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Attualità 3 min di lettura29 min fa

Tumore della vescica, svolta nell’Ue: meno recidive con la nuova terapia

La Commissione europea autorizza pembrolizumab con enfortumab vedotin prima e dopo l’intervento per il carcinoma muscolo-invasivo resecabile.

Quasi un paziente su due con carcinoma della vescica muscolo-invasivo non può ricevere il cisplatino, mentre proprio questo farmaco rappresenta da tempo il riferimento della chemioterapia prima dell’intervento. In Italia, nel 2024, sono stati stimati circa 31.000 nuovi casi di tumore della vescica e circa il 25% delle diagnosi sarebbe riconducibile alla forma muscolo-invasiva.

Il quadro potrebbe cambiare dopo il via libera europeo a una combinazione di pembrolizumab ed enfortumab vedotin, utilizzabile prima della cistectomia radicale e poi come trattamento adiuvante. L’indicazione riguarda gli adulti con malattia resecabile, senza subordinare l’accesso alla terapia alla possibilità di ricevere cisplatino.

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Numeri incoraggianti dallo studio

L’autorizzazione si fonda sui risultati dello studio di fase 3 Keynote-B15, conosciuto anche come EV-304. La ricerca, realizzata con Pfizer e Astellas, ha coinvolto 808 persone con carcinoma muscolo-invasivo non trattato in precedenza, assegnate in modo casuale ai diversi gruppi di cura.

Nel campione composto da pazienti candidabili al cisplatino, l’associazione pembrolizumab-enfortumab vedotin ha abbassato del 47% il rischio di progressione, ricomparsa della malattia o morte rispetto a gemcitabina più cisplatino seguiti dall’intervento. Gli eventi si sono verificati in 87 pazienti su 405, pari al 21%, contro 146 su 403, cioè il 36%: HR=0,53; intervallo di confidenza al 95%: 0,41–0,70; p<0,0001.

Anche la sopravvivenza globale ha registrato un risultato favorevole. Il rischio di morte è diminuito del 35%, con 69 decessi su 405 pazienti nel gruppo della combinazione e 99 su 403 in quello sottoposto alla chemioterapia standard: HR=0,65; intervallo di confidenza al 95%: 0,48–0,89; p=0,0029. La risposta patologica completa ha inoltre raggiunto il 55,8%, contro il 32,5% osservato con la chemioterapia neoadiuvante.


Una scelta oltre il cisplatino

Patrizia Giannatempo, dirigente medico della Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano, ha definito l’autorizzazione «un passaggio epocale» perché consente di proporre un trattamento perioperatorio a una platea più ampia. Secondo l’oncologa, anche chi in passato veniva indirizzato direttamente alla cistectomia radicale potrebbe ora ricevere una terapia sistemica con l’obiettivo di limitare le recidive e aumentare la sopravvivenza.

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La specialista ha ricordato che circa il 50% dei pazienti non è adatto alla chemioterapia basata sul cisplatino. Per questo, la nuova indicazione riduce il peso di quel requisito nella scelta terapeutica, pur inserendosi in un percorso che comprende la chirurgia.

Marjorie Green, vicepresidente senior e responsabile dello sviluppo clinico oncologico globale dei laboratori di ricerca Msd, ha evidenziato che l’approvazione arriva a meno di sei mesi dal precedente via libera europeo alla stessa combinazione in un’altra indicazione. Per l’azienda, si tratta di un ampliamento delle possibilità disponibili per chi convive con il tumore della vescica.


Via libera europeo e disponibilità

Il parere favorevole del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali era arrivato a settembre 2026. La decisione della Commissione europea autorizza la commercializzazione del regime nei 27 Stati membri dell’Ue, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.

La presenza dell’autorizzazione europea non significa però che la terapia sarà disponibile nello stesso momento in ogni Paese. Le date dipenderanno anche dalla conclusione delle procedure nazionali relative al rimborso.

A livello mondiale, il carcinoma della vescica è l’ottavo tumore più diagnosticato, con oltre 635.000 nuovi casi ogni anno. Nel 2024, in Europa, le stime hanno indicato 208.291 diagnosi e più di 67.000 decessi. Nonostante il percorso standard con cisplatino e chirurgia, quasi la metà dei pazienti trattati può andare incontro a una recidiva.

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