Tumore della vescica, svolta nell’Ue: la terapia che riduce recidive e decessi
La Commissione europea autorizza pembrolizumab più enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento, anche per i pazienti non trattabili con cisplatino.
Per il carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile arriva nell’Unione europea una nuova opzione terapeutica perioperatoria: pembrolizumab insieme a enfortumab vedotin potrà essere somministrato prima della cistectomia radicale e successivamente come trattamento adiuvante. L’indicazione riguarda gli adulti, senza distinzione legata alla possibilità di ricevere cisplatino.
La decisione della Commissione europea amplia quindi la platea dei pazienti candidabili a un trattamento sistemico. La disponibilità concreta nei singoli Paesi, tuttavia, dipenderà anche dall’iter nazionale per la rimborsabilità.
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Risultati importanti nello studio clinico
L’autorizzazione si fonda sui dati dello studio di fase 3 KEYNOTE-B15, conosciuto anche come EV-304, realizzato con la collaborazione di Pfizer e Astellas. La ricerca ha coinvolto 808 persone con malattia non trattata in precedenza, assegnate casualmente ai due gruppi di confronto.
Nei pazienti idonei alla chemioterapia con cisplatino, la combinazione ha ridotto del 47% il rischio di progressione, recidiva o morte rispetto alla chemioterapia neoadiuvante con gemcitabina e cisplatino seguita dall’intervento. Gli eventi sono stati registrati nel 21% dei casi trattati con pembrolizumab ed enfortumab vedotin, contro il 36% osservato nel gruppo di controllo: 87 su 405 pazienti rispetto a 146 su 403.
Anche la sopravvivenza globale ha mostrato un vantaggio statisticamente significativo. Il rischio di morte è risultato inferiore del 35%, con 69 decessi su 405 pazienti nel gruppo sperimentale e 99 su 403 in quello sottoposto alla terapia standard. Il tasso di risposta patologica completa è stato invece del 55,8%, contro il 32,5% registrato con la chemioterapia neoadiuvante.
Una possibilità per più pazienti
Secondo Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, circa il 50% dei pazienti non può ricevere una chemioterapia basata sul cisplatino. «Possiamo dichiarare conclusa l’epoca della cisplatino-eleggibilità come principale criterio di scelta terapeutica», ha affermato commentando l’approvazione.
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L’esperta ha spiegato che, in passato, molti di questi malati venivano indirizzati direttamente alla cistectomia radicale. La nuova strategia consente invece di associare alla chirurgia un trattamento sistemico potenzialmente capace di ridurre il pericolo di recidiva e di migliorare la sopravvivenza complessiva.
MSD ha definito l’autorizzazione il primo regime approvato nell’Ue che combina un inibitore di PD-1 con un anticorpo-farmaco coniugato per il carcinoma della vescica muscolo-invasivo, a prescindere dall’idoneità al cisplatino. Marjorie Green, responsabile dello sviluppo clinico oncologico globale nei laboratori di ricerca dell’azienda, ha parlato di un ampliamento rilevante delle possibilità terapeutiche a meno di sei mesi dalla precedente autorizzazione della stessa combinazione nell’Unione europea.
Il peso della malattia in Europa
Il carcinoma della vescica è l’ottava neoplasia più frequente nel mondo e provoca oltre 635.000 nuove diagnosi ogni anno. Nel 2024, in Europa, sono stati stimati 208.291 nuovi casi e più di 67.000 decessi; nello stesso anno, in Italia, le diagnosi sono state circa 31.000.
Il carcinoma muscolo-invasivo rappresenta circa il 25% dei nuovi casi secondo alcune linee guida cliniche. La terapia di riferimento resta la chemioterapia neoadiuvante con cisplatino seguita dall’intervento chirurgico, ma quasi metà dei pazienti trattati con questo approccio sviluppa una recidiva e fino al 50% delle persone con malattia muscolo-invasiva non può ricevere il farmaco.
L’approvazione europea è arrivata dopo il parere favorevole espresso a settembre 2026 dal Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali. Il regime potrà essere commercializzato nei 27 Stati membri dell’Ue e anche in Islanda, Liechtenstein e Norvegia, una volta completate le procedure previste nei singoli sistemi sanitari.
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