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Attualità 2 min di lettura7 min fa

Cisgiordania blindata, Netanyahu alza la posta prima del voto

Dopo l’attacco contro i militari israeliani, il premier ordina nuove restrizioni mentre Smotrich invoca un’operazione contro l’Autorità Palestinese sul modello di Gaza.

Cinque attiviste italiane fermate in Cisgiordania potrebbero essere espulse e rimpatriate già oggi, mentre il governo israeliano prepara una stretta senza precedenti nei territori palestinesi. La decisione arriva a pochi giorni dalle elezioni politiche nazionali fissate per il 27 ottobre e dopo un attacco armato contro soldati dell’Idf nel sud della Cisgiordania.

Benjamin Netanyahu ha ordinato il rafforzamento delle misure di sicurezza intorno a Hebron, con l’ipotesi di estendere il provvedimento all’intera area. Il premier ha inoltre annunciato una nuova offensiva contro Hamas e i suoi sostenitori, mentre il ministro Bezalel Smotrich chiede apertamente di intervenire contro l’Autorità Palestinese.

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Le attiviste verso l’espulsione

Le autorità italiane stanno coordinando il rientro delle cinque donne con le istituzioni israeliane. Le attiviste, fermate il giorno precedente in Cisgiordania, dovrebbero essere trasferite all’Autorità israeliana per l’immigrazione prima dell’espulsione.

Secondo le informazioni disponibili, il trasferimento in Italia potrebbe avvenire nella stessa giornata. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle circostanze dell’arresto né sulle accuse contestate alle cinque cittadine italiane.


Hebron al centro della stretta

La reazione israeliana è scattata dopo un’aggressione armata contro militari impegnati in un posto di blocco nel sud della Cisgiordania. Netanyahu, dopo un confronto con il ministro della Difesa e con i responsabili delle agenzie di sicurezza, ha disposto un cordone intorno a Hebron e ha chiesto di preparare la chiusura dell’intero territorio.

«Ho ordinato alle forze di sicurezza di istituire subito un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale della Giudea e della Samaria, cioè la Cisgiordania, a partire da oggi», ha dichiarato il premier. Le forze israeliane hanno intanto aumentato la loro presenza sul terreno e avviato una serie di arresti, con l’obiettivo dichiarato di individuare i responsabili dell’attacco e i loro presunti collaboratori.

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Smotrich chiede una campagna militare

La linea più dura è stata rilanciata da Bezalel Smotrich, ministro dell’estrema destra e sostenitore dello smantellamento dell’Autorità Palestinese. In un messaggio pubblicato su X, ha chiesto un’operazione estesa per sequestrare le armi e colpire i militanti.

«È inevitabile una campagna militare su vasta scala in Giudea e Samaria per smantellare l’Autorità Palestinese, sequestrare le armi ed eliminare i terroristi. Proprio come a Gaza e in Libano», ha scritto Smotrich. Il ministro ha aggiunto che, a suo giudizio, un’azione di questo tipo dovrebbe diventare una delle prime decisioni del prossimo governo.


Eizenkot sostiene i militari

Gadi Eizenkot, principale avversario di Netanyahu alle elezioni del 27 ottobre, ha scelto di concentrarsi sull’attacco e sulla risposta dei militari, senza commentare l’eventuale blocco della Cisgiordania. Il candidato ha espresso sostegno alle forze impegnate nelle operazioni di sicurezza.

«L’eroismo dei soldati ha sventato un grave attacco contro i civili», ha scritto Eizenkot, ribadendo il proprio appoggio a tutti gli apparati che operano per la difesa di Israele. La sua presa di posizione arriva mentre la campagna elettorale entra nella fase finale e la situazione nei territori palestinesi torna al centro del confronto politico.

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