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Attualità 2 min di lettura44 min fa

Tumori cerebrali, l’età non chiude la porta all’intervento: cosa conta davvero

Il caso di Alessandro Di Battista riaccende l’attenzione sulla varietà delle neoplasie cerebrali e sui percorsi di cura possibili dopo l’operazione.

L’età avanzata, da sola, non esclude la possibilità di sottoporsi a un intervento per un tumore cerebrale. La decisione dipende dall’equilibrio tra condizioni generali del paziente, caratteristiche della neoplasia e benefici attesi dalla chirurgia, come spiega Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia e direttore della Neurochirurgia dell’Università di Catania.


La valutazione va oltre l’età

Molte neoplasie cerebrali vengono diagnosticate dopo i 60 anni. Per questo, secondo Barbagallo, l’età deve essere considerata insieme allo stato di salute complessivo della persona e al tipo di tumore, senza trasformarsi automaticamente in un ostacolo all’operazione.

L’intervento, quando indicato, non ha come unico scopo l’asportazione della massa. Il lavoro del neurochirurgo deve puntare anche a tutelare le funzioni neurologiche e la qualità della vita, limitando per quanto possibile il rischio di nuovi deficit. Le strutture italiane dispongono oggi di apparecchiature e tecniche avanzate per sostenere questo obiettivo.


Non esiste un solo tumore cerebrale

Il tema è tornato all’attenzione dopo le parole di Alessandro Di Battista, che ha raccontato di essere stato operato a Cuba e che i medici gli hanno rimosso quasi tutto il tumore. L’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha inoltre spiegato di doversi sottoporre alle terapie successive, mettendo temporaneamente da parte l’attività politica.

Commentando il caso, Barbagallo ha sottolineato che parlare di tumore cerebrale non equivale necessariamente a prospettare un esito negativo. Le forme della malattia sono numerose e presentano differenze biologiche e molecolari rilevanti: per questo non è sufficiente dividerle soltanto tra benigne e maligne.

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Dopo l’operazione servono dati precisi

La chirurgia rappresenta spesso un passaggio decisivo per diminuire la quantità di tessuto tumorale. La parte eventualmente rimasta può incidere sulle scelte terapeutiche successive, compresa l’eventuale combinazione con radioterapia, chemioterapia o immunoterapia.

Per definire il trattamento più adatto occorrono sia l’esame istologico, che descrive le caratteristiche osservabili al microscopio, sia l’analisi del profilo biomolecolare. Questi elementi consentono di inquadrare con maggiore precisione la malattia e di costruire un percorso di cura personalizzato.

Barbagallo ha anche osservato che la consapevolezza del paziente può aiutare ad affrontare il percorso terapeutico. Nel caso di Di Battista, il neurochirurgo ha rilevato la volontà di concentrarsi sulle cure e ha ricordato che, come accade per altre neoplasie, anche nell’ambito dei tumori cerebrali esistono situazioni molto diverse e possibilità di trattamento differenti.

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