati in altri Paesi, tra cui l’Italia. Di Maio teme che le aziende possano rinviare il lancio europeo di alcune terapie o limitarne la disponibilità per evitare che i prezzi più contenuti del nostro mercato incidano sui ricavi negli Stati Uniti. Per migliorare ancora i risultati, ha concluso, servono investimenti continui nella ricerca e nella prevenzione.
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