Tumori, l’Europa rallenta sulle cure: in Italia servono 470 giorni
Le nuove terapie hanno ridotto mortalità e costi sociali, ma l’accesso ai farmaci oncologici resta diseguale e troppo lento in molti Paesi europei
L’innovazione oncologica sta aumentando la sopravvivenza e consentendo a sempre più persone di tornare al lavoro e alla vita sociale. Tuttavia, il beneficio delle nuove cure non raggiunge tutti con la stessa rapidità: in Europa viene utilizzato mediamente solo il 51% dei farmaci anticancro approvati dall’Ema e, nel 2025, l’attesa media per accedervi è arrivata a 655 giorni.
In Italia la disponibilità è più ampia, pari all’89% delle terapie autorizzate, seconda soltanto alla Germania, che raggiunge il 91%. Il problema restano i tempi: per i nuovi trattamenti servono 470 giorni, circa 15 mesi. L’allarme è stato rilanciato dall’Associazione italiana di oncologia medica durante la conferenza organizzata in occasione del congresso della Società europea di oncologia medica, a Madrid.
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Cure più efficaci, accesso ancora lento
Secondo Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, la diminuzione del numero di fumatori tra gli uomini ha contribuito in modo decisivo alla riduzione della mortalità oncologica maschile, una tendenza osservata anche in Italia. Il medico sottolinea inoltre che le terapie moderne non incidono soltanto sulla durata della vita, ma aiutano i pazienti a recuperare autonomia, attività professionale e relazioni sociali.
Il confronto con l’anno precedente mostra però un peggioramento dei tempi: nel 2024 l’attesa media era di 586 giorni in Europa e di 441 in Italia. Dopo il via libera alla rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco, l’iter può proseguire con l’inserimento nei prontuari regionali e ospedalieri, oltre che con le gare d’acquisto locali. «Va prevista l’immediata disponibilità dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale», ha affermato Di Maio, chiedendo di eliminare i passaggi che rallentano l’arrivo dei medicinali ai pazienti.
A preoccupare gli oncologi è anche la clausola statunitense della “nazione più favorita”, che punta ad allineare i prezzi dei medicinali americani a quelli più bassi praticati in altri Paesi, tra cui l’Italia. Secondo Di Maio, le aziende potrebbero rinviare la distribuzione di alcune terapie in Europa oppure limitarne l’accesso, per evitare che prezzi ridotti nel mercato italiano incidano sui ricavi negli Stati Uniti.
La spesa cambia volto
Tra il 2014 e il 2023, la spesa europea per i farmaci oncologici è salita da 24,9 a 64,3 miliardi di euro. L’aumento è legato sia al rincaro dei trattamenti sia alla crescita del numero di diagnosi. L’Italia assorbe il 14% della spesa complessiva europea e si colloca al terzo posto, dietro Germania e Francia, entrambe al 19%.
Nel frattempo è cambiata la composizione degli investimenti. La quota destinata alla chemioterapia è scesa dal 22% del 2014 al 6% del 2023, mentre le immunoterapie rappresentano oggi il 29% della spesa. Giuseppe Curigliano, presidente eletto della Società europea di oncologia medica, collega questo passaggio allo sviluppo dell’oncologia di precisione, che consente di scegliere il trattamento sulla base delle caratteristiche del singolo tumore.
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Il numero di nuove autorizzazioni dell’Ema è passato da una media di un farmaco all’anno tra il 1995 e il 2000 a circa 14 all’anno nel periodo 2021-2024. L’accesso, però, varia fortemente tra le aree geografiche: la Germania rende disponibili il 91% dei medicinali approvati, spesso entro poco più di 100 giorni, mentre Romania, Estonia, Malta, Slovacchia e Lettonia non superano il 20%. In Lituania, Romania ed Estonia i tempi per il rimborso arrivano a circa 1.000 giorni.
Sopravvivenza in crescita
Ogni anno in Europa vengono diagnosticati 2,7 milioni di tumori, vale a dire circa cinque nuovi casi ogni minuto. Dal 1988 a oggi, prevenzione e trattamenti più efficaci avrebbero evitato circa 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione europea. Per il 2026 sono previste circa 1.230.000 morti per tumore, con una riduzione del 7,8% tra gli uomini e del 5,9% tra le donne rispetto alla media del periodo 2020-2022; tra gli uomini, il calo più marcato riguarda il carcinoma polmonare, diminuito del 22,5%.
In Europa circa 23,7 milioni di persone, pari al 5% della popolazione, hanno già affrontato una diagnosi di cancro. In Italia i cittadini che vivono dopo la malattia sono 4 milioni e nel 2025 sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi. A cinque anni dalla diagnosi è viva il 63% delle donne e il 54% degli uomini; almeno una persona su quattro recupera un’aspettativa di vita analoga a quella della popolazione generale e può essere considerata guarita.
Rossana Berardi, presidente eletta dell’Aiom, ha evidenziato il ruolo dei test sui biomarcatori e del sequenziamento di nuova generazione, strumenti che permettono di individuare numerose alterazioni molecolari e orientare la scelta terapeutica. La complessità dei risultati rende però essenziali i gruppi multidisciplinari dedicati ai tumori, chiamati a trasformare i dati genetici in decisioni cliniche appropriate.
L’Italia può contare su un Servizio sanitario nazionale strutturato, su una ricerca clinica competitiva e sui registri di monitoraggio dell’Aifa. Per Di Maio, investire nella ricerca e nella prevenzione è il passaggio necessario per migliorare ulteriormente la sopravvivenza e fare in modo che l’innovazione sia disponibile in modo equo.
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