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Attualità 2 min di lettura41 min fa

Tumori cerebrali, l’età non basta a escludere l’intervento: cosa conta davvero

L’esperto Giuseppe Barbagallo invita a non generalizzare: esistono numerose forme di tumore cerebrale e la cura dipende da caratteristiche biologiche, condizioni del paziente e risposta alle terapie.

Un tumore cerebrale non equivale automaticamente a una diagnosi senza possibilità di cura. A chiarirlo è Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia, intervenuto dopo le dichiarazioni di Alessandro Di Battista sulla malattia e sull’operazione affrontata a Cuba.

Parlando a La7, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle aveva spiegato che i medici gli avevano rimosso quasi tutta la massa tumorale e che avrebbe proseguito con le terapie. Secondo Barbagallo, affrontare pubblicamente il tema può aiutare a superare l’idea che tutti i tumori cerebrali abbiano lo stesso decorso.


La diagnosi non è mai uguale

Il neurochirurgo sottolinea che non esiste un’unica categoria di tumori cerebrali, distinguibile soltanto tra forme benigne e maligne. I sottotipi sono numerosi e possono presentare differenze rilevanti sul piano biologico e molecolare, proprio come accade per altre patologie oncologiche.

Per definire con precisione la malattia servono sia l’esame istologico, che analizza il tessuto al microscopio, sia lo studio del profilo biomolecolare. Questi dati permettono agli specialisti di stabilire il trattamento più adatto, valutando il possibile ricorso a radioterapia, chemioterapia o, in determinati casi, immunoterapia.

Barbagallo considera importante anche la consapevolezza del paziente. Di Battista, ha osservato, ha mostrato di conoscere la propria situazione e di voler concentrare le energie sul percorso sanitario, mettendo per ora da parte l’attività politica.


L’operazione è solo una fase

L’intervento chirurgico serve spesso a ridurre la quantità di tumore presente. La massa eventualmente rimasta può incidere sulle decisioni terapeutiche successive e sulla scelta delle cure da associare alla chirurgia.

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L’obiettivo, però, non consiste soltanto nell’asportare il maggior volume possibile. Come ha spiegato Barbagallo, «la chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente». Le strutture italiane di neurochirurgia dispongono di tecnologie avanzate per limitare, quando possibile, il rischio di nuovi deficit.

Anche l’età deve essere interpretata nel contesto generale. Molti tumori cerebrali colpiscono persone con più di 60 anni, ma l’età avanzata non impedisce automaticamente l’operazione: la decisione viene presa considerando lo stato di salute complessivo e le caratteristiche della neoplasia.


Cure e valutazione individuale

Dopo la rimozione della massa, il percorso non si conclude necessariamente con la sala operatoria. Le analisi sul tumore e le condizioni della persona aiutano a costruire un programma personalizzato, che può includere diverse combinazioni di trattamenti.

Il messaggio centrale dello specialista è quindi evitare generalizzazioni. «Parlare di tumori cerebrali non significa necessariamente parlare di una malattia dall’esito infausto», ha affermato Barbagallo, ricordando che esistono situazioni cliniche molto diverse e che numerosi casi possono essere affrontati con la chirurgia e con le terapie disponibili.

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