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Attualità 3 min di lettura42 min fa

Meta blinda Zuckerberg: così può pagare 10 miliardi senza perdere il controllo

Il piano sulle azioni di classe C consentirebbe al fondatore di affrontare l’eventuale imposta californiana, mantenendo la guida di Meta per altri otto anni.

La possibile fuga dei miliardari dalla California non ha convinto Mark Zuckerberg, almeno per ora. Larry Page e Sergey Brin, cofondatori di Google, hanno valutato o annunciato un trasferimento, mentre nella Silicon Valley si è intensificata la mobilitazione contro la tassa sulla ricchezza. Il fondatore di Meta, invece, potrebbe restare nello Stato grazie a un meccanismo pensato per raccogliere il denaro necessario senza intaccare il suo potere di voto.

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La protesta dei miliardari si allarga

La campagna contro la Proposition 40 ha coinvolto alcuni dei nomi più ricchi del settore tecnologico. Dopo che non è stato possibile fermare l’inserimento della misura nel quesito referendario, gli oppositori hanno investito ingenti risorse in messaggi contrari, iniziative parallele e campagne accusate di diffondere informazioni fuorvianti.

Tra le obiezioni più frequenti c’è quella secondo cui un’imposta di questo tipo costringerebbe i proprietari delle grandi società a vendere abbastanza azioni da perdere il controllo delle loro aziende. Gabriel Zucman, economista francese specializzato nella distribuzione della ricchezza, ha sostenuto su X che il caso Meta dimostra invece il contrario: “La campagna per la Proposition 40 sta funzionando”.


Un patrimonio enorme, pochi redditi tassabili

La ricchezza di Zuckerberg è stimata in circa 240 miliardi di dollari e dipende soprattutto dal valore dei titoli Meta. Dal 2013 il dirigente riceve un compenso annuo simbolico di un dollaro per i suoi incarichi di amministratore delegato e presidente, un elemento che la società utilizza per sottolineare la sua necessità di disporre di liquidità.

L’aumento del prezzo delle azioni, però, non diventa automaticamente reddito imponibile. Finché i titoli restano in portafoglio, il guadagno rimane una plusvalenza non realizzata e, in genere, non viene tassato come reddito da capitale. È questo il meccanismo che consente ai patrimoni azionari di crescere molto più rapidamente delle imposte effettivamente versate dai loro proprietari.


Il piano azionario di Meta

Secondo i documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission, Meta assegnerà ai soci, a partire da gennaio 2027, nuove azioni di classe C senza diritto di voto. Zuckerberg potrà cederne o trasferirne subito il 20%, una quantità pari a circa il 10% della sua partecipazione complessiva.

Il ricavato della vendita potrebbe servire a pagare l’imposta, evitando il ricorso alle azioni di classe B. Questi titoli assicurano al fondatore diritti di voto maggiorati: se fosse costretto a venderne una parte, la sua capacità di controllo scenderebbe dal 60,6% a circa il 53%.

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La soluzione è stata elaborata da un comitato composto da amministratori indipendenti. Il gruppo ha considerato “di fondamentale importanza mantenere il Sig. Zuckerberg in una posizione di leadership all’interno della nostra azienda” e conservare la sua residenza californiana per garantire la continuità della gestione dalla sede centrale.


Cosa prevede il referendum

La Proposition 40 propone un prelievo straordinario del 5% sui patrimoni dei circa 250 miliardari residenti in California. Le risorse raccolte sarebbero destinate alla sanità, indebolita dai tagli dell’amministrazione Trump, oltre che a programmi per l’istruzione e al sostegno alimentare.

Il voto è fissato per il 3 novembre e, se la misura passasse, rappresenterebbe un precedente rilevante nel confronto internazionale sulla tassazione dei grandi patrimoni. Nel caso di Zuckerberg, il conto potrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi di dollari.


La residenza resta decisiva

I documenti societari spiegano che Zuckerberg aveva comunicato al comitato speciale di prendere in considerazione il trasferimento fuori dalla California per sottrarsi al prelievo. L’accordo con Meta prevede invece che continui a vivere nello Stato per otto anni, rafforzando il legame tra la permanenza del fondatore e la nuova struttura azionaria.

Il calendario della tassa rendeva comunque complesso un eventuale cambio di domicilio. Per evitare l’applicazione del tributo, lo spostamento avrebbe dovuto concludersi entro la fine di dicembre 2025, poiché la platea dei contribuenti viene individuata sulla base della residenza al 1° gennaio 2026. Un trasferimento ipotizzato per ottobre sarebbe stato quindi un tentativo dell’ultimo momento e non avrebbe garantito l’esclusione dal pagamento.

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